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Iliovici (Rombet): ‘Attenzione al marketing (non) responsabile’

Il vice presidente dell’associazione romena Rombet, ex regolatore, mette in luce i rischi di un atteggiamento errato dell’industria in un momento di forti restrizioni.

"La prima cosa da precisare quando si parla di pubblicità del gioco è che la pubblicità e la promozione di un'attività lecita, come nel caso di quelle degli operatori autorizzati, sono legittime. Ma al tempo stesso, come previsto dalla normativa del settore, tale promozione deve avvenire 'nel rispetto dei principi di tutela dei minori e di partecipazione responsabile al gioco d'azzardo'. A ribadirlo è Dan Iliovici, Vice presidente dell’associazione romena Rombet, che rappresenta gli operatori del gaming in Romania, nonché ex presidente dell’organismo regolatore del comparto nella nazione. Ovvero, proprio colui che aveva scritto determinate regole da attuare nel settore del gioco. Anche se non tutte sono state attuate fino in fondo. O, almeno, non del tutto. Come evidenza in un recente articolo pubblicato su Casino magazine, in cui mette in guardia l’industria dal rischio di possibili eccessi che potrebbero compromettere il settore, alla luce delle varie restrizioni che si stanno susseguendo in diversi paesi.

"Sfortunatamente", scrive Iliovici "in assenza di norme di applicazione della legge, è rimasta un'area al limite delle disposizioni di legge, una sorta di limbo, si cui ‘beneficiano’ soprattutto gli affiliati, visto che non violano il quadro normativo per garantire questa promozione ‘responsabile’. Di seguito sono riportate alcune espressioni utilizzate nei materiali di promozione del gioco d'azzardo, esempi presi a caso, per darci un'idea di cosa significhi ‘responsabile’ per alcuni: guadagni a pochi click di distanza; scommesse come investimento; impara a scommettere in modo efficace;  come guadagnare in internet (con riferimento al gioco d'azzardo); come battere i bookmaker; hai bisogno di entrate extra?; come vincere più spesso le scommesse; guadagno garantito sulle scommesse; consigli raddoppia i soldi sulle scommesse; scommetti ora!".

Per Ilivici, dunque, l'invito è "a un autocontrollo o a un'autocensura per quelli che promuovono il gioco d'azzardo in questo modo, che ritengo sarebbe vantaggioso per l'intera industria. In questo senso, all'inizio del 2018, avevamo pubblicato il 'Codice Etico per la Comunicazione Responsabile in materia di Gioco d'Azzardo'. Era stato un primo passo per sensibilizzare gli operatori sulla ‘responsabilità’ nel marketing del gioco d'azzardo, ma senza stabilire una regola obbligatoria. Le disposizioni del Codice Etico in questione si sono ispirate a codici simili adottati in diversi Stati, riprendendo parzialmente anche alcune disposizioni con forza di legge in alcune giurisdizioni.

Sebbene nel capitolo di premessa del Codice abbiamo chiaramente affermato che 'Questo codice etico vuole essere un insieme di regole alle quali tutti coloro che sono coinvolti nel campo del gioco d'azzardo acconsentono liberamente (…)', le reazioni di alcuni rappresentanti degli operatori hanno rifiutato questa iniziativa. Questa reazione è stata tanto più sorprendente in quanto abbiamo sentito il bisogno di sottolineare:

"Questo insieme di regole sulla comunicazione commerciale responsabile nel campo del gioco d'azzardo è un documento soggetto allo sviluppo e all'adeguamento permanente all'evoluzione del campo del gioco d'azzardo, ai nuovi metodi e ai canali di comunicazione. A questo proposito l'Onjn è aperto a qualsiasi proposta e suggerimento di miglioramento, sia dall'industria del gioco d'azzardo, dai giocatori, da altre istituzioni, sia dal pubblico, dai rappresentanti dei media, dalle Ong o da altre organizzazioni interessate alla comunicazione responsabile nel campo del gioco d'azzardo".

Una spiegazione per l'opposizione a un codice etico non vincolante era che è possibile (previsto) che questa forma di adesione volontaria a un insieme di regole sulla comunicazione commerciale responsabile sarebbe stata seguita da disposizioni legali obbligatorie, a cominciare da questo codice. Vorrei anche ricordare, senza essere malizioso, che tra i più veementi oppositori del Codice Etico vi erano alcuni avvocati degli operatori, anche nella situazione in cui la proposta non fosse un tutt'uno con la forza di legge. Ho cercato di spiegare agli operatori, ai loro rappresentanti durante la discussione del codice, il fatto che è dimostrato che un insieme di regole a cui gli interessati possono aderire volontariamente ha un'efficacia molto più elevata rispetto all'istituzione di regole obbligatorie. Senza (troppo) successo, purtroppo".

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