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Il gioco pubblico e l'agenda (fuori sincrono) di governo

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nella settimana caratterizzata dal coronavirus e dalla battaglia politica sulla prescrizione, il governo definisce l'Agenda 2023 per le riforme: troppo tardi per il gioco pubblico.

Mentre si apre un’altra settimana in cui il coronavirus e le correlate emergenze sanitarie ed economiche globali sono destinate a cannibalizzare ancora tutti gli altri avvenimenti, il governo italiano - alle prese con il mantenimento dei precari equilibri di maggioranza, messi a dura prova (stavolta) dalla riforma delle giustizia e il nodo della prescrizione – cerca di tracciare il piano delle riforme dando avvio ai tavoli di lavoro di “Agenda 2023”: il piano di rilancio dell'esecutivo per  la cosiddetta “Fase due” del governo giallorosso. Una “ripartenza, dai temi”, fortemente voluta dal premier Giuseppe Conte che guiderà in prima persona i tavoli – 8 in tutto, l’ultimo dei quali in programma martedì 18 febbraio – che spaziono dal welfare alla crescita, passando per la semplificazione burocratica e l’immigrazione, per arrivare al tema caldo della giustizia.

Un programma decisamente ambizioso, già dal nome, che fa riferimento alla scadenza naturale della legislatura: il 2023, appunto, cui il governo punta ad arrivare. Quello dell’esecutivo vuole dunque essere un nuovo inizio, dopo la gestione che si potrebbe definire “emergenziale” dei primi mesi, alle prese con i conti della legge di Bilancio e la partita a scacchi condotta tra le forze di maggioranza, passate da nemici ad alleati.

E' del tutto evidente come l’Agenda 2023, rappresentando un cantiere di (presunte) riforme da realizzare nel corso del trienno appena iniziato, dovrebbe rappresentare un'occasione anche per il gioco pubblico, da troppo tempo in attesa della regina delle riforme, ovvero, del Riordino generale del comparto promesso dagli ultimi tre esecutivi e mai neppure discusso. Eppure, come purtroppo ci si poteva ampiamente aspettare, neanche questa volta si sente parlare del settore tra i piani del governo.
Il cantiere di Agenda 2023 che prende il via in questi giorni si concretizzerà, di fatto, in una serie di incontri, che si svolgeranno alla presidenza del Consiglio, in cui Conte siederà con i ministri competenti per le materie trattate di volta in volta, i capi delegazione delle forze di maggioranza e i capigruppo di Camera e Senato delle commissioni interessate (non sono previsti per ora, come invece era stato annunciato, incontri pubblici). Per due settimane i tavoli sull’Agenda rappresenteranno quindi il cuore dell’attività del capo di governo che, a quanto pare, vuole “correre”: si parte da temi forse meno divisivi come lavoro e crescita e sviluppo sostenibile per arrivare all’ultimo appuntamento di martedì 18 con la riforma della giustizia.
Nessuna traccia del gioco, dunque, anche se in realtà le tematiche toccate dal governo hanno un po' tutte a che fare anche con il settore: si pensi al tavolo sull'occupazione e politiche di welfare (lunedì 10), o a quello su crescita e sviluppo sostenibile (giovedì 13), o quello, ancora, sulla semplificazione normativa e burocratica e riforma fiscale (venerdì 14). A cui si aggiunge quello di lunedì 17 febbraio sulla salute. Tutte tematiche che, in un modo o nell'altro, dovrebbero riguardare anche il gioco. Invece, no. Almeno, il governo non sembra preoccuparsene sotto questa ottica. Anche se dovrebbe. E con urgenza, pure, visto il declino del comparto del gioco legale a cui si assiste, giorno dopo giorno, a causa del lassismo politico e degli effetti delle varie leggi, nazionali e regionali, che stanno compromettendo le attività sul territorio, con seri rischi anche in ottica di ordine pubblico e sicurezza dei consumatori e non solo di tutela delle imprese e quindi di occupazione.
L'unica accenno a questi temi, seppure indiretto ma alquanto preoccupante per gli addetti ai lavori, è arrivato nei giorni scorsi dal Consiglio di Stato, dove il presidente Filippo Patroni Griffi, inaugurando l'anno giudiziario 2020 davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha sottolineato come “Le autorità competenti hanno l'obbligo di adottare provvedimenti appropriati al fine di scongiurare i rischi potenziali per la salute e per la sicurezza, e senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l'effettiva esistenza e la gravità di tali rischi". Con riferimento esplicito anche agli "interventi limitativi nella regolamentazione delle attività di gioco in funzione di prevenzione delle ludopatie". Un messaggio che sembra dare una precisa indicazione di quella che sarà la linea giurisprudenziale nei confronti del gioco, in un momento chiave per le sorti del settore, con il settore che attende un'importante pronuncia proprio da quegli scranni relativa alle norme restrittive altoatesine, che rappresentano il punto di partenza della Questione territoriale. Per un'ulteriore mazzata nei confronti del comparto che attende da troppo tempo una soluzione politica ai propri problemi che può arrivare soltanto da una riforma generale, che continua a mancare nell'agenda di governo e parlamento. Eppure, prima o poi, si dovrà intervenire: soprattutto adesso che i conti iniziano a non tornare: il trend negativo proveniente dal segmento degli apparecchi da intrattenimento, con il crollo delle Vlt dovuto esclusivamente a questioni normative (tra tessera sanitaria e aumento della tassazione su più fronti) che rischia di bruciare un miliardo di euro, in una stagione che non promette nulla di buono per l'economia italiana e mondiale, tenendo conto (anche) delle conseguenze dell'epidemia e del blocco in Asia. Con la speranza che, una volta tanto, la politica decida di intervenire seriamente sul settore, con una vera e propria riforma, anche se tardiva, e non con il solito provvedimento d'urgenza dell'ultima ora.
 
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