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Fine dei giochi e della cassa integrazione, ma non del lockdown

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Mentre l'intero paese sta tornando alla vita “normale”, con la ripartenza di ormai tutti i settori, per i giochi bisogna ancora attendere: tra rischi occupazionali e il dilagare dell'illegalità.

Mentre l’Italia si adatta alla “fase 3” della pandemia, non senza dubbi sul futuro dell’economia (gli analisti prevedono che i dati davvero drammatici saranno quelli del secondo trimestre), il comparto del gioco pubblico non conosce ancora la data della sua ripartenza effettiva. Con l'unica certezza, ad oggi, che non avverrà prima del 15 giugno, secondo quanto previsto dall'ultimo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri, con il quale erano state prorogate le chiusure dei locali fino al 14 del mese. Nonostante la chiusura di qualsiasi attività appaia oggi decisamente anacronistica, di fronte a un paese che ha ormai ripreso a marciare, di certo non con gli stessi ritmi di prima e alla stessa velocità dal punto di vista economico e produttivo, ma con l'evidente ripresa delle vecchie abitudini degli italiani, che si palesa negli affollamenti delle spiagge e delle altre località turistiche, oltre a quelle degli ambienti della movida. Tanto basta per far apparire decisamente ridicola la serrata dei locali di gioco, almeno dal punto di vista del contagio. Senza contare, poi, che a rendere ancora più assurda la chiusura delle attività del gioco è la ricaduta in termini di illegalità che essa provoca nel settore: con la ripartenza di ormai gran parte degli appuntamenti sportivi che rimpolpano i palinsesti dei bookmaker - italiani, internazionali ed illeciti – senza che le agenzie di scommesse possano rialzare la saracinesca. Per un autentico “regalo” alla criminalità organizzata che non aspettava altro che un passo indietro dello Stato nella gestione dei giochi per potersi riappropriare definitivamente di un settore così florido. Come se già non bastassero le infiltrazioni nel settore che ancora continuano ad essere operate in determinate zone del paese, come emerge anche dall'ultima operazione condotta dalle forze dell'ordine in Sicilia. Per un problema, quello dell'illegalità, sul quale non bisogna mai abbassare la guardia: non durante la normalità, né tanto meno in tempi di pandemia, quando si aggiungono ulteriori problemi per le imprese del gioco, alle prese soprattutto con l'esigenza di liquidità, di fronte alla quale la malavita sa come offrire risposte. Uno scenario ben noto alle procure e alle autorità italiane, di fronte al quale il peggior passo che si possa compiere è proprio quello di far sparire il gioco legale. Non è un caso, forse, che nelle ultime ore anche all'interno di Palazzo Chigi si sia iniziato a pensare a una ripartenza anticipata anche dei giochi. Dopo la decisione di far ripartire anche il campionato di calcio e le altre competizioni nella Penisola, la chiusura delle agenzie di scommesse sarebbe davvero un autentico suicidio e uno scempio di cui nessun governo, probabilmente, vorrebbe o dovrebbe esserne l'artefice. E adesso che la problematica è stata posta all'attenzione generale, trovando qualche riflettore acceso anche in Parlamento, nessuno può più far finta di non vedere.

Ma non è tutto. Sì, perché a rendere ancor più incredibile e fuori luogo la ripartenza dei giochi in coda all'intera lista delle ripartenze è l'ulteriore anomalia rappresentata dalla scadenza della Cassa integrazione straordinaria per le aziende del settore (e non solo), con il periodo di usufrutto per le aziende previsto dal recente decreto “Rilancio” che si è esaurito con la scorsa settimana per tutte quelle attività che ne hanno fatto richiesta fin dalla prima settimana a disposizione. Tra queste, naturalmente, praticamente tutte le imprese del gioco, essendo state le prime in assoluto a essere colpite dal lockdown. Un'anomalia che rischia di far saltare definitivamente le aziende del comparto giochi, che dopo tre mesi di incassi zero, oltre a dover continuare a saldare tutti i costi fissi di gestione in maniera più o meno ordinaria, si trovano ora a dover richiamare i propri dipendenti o a provvedere comunque al versamento dei contributi, nonostante l'attività non sia ancora ripresa. Per una duplice anomalia e un autentico paradosso che il governo non ha saputo evitare: quando sarebbe bastata, almeno, una sorta di banale “compensazione”, consentendo almeno di far ripartire le attività di gioco già dalla seconda settimana di giugno, cioè alla scadenza della Cassa integrazione straordinaria, visto che quel termine di legge non può essere modificato, mentre quello previsto dal Dpcm per la ripartenza delle attività è molto più semplice da modificare. Come del resto previsto e consentito dal regime di straordinarietà che caratterizza l'intera emergenza provocata dalla pandemia.
Nel frattempo, in Parlamento continua il lungo lavoro proprio sul decreto legge rilancio. Dove stanno affiorando tutte le anomalie, compresa quella dei giochi. Anche se il testo non sarà convertito prima di luglio: e nonostante è probabile che riservi molte novità, sarà già troppo tardi per intervenire nei confronti della cassa integrazione sui giochi. Motivo in più per far ripartire alla svelta il settore.
E se qualcuno, in questi giorni, ha pensato di poter cogliere l'occasione del lockdown per provare a fare a meno delle entrate provenienti dai giochi, come troppo spesso sentiamo dire (senza contare, evidentemente, la grave anomalia che si presenterebbe rispetto agli obblighi assunti dallo Stato con gli obblighi concessori, oltre ai rischi di cui sopra), a riportarci sul Pianeta Terra sono stati i dati pubblicati dall’Istat sulle prospettive dell’economia italiana da qui al 2021. Perché in questo inizio giugno l’emergenza da coronavirus, almeno in Italia e in Europa, non è più tanto sanitaria quanto economica. Mentre l’Ocse pubblica l’outlook economico dell’Eurozona ed Eurostat diffonde i dati sul Pil e occupazione nel primo trimestre, tali dati potrebbero raffreddare gli entusiasmi dei giorni scorsi dopo gli annunci delle imponenti contromisure della Commissione Ue e della Banca centrale europea.
Anche per questo, lo scorso fine settimana è stato particolarmente animato per la maggioranza, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha lavorato su una bozza che farà da primo timone in vista degli Stati generali che dovranno dare la prima forma all’azione di governo in materia di ripresa economica. Un testo che verrà ora condiviso con il resto del governo, convocando i capi-delegazione dei 4 partiti di maggioranza e i ministri con deleghe economiche, a partire dal titolare del Tesoro, Roberto Gualtieri, per poi convocare gli stati generali a partire da giovedì a Villa Doria Pamphilj, dove si trova una delle sedi del governo, con tre punti principali da cui partire: la semplificazione e la lotta alla burocrazia (dossier che, come il capo del governo ha detto, sarà inserito in un decreto apposito), un’accelerazione sul settore delle infrastrutture oltre a “incentivi e investimenti”. Il lavoro di partenza è la prima versione del rapporto sulla fase 3 consegnata a Palazzo Chigi dalla task-force guidata da Vittorio Colao. Un team di lavoro che non ha desto proeso in considerazione l'industria del gioco, in questi mesi. Anzi.
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