Imposta unica scommesse: la Cgt Lombardia dà ragione a Stanleybet
Sull’imposta unica scommesse i giudici della Corte di giustizia tributaria della Lombardia confermano che il prelievo fiscale si calcola sui margini reali e non sulla raccolta totale delle giocate.
Sul tema dell’imposta unica scommesse la Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia censura la precedente decisione della Cgt di Sondrio. Al centro il caso di un Centro trasmissione dati collegato all’operatore maltese Stanleybet Malta Limited.
La sentenza, come spiega l’avvocato Daniela Agnello, che ha curato con successo l’appello della società, stabilisce un principio fondamentale: il prelievo fiscale deve basarsi sui ricavi effettivi degli operatori. Non si può utilizzare la raccolta totale come base imponibile. Questo criterio si applica sia ai concessionari sia ai soggetti non concessionari.
La normativa del 2016 ha introdotto la tassazione sul margine per tutti. La Corte ha chiarito che il tributo è dovuto indipendentemente dal collegamento al totalizzatore. Il fatto di operare senza concessione non cambia le regole fiscali. Il sistema dei giochi richiede infatti una coerenza interpretativa assoluta.
La decisione della Cgt Lombardia protegge la stabilità del comparto. Molti operatori attendevano questo chiarimento definitivo per la propria attività. La tassazione non deve mai diventare un ostacolo alla libera impresa. Lo Stato deve agire con equità verso tutti i prestatori di servizi. Ogni operatore deve contribuire in base al proprio reale guadagno. Il diritto tributario deve seguire la realtà economica del mercato. La giustizia milanese ha dunque ristabilito un equilibrio necessario per il settore.
LA CENSURA ALL’INTERPRETAZIONE DI ADM
La Cgt di Milano ha criticato duramente l’interpretazione proposta dall’Adm. Secondo i giudici, l’ufficio ha superato i limiti previsti dal legislatore nazionale. Lo sforzo interpretativo dell’Adm ha portato a conclusioni non condivisibili. L’amministrazione non può aggiungere limiti arbitrari al testo normativo.
Agire in questo modo trasforma l’imposta in una vera misura sanzionatoria. Tale trasformazione non è compatibile con i principi della Costituzione italiana. La capacità contributiva deve essere valutata con criteri oggettivi e reali. La Corte ha respinto la tesi dell’impossibilità di calcolare il margine.
L’assenza del collegamento al totalizzatore nazionale non è un ostacolo insuperabile. La base imponibile può essere ricostruita anche in via analitica o induttiva. Si deve sempre valorizzare la documentazione contabile disponibile presso l’operatore. Non è accettabile una surrettizia modifica del sistema fiscale statale. L’avvocato Agnello sottolinea che “l’interpretazione di Adm non è coerente con il tenore letterale delle norme”. Questo rappresenta il primo e privilegiato criterio di valutazione delle leggi.
Il legislatore non ha mai voluto punire chi opera fuori dal sistema tramite le tasse. Le sanzioni amministrative sono strumenti diversi dal prelievo erariale. La coerenza del sistema fiscale è un pilastro della democrazia moderna. Ogni cittadino deve sapere esattamente perché paga allo Stato.
IL COMMENTO DELL’AVVOCATO AGNELLO SULLA SENTENZA
L’avvocato Daniela Agnello esprime grande soddisfazione per l’esito del giudizio. Spiega l’avvocato che “la Corte ha ristabilito ancora una volta la coerenza del sistema: oggi l’imposta unica misura la capacità contributiva del bookmaker, non sanziona l’irregolarità amministrativa. La Corte di Milano valorizza la normativa e la legittimità di Stanleybet, non distingue tra concessionari e non concessionari e dispone un’imposta uguale per tutti gli operatori”.