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Ippodromo Agnano a rischio chiusura, D'Angelo: 'Tagli ministeriali insostenibili'

07 dicembre 2021 - 09:59

Il 31 dicembre scade la convenzione per la gestione dell'ippodromo di Agnano, D'Angelo (Ippodromi partenopei) stigmatizza i tagli agli stanziamenti ministeriali e chiede tavolo tecnico.

Scritto da Francesca Mancosu
Ippodromo Agnano a rischio chiusura, D'Angelo: 'Tagli ministeriali insostenibili'

Il taglio di sei milioni agli stanziamenti per gli ippodromi contenuto nell'ormai famigerata tabella numero 13 relativa allo “Stato di previsione del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per l'anno finanziario 2022 e per il triennio 2022-2024” allegata al disegno di legge di Bilancio 2022, rischia di fare una serie di vittime illustri, specie fra gli impianti più grandi.

Se alcune delle maggiori associazioni di rappresentanza del settore paventato una possibile “serrata” dell'attività di corse “in assenza di adeguata modifica dello stanziamento assegnato”, sollecitando più volte un confronto con il ministero delle Politiche agricole - previsto, secondo quanto annunciato dal sottosegretario Francesco Battistoni il 17 dicembre a Roma - da Napoli arrivano ultimatum dello stesso tenore.

 

In caso di mancato rinnovo della convenzione in essere con il Comune di Napoli per la gestione dell'ippodromo di Agnano, in scadenza il 31 dicembre 2021, c'è infatti il forte rischio che debbano essere licenziati i suoi 77 dipendenti. Rischio su cui pesa innanzitutto il taglio agli stanziamenti ministeriali, come evidenziato a GiocoNews.it da Pier Luigi D'Angelo, presidente di Ippodromi partenopei, la società che lo gestisce.
Con il Comune non c'è alcun motivo di scontro, è in itinere un percorso costruttivo che dovrebbe necessariamente portare al tavolo tecnico previsto dalle normative vigenti in tema di impianti sportivi chiusi per Covid. Certamente la vetustà della struttura e la mancanza di risorse del Comune di Napoli in questi anni hanno ribaltato su Ippodromi partenopei il peso di una serie di problematiche che vanno affrontate in tema di lavori straordinari e messa in sicurezza di una parte delle strutture. Temi che abbiamo messo sul tavolo con i nuovi assessori trovando una condivisione costruttiva.
A tutto ciò, per creare la 'tempesta perfetta', si sono aggiunti i tagli ministeriali, che stanno facendo implodere tutto il percorso sin qui faticosamente costruito con il supporto anche dei lavoratori dell'ippodromo e dei sindacati.
Quindi una situazione che poteva dirsi sicuramente 'fluida' è diventata critica”, esordisce il numero uno di Ippodromi partenopei.
 
Il tema nazionale, quindi, supera quello locale. “Dobbiamo sperare, però, che non si risolva dopo la chiusura degli ippodromi. Non è un problema solo di Napoli, purtroppo, ma riguarda tutti gli impianti più strutturati.
Il nostro è quello che ha più cavalli e più dipendenti di tutti, ma non è che gli altri ippodromi metropolitani se la passino meglio. Lancio una provocazione: se il ministero delle Politiche agricole chiudesse gli impianti di Roma, Napoli e Milano libererebbe delle risorse per poter fare correre negli altri ippodromi che hanno meno personale.
Ma il punto è che quello finora previsto dal disegno di legge di Bilancio è un taglio illogico, motivato nelle schede degli stati di previsione del ministero dalla 'minor raccolta di scommesse' che c'è stata negli ippodromi durante la pandemia: è come se la mano destra, che ha chiuso gli ippodromi per contenere la diffusione del Covid, non sapesse quello che fa la sinistra. Chi ha scritto tale motivazione non sa nemmeno di cosa sta parlando. Cosa avremmo dovuto raccogliere con gli ippodromi chiusi?
Tutto ciò fa capire come nel Paese ci siano dinamiche che nonostante la buona volontà delle istituzioni fanno andare in corto circuito interi settori. Nel mare magnum dei 6,8 miliardi assegnati al ministero delle Politiche agricole dal Piano nazionale di ripresa e resilienza cosa significa un taglio di 6 milioni di euro agli stanziamenti per gli ippodromi? Dall'esterno è una scelta che stride, sicuramente anche con quanto detto dal premier Mario Draghi: 'È il momento di dare, non di chiedere'.
Per risolvere questo empasse quindi c'è bisogno di un impegno importante di ministri e sottosegretari. Secondo quanto si sa, il taglio non sarebbe partito dal ministero, quindi è necessario che chi deve vigilare intervenga.
Tutto questo è la triste rappresentazione di un horror burocratico”, sottolinea D'Angelo.
 
Il sottosegretario Francesco Battistoni, rimarca, “si è impegnato con evidente entusiasmo verso il settore insieme con altri funzionari cooptati per dare le risposte che l’ippica attende da decenni e proseguire il percorso intrapreso che i tagli in essere mortificano, assicurandomi personalmente che all'interno della struttura c'è ottimismo, e che le risorse tagliate saranno riportate nei capitoli di bilancio.
Non sono perplesso su questa volontà, ma sulle modalità con cui si concretizzerà.
Vorrei che ci fosse chiarezza su questo punto, visto che i gestori degli ippodromi devono dare conto al Consiglio d'amministrazione ai soci, quando firmiamo i contratti dobbiamo conoscere gli importi; quindi è bene che la soluzione venga illustrata pubblicamente prima della sottoscrizione dei contratti, con un impegno formale e sostanziale di rimpinguare il capitolo di spesa con le risorse sottratte.
Oltre ad un taglio immotivato di stanziamenti, ci troviamo a subire una mancata iniezione di risorse aggiuntive che la politica avrebbe dovuto impegnare prima di riaprire impianti storici come quelli di Livorno e Palermo. Sia ben chiaro: io sono felicissimo che abbiamo riaperto, ma sarebbe stato più armonico farlo con risorse ad hoc trovate ex novo, perché durante gli anni di chiusura di Livorno e Palermo le risorse complessive sono continuate a calare. Dal 2010 ad oggi sono del 75 percento in meno.
Aver pensato di trarre ulteriori fondi dallo stesso capitolo di spesa è l'indice di uno scarso dialogo fra gli apparati dello Stato. Fa ridere che la filiera ippica si possa paralizzare perché mancano 10 milioni di euro in un ministero in cui arrivano 6 miliardi dal Pnnr”.
 
In attesa di risposte dal Mipaaf, prosegue il dialogo con la nuova Giunta del Comune di Napoli. L'obiettivo è arrivare ad una “proroga della concessione in essere alle condizioni che stabilirà un tavolo tecnico che va convocato immediatamente e deve riguardare tutti i temi sul tavolo: i tagli ministeriali, il Covid e i suoi effetti, il bradisimo.
D'altronde, due anni fa, quando abbiamo firmato la convenzione ora in scadenza, c'era un altro mondo. Serve un adeguamento ai cambiamenti che ci sono stati nel frattempo”.
 

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