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Una riforma per tre, benessere per tutti

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il riordino del gioco pubblico serve a tutelare giocatori, imprese ed erario: il Governo lo sa e il Parlamento, adesso, pure. Serve soltanto agire.

La riforma del comparto giochi non è solo un’esigenza delle imprese ma un intervento necessario allo Stato a garantire il proprio ruolo a tutela di tutti gli interessi pubblici. Agendo, nello specifico, in tre direzioni: con una regolazione omogenea ed efficace per garantire l’industria, tutelare i giocatori - attraverso un’offerta di gioco sicuro - e finanziare lo Stato, mantenendo un flusso di entrate erariali come i precedenti. A ribadirlo, con estrema chiarezza, è stato il sottosegretario all'Economia, con delega al settore, Federico Freni, che nella sua audizione di fronte alla “Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, istituita di recente a Palazzo Madama - con le migliori intenzioni e con le adeguate premesse, salvo qualche inevitabile deriva -, ha evidenziato, senza mezzi termini, come la situazione attuale in cui si trova il comparto non sia più sostenibile. Sotto nessun profilo. Con la sola eccezione di quello erariale: ma neanche tanto, tenendo conto del forte calo che si è avuto, anche qui, in seguito alla pandemia. Ma tenendo anche conto della dispersione di risorse che comunque si hanno a causa della presenza del gioco illegale che ancora è in grado di attirare i denari di tanti giocatori. Altro aspetto da non dimenticare mai, con il sottosegretario che ha fatto bene, dunque, a sottolineare come il fatto di limitarsi a guardare soltanto le entrate erariali o il fatturato complessivo potrebbe far apparire un apparente stato di salute del comparto che in realtà non esiste. Anzi - aggiungiamo noi - la situazione in cui si trova la filiera è, al contrario, altamente compromessa, con la pandemia che ha inflitto il colpo di grazia a tante imprese, già in difficoltà, a causa delle troppe restrizioni territoriali e del forte inasprimento fiscale subito nel corso degli anni. Un mix micidiale che è diventato completamente insostenibile in seguito al sopraggiungere del lockdown e dei successivi incrementi dei costi di gestione dei locali di gioco, di fronte peraltro alla riduzione degli incassi dopo la ripartenza. Per una serie di altri aspetti che riguardano la filiera di cui ci si deve comunque rendere conto, visto che la scomparsa di punti vendita o di aziende del gioco legale non fanno altro che offrire ulteriori spazi all'illegalità – o peggio ancora, alla criminalità organizzata – come sentiamo ripetere ormai da tempo da varie fonti istituzionali e in varie sedi. E ora ne sentiamo parlare, finalmente, anche in Parlamento: altro passaggio non banale visto che, come lo stesso sottosegretario Freni ha specificato, non ci potrà essere un vero riordino del comparto senza la disponibilità e l'intervento delle camere, perché il governo, da solo, non può intervenire.
“Se c'è un cancro che dal mondo del gioco va estirpato è l'illegalità e tutte le linee di riforma da immaginare non possono prescindere dalla valutazione compiuta del fenomeno dell'lillegalità e dagli strumenti a disposizione di Parlamento e Governo per estirparlo”, ha spiegato Freni. Parlando di “un terreno bombardato”, evidenziando quindi la necessità di “ricostruire la casa, garantendo un livello di qualità della regolazione adeguato e in linea con gli standard europei", che non abbiamo ora, visto che l'attuale regolamentazione è “eterogenea e frastagliata”, che ha reso il sistema concessorio fragile e con la pandemia che ha aggravato questa fragilità: facendo aumentare l'illegalità. “Se la nostra attività ha un senso, è quello di garantire che questo comparto viva e prosperi nella legalità e nella tutela del cittadino".
Ma oltre a elencare e puntualizzare i problemi e le necessità, Freni ha anche illustrato le soluzioni e le opportunità, puntando sul confronto sulla legge delega. Dicendo di voler portare in consiglio dei ministri, e successivamente in Parlamento, una legge delega di riassetto del gioco, per riassestare comletamente questo settore. Avendo per obiettivo la lotta all'illegalità e alla ludopatia, visto che "la soluzione non è chiudere il comparto, ma regolarlo, in maniera definita e definitiva”. Tutto questo, dunque, attraverso una legge delega che potrebbe essere pronta già entro il mese corrente, supportata da un sistema di proroghe che consenta la continuità delle entrate erariali e del presidio di legalità attuale, tenendo conto dell'impossibilità di procedere oggi con le gare in attesa del riassetto. Parole sante, verrebbe da dire. Ma ancora una volta, per ora, soltanto parole. Di cui il settore non ha più bisogno, avendone sentite fin troppe che non hanno trovato poi alcuna applicazione nei fatti. Anche se, va detto, finora non si era mai sentita un'analisi così accurata, anche da un punto di vista tecnico, e non solo politico, sulle necessità del comparto: e questo sì che potrebbe rappresentare un buon punto di partenza. Purché stavolta si parta davvero.

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