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Nessuno si salva da solo

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nel periodo forse più difficile nella storia del comparto del gioco pubblico si intravedono segnali positivi nella collaborazione tra associazioni e nel possibile riordino.

Non tutto il male vien per nuocere. E' la riflessione che potrebbe scaturire leggendo gli ultimi “movimenti” politici che accompagnano i lavori di stesura della Manovra economica per il 2020, dove il gioco torna ed essere nuovamente protagonista. Certo, per poterla vedere da questo punto di vista, serve una buona dose di ottimismo, turandosi il naso di fronte all'ennesimo scempio compiuto dalla politica nei confronti del comparto, optando per il decimo aumento della tassazione negli ultimi cinque anni: un qualcosa di incredibile, eccezionale (e, diciamolo pure, assurdo), mai verificatosi prima per nessun altro settore. Eppure, è quanto accade nei confronti del gioco e senza che nessuno, al di fuori degli addetti ai lavori, se ne (pre)occupi. Come se le imprese che costituiscono quel comparto – il terzo del paese, in termini di fatturato e proventi per lo Stato - non fossero da ritenere alla pari delle altre.

Come pure i lavoratori che le compongono, sempre più figli di un Dio minore e in balìa degli umori politici, delle sensazioni mediatiche e di qualunque fluttuazione economica, che il comparto viene sistematicamente chiamato a colmare. Solo che stavolta la misura è davvero colma e l'ultimo aumento della tassazione su slot e vlt potrebbe rappresentare il punto di non ritorno per l'industria. E allora, cosa ci può essere di buono in tutto questo, tanto da guardare con ottimismo al futuro? Si starà domandando qualcuno. La situazione è senza dubbio critica, com'è evidente, e non si vuole certo sostenere qui il contrario, come del resto abbiamo appena evidenziato, elencando le numerose difficoltà delle imprese. Di buono, tuttavia, c'è che lo stesso governo che sta per sferrare il possibile colpo di grazia al comparto, sembra essersi reso conto - questa volta – del danno che andrebbe a creare, al punto che per la prima volta dal 2016 (cioè l'anno in cui l'allora governo Renzi avviò il tavolo di presunta concertazione con gli Enti locali), si starebbe lavorando per inserire nella stessa manovra anche una misura in grado di superare l'annosa Questione Territoriale che continua a rappresentare il principale problema per l'intero comparto, a tutti i livelli. Comportando la scomparsa del gioco leale in alcuni territori e imponendo, di conseguenza, la chiusura di vari attività sul territorio. Stando all'ultima stesura della Legge di Bilancio, in effetti, il governo avrebbe previsto la stesura di un decreto ministeriale (previsto in un comma dell’articolo 92) con il quale verrebbero stabilite norme unitarie su tutto il territorio nazionale per disciplinare la distribuzione di slot e vlt. 
Ecco quindi che quell'atteso “Riordino” del gioco pubblico promesso come una riforma generale del comparto, si potrebbe tramutare, di fatto, in un “riordino forzato”, dettato cioè unicamente dalle esigenze di cassa (che altrimenti non potrebbero essere garantite, alle attuali condizioni) e disposto da una misura inserita in una legge economica, invece di passare per un disegno di legge ad hoc come doveva essere quello previsto dai precedenti governi. Ma guardando nuovamente al sodo e con la stessa dose di ottimismo di cui sopra, tutto questo sarebbe già qualcosa. Anche se, probabilmente, non basterebbe a scongiurare la crisi del comparto, se tale misura non sarà accompagnata da qualche altro intervento di carattere strutturale. Come per esempio la riduzione del payout sugli apparecchi da intrattenimento che, nonostante non rappresenti comunque una misura “a costo zero” per la filiera, visto che comporterebbe una serie di ulteriori investimenti agli addetti ai lavori quando sono ancora in corso le sostituzioni di slot dettate dalla precedente manovra e dalla precedente riduzione del payout, si tratterebbe comunque dell'unica soluzione per rendere in qualche modo sostenibile l'ulteriore rincaro. Ma anche questo aspetto, ci si augura, potrà essere preso in considerazione dalla politica, non certo per fare un regalo all'industria, bensì per evitare il tracollo totale che vorrebbe dire la perdita di entrate erariali.
L'altra buona notizia che si può ricavare dalla lettura di questo stato di allerta generale del comparto è comunque la ritrovata collaborazione tra associazioni di categoria che rappresentano le diverse entità della filiera. Anche se non si può parlare di una vera e propria “unione”, si tratta comunque di un importante passo in avanti nella dialettica di settore, con gli addetti ai lavori che hanno saputo - una volta tanto – gettare il cuore oltre l'ostacolo lavorando insieme sulle criticità del momento e su una serie di obiettivi campali. Con la consapevolezza, probabilmente, che nessuno si salva da solo. Almeno, non stavolta; non più. Finalmente, le azioni operate dalle sigle sembrano essere rivolte a un obiettivo comune e dettate da una stessa visione generale, che è quella della tutela delle imprese e degli investimenti, che si traduce peraltro nella tutela della legalità e di quel sistema virtuoso creato con l'istituzione della filiera del gioco pubblico che oggi viene compromesso dall'avidità del legislatore. Nonostante esistano comunque divisioni e terreni di scontro tra categorie (si guardi ad esempio i contenziosi ancora in corso tra gestori e concessionari), in questi ultimi mesi abbiamo assistito – e stiamo assistendo - a diverse prese di posizione da parte delle sigle che fanno ben sperare per il futuro. Anche i concessionari,che molto spesso hanno dato l'impressione di rimanere arroccati nelle proprie posizioni di partner esclusivi dello Stato, hanno deciso di alzare la voce: come evidenziano le ultime dieci note stampa o poco più rilasciate dall'associazione Acadi nelle quali si invoca sistematicamente la tutela della filiera, e non solo delle concessioni.
Che possa essere questo il punto di ripartenza verso la costituzione di un nuovo settore e di un impresa che possa puntare alla vera sostenibilità? Troppo presto per dirlo, ma è comunque lecito auspicarlo.
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