Corte dei Conti: ‘Entrate tributarie penalizzate da lockdown giochi’

La Corte dei Conti evidenzia le negative conseguenze per le entrate tributarie del prolungato lockdown dei giochi.
Scritto da Amr

Corte dei Conti: 'Entrate tributarie penalizzate da lockdown giochi'

Anche la Corte dei Conti, nel suo Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2021, evidenzia come le entrate tributarie siano state condizionate negativamente dal lockdown del gioco, che si protrae da fine ottobre 2020.

In particolare, basandosi su dati aggiornati al 15 maggio 2021, l’ente evidenzia che “il calo delle entrate correnti (-6,4 per cento; -53,4 miliardi) è dovuto soprattutto alle entrate tributarie (-6,7 per cento; -34 miliardi) e in particolare da quelle indirette (-11,2 per cento; -28,9 miliardi) a causa di contenimenti significativi dell’Iva, delle accise sugli olii minerali, dell’Irap (oggetto peraltro di parziale abolizione temporanea) e dell’imposta su lotto e lotterie (per la chiusura dei luoghi di gioco)”.

 

Quanto alla pressione fiscale, la CdC sottolinea che “crescono nel 2021
le imposte indirette (+19,1 miliardi) passando dal 13,9 per cento al 14,3 per cento del prodotto, livello che si conferma nel triennio successivo. Un incremento che riguarda in particolare quelle sugli affari e sui giochi”. 

 

I RILIEVI SULLA LOTTERIA DEGLI SCONTRINI – La Corte dei Conti si sofferma anche sulla lotteria degli scontrini, con diversi rilievi critici. A partire dall’adesione, che “è risultata al momento alquanto limitata e settoriale.
Soltanto il 23 per cento degli esercenti tenuti alla trasmissione telematica dei corrispettivi ha finora aderito all’iniziativa, trasmettendo almeno una operazione. La gran parte risulta concentrata nella grande distribuzione: le sole operazioni presso i supermercati assorbono il 54,4 per cento del totale; nella fascia superiore a 500 mila euro si concentra il 43 per cento del totale. Alquanto modesto risulta l’apporto delle fasce fino a 50 mila euro, pari al 6 per cento, e da 50 mila a 100 mila, pari allo 0,9 per cento.
Quanto alla distribuzione territoriale degli esercenti che hanno trasmesso operazioni, a fronte di una discreta affermazione della lotteria in regioni come la Lombardia, l’Emilia-Romagna e le Marche, altre regioni, come la Campania, la Sardegna e la Valle d’Aosta si caratterizzano per un risultato del tutto insoddisfacente, sintomo di un sostanziale rifiuto dell’iniziativa”.

In conclusione, dai dati finora disponibili emerge “lo scarso successo della lotteria. In sostanza la risposta, relativamente positiva, è venuta unicamente dalle imprese di maggiori dimensioni.

Un ostacolo è certamente costituito dalla complessità delle operazioni necessarie per la partecipazione alla lotteria, che presuppongono l’uso di uno strumento di pagamento elettronico (carta di debito e di credito, bancomat, carte prepagate, carte e app connesse a circuiti di pagamento privativi e a spendibilità limitata, ecc.), l’esibizione e scansione del codice lotteria, con frequente intralcio delle ordinarie attività commerciali.

La conoscenza solo differita della vincita costituisce un’ulteriore remora alla partecipazione, affievolendo l’interesse del consumatore all’operazione”.