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Del Barba (Iv) e De Bertoldi (FI), la politica sostiene il gioco contro le demagogie

10 luglio 2024 - 21:09

Intervenuti all’evento “Giocare da grandi. Le rilevazioni dell'Osservatorio sul gioco pubblico 2020/2024” organizzato da Formiche in collaborazione con Swg e Igt tre deputati della Repubblica Italiana.

Scritto da Ca
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Nel corso dell’evento “Giocare da grandi. Le rilevazioni dell'Osservatorio sul gioco pubblico 2020/2024” organizzato da Formiche in collaborazione con Swg e Igt, la quinta ricerca sul settore, sono intervenuti a commento dei dati presentati anche diversi politici come Mauro Del Barba, Segretario della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, Andrea De Bertoldi, Membro della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati ed era presente ad assistere anche Guido Quintino Liris, Membro della 5ª Commissione permanente Bilancio, del Senato.

A rompere il ghiaccio è stato Mauro Del Barba che ha dimostrato di conoscere approfonditamente il settore del gioco pubblico: “Seguo da tanti anni il gioco pubblico e vorrei subito sottolineare come io trovi molte affinità in questi dati con la mia cultura cattolica. Vengo anche  dal mondo dello scoutismo e la prima cosa che mi stonava nella grande condanna del gioco e del gioco d’azzardo era la condanna all’idea stessa di gioco.  A me hanno imparato che giocare il gioco è un’allusione alla vita, a come bisogna stare nella vita e quindi già la cosa mi dava fastidio. Quando il gioco intercetta il denaro si sommano due tipi di pruderie che secondo me connotano un certo modo di vedere la società e di percepirsi nella società e alla fine fanno anche emergere permettetemi di dirlo così un posizionamento politico e quindi io mi sentivo già allora molto distante da quel modo di vedere il mondo la vita e di qualificarsi politicamente che portava a dire a desiderare di espellere tutto questo dalla nostra vita sociale. E questo l’ho trovato sempre sbagliato.”

La regolamentazione è un elementi imprescindibile secondo Del Barba: “È evidente che vi siano delle distorsioni ma a prescindere di come vogliamo eticamente giudicare questo settore, 
ma se io non cerco di regolamentarlo lo sto semplicemente dirigendo da un’altra parte dove forse è ancora più pericoloso dirigerlo - prosegue il deputato - credo che ci sia della virtù anche nell’imparare a perdere e nell’imparare quella giusta distanza verso il denaro che al contrario chi demonizza in quel modo secondo me denota un attaccamento al denaro che è negativo che io vedo come negativo.”

L’alone di condanna attorno al gioco, però, è un po’ svanito: “Intorno al 2015 dicevo alle società che si occupavano di giochi guardate un clima così negativo che si sarebbero dovute  mettere adesso a studiare e a ripensare alla comunicazione attorno al gioco. Penso che questo si sta facendo poi bisogna essere conseguenti e non ipocriti è chiaro che esiste probabilmente quel 5% che è più incline anche al fenomeno della ludopatia. Tuttavia già il numero 5% ci fa capire che è ridotto e che viene enfatizzato anche se non significa che possiamo trascurarlo. Potremmo forse puntare di più sui giochi che intrattengono di più e per più tempo i player e che magari li fanno spendere meno.”

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Chiaro come sempre il commento di Andrea De Bertoldi, Membro della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati: “Non è facile per chi fa politica a prescindere da ogni contesto di maggioranza di opposizione, interessarsi e quindi dove è necessario sostenere il gioco legale. E se non era facile per il collega con una battuta dico è ancora meno facile per me insomma chi appartengo ad un partito che tradizionalmente non non guarda al gioco con grande simpatia. Io, però, non ho mai avuto una concezione dello Stato etico e sono un convinto liberale. Per questo ritengo che quando ci sono le condizioni il gioco legale vada supportato perché se non viene supportato prima o poi finisce in quello illegale. È un fatto concreto, non significa nulla dire che sia giusto o sbagliato. Lo Stato deve creare le condizioni perché non avvengano le degenerazioni ma è il cittadino che deve scegliere come meglio può divertirsi, non è lo Stato che deve decidere cosa devi fare e come lo devi fare.”

Il gioco è una parte della vita ed esiste da sempre: “Giocare è una tradizione talmente antica che non possiamo spostarlo totalmente nell’illegalità. Io vengo da una terra in cui la grappa e il vino sono una virtù ma nessuno mi hai visto ubriaco. Quindi non è lo stato che deve dirmi se posso bere o se posso giocare o se posso correre in macchina nei circuiti ovviamente non nel centro storico città, i piaceri della vita, quelli che avete evidenziato nel vostro studio devono rientrare nel libero arbitrio delle persone e lo Stato deve limitarsi a dare il percorso di tutela di garanzia di salute pubblica. Quindi bene queste ricerche perché aiutano a parlare in modo scientifico del settore del gioco. Ed è necessario che le aziende, dai concessionaria tutti ai distributori , dai grandi ai piccoli, ollaborino per dare di sé un’immagine diversa da quella che qualcuno vuole attribuire a questo settore e questo è importante perché allora nella politica anche coloro che come me e il  collega Del Barba hanno una visione liberale e quindi sono pronti a sopportare chi gioca nella legalità e chi investe nel gioco legale, potranno percorrere una strada più semplice altrimenti la demagogia prevarrà su tutto.”

De Bertoldi ha chiuso con una richiesta al settore del gioco: “ Perché io e i miei colleghi possiamo supportarvi occorre che voi in primis collaboriate tra di voi e alziate i toni perché non avete nulla da temere, state sostenendo la legalità, state sostenendo col vostro lavoro le finanze dello Stato e magari provate a chiedere a chi parla male del gioco legale se pensa di fare a meno di 11-12 miliardi all’anno di gettito erariale perché è ora di stanare la demagogia. è urgente. C’è troppa ambiguità sta a voi evidenziare questa ambiguità provocare chi è contro di voi e portargli il confronto con dati scientifici e con argomenti certi”, ha concluso.

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