Del Barba (Iv) e De Bertoldi (FI), la politica sostiene il gioco contro le demagogie

Intervenuti all’evento “Giocare da grandi. Le rilevazioni dell'Osservatorio sul gioco pubblico 2020/2024” organizzato da Formiche in collaborazione con Swg e Igt tre deputati della Repubblica Italiana.
Scritto da Ca

Nel corso dell’evento “Giocare da grandi. Le rilevazioni dell'Osservatorio sul gioco pubblico 2020/2024” organizzato da Formiche in collaborazione con Swg e Igt, la quinta ricerca sul settore, sono intervenuti a commento dei dati presentati anche diversi politici come Mauro Del Barba, Segretario della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, Andrea De Bertoldi, Membro della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati ed era presente ad assistere anche Guido Quintino Liris, Membro della 5ª Commissione permanente Bilancio, del Senato.

A rompere il ghiaccio è stato Mauro Del Barba che ha dimostrato di conoscere approfonditamente il settore del gioco pubblico: “Seguo da tanti anni il gioco pubblico e vorrei subito sottolineare come io trovi molte affinità in questi dati con la mia cultura cattolica. Vengo anche  dal mondo dello scoutismo e la prima cosa che mi stonava nella grande condanna del gioco e del gioco d’azzardo era la condanna all’idea stessa di gioco.  A me hanno imparato che giocare il gioco è un’allusione alla vita, a come bisogna stare nella vita e quindi già la cosa mi dava fastidio. Quando il gioco intercetta il denaro si sommano due tipi di pruderie che secondo me connotano un certo modo di vedere la società e di percepirsi nella società e alla fine fanno anche emergere permettetemi di dirlo così un posizionamento politico e quindi io mi sentivo già allora molto distante da quel modo di vedere il mondo la vita e di qualificarsi politicamente che portava a dire a desiderare di espellere tutto questo dalla nostra vita sociale. E questo l’ho trovato sempre sbagliato.”

La regolamentazione è un elementi imprescindibile secondo Del Barba: “È evidente che vi siano delle distorsioni ma a prescindere di come vogliamo eticamente giudicare questo settore, 
ma se io non cerco di regolamentarlo lo sto semplicemente dirigendo da un’altra parte dove forse è ancora più pericoloso dirigerlo – prosegue il deputato – credo che ci sia della virtù anche nell’imparare a perdere e nell’imparare quella giusta distanza verso il denaro che al contrario chi demonizza in quel modo secondo me denota un attaccamento al denaro che è negativo che io vedo come negativo.”

L’alone di condanna attorno al gioco, però, è un po’ svanito: “Intorno al 2015 dicevo alle società che si occupavano di giochi guardate un clima così negativo che si sarebbero dovute  mettere adesso a studiare e a ripensare alla comunicazione attorno al gioco. Penso che questo si sta facendo poi bisogna essere conseguenti e non ipocriti è chiaro che esiste probabilmente quel 5% che è più incline anche al fenomeno della ludopatia. Tuttavia già il numero 5% ci fa capire che è ridotto e che viene enfatizzato anche se non significa che possiamo trascurarlo. Potremmo forse puntare di più sui giochi che intrattengono di più e per più tempo i player e che magari li fanno spendere meno.”