Al convegno dell'Istituto Friedman, Kessler (ex Dg di Adm e dell’Olaf) fa la sua proposta per ridurre il fenomeno del gioco patologico, non con limiti orari ma con soluzioni tecnologiche.
Scritto da Cesare Antonini
Kessler: 'Profili di gioco personalizzati per bloccare le dipendenze'
Roma – “Il settore dei giochi ha la stessa dignità di tutte le altre industrie della nostra economia. È un’attività che genera entrate facili per lo Stato da raccogliere. Un altro punto fondamentale da riconoscere è che è un’attività che genera danni sociali che sono la dipendenza, la ludopatia e necessità anche di accettazione sociale e politica. Se le concessioni sono nazionali perché chi le gestisce e le ha acquisite deve trovare sulla sua strada d’impresa decine di leggi differenti? Gli Enti locali regolano una materia che però incide sull’erario nazionale. Quando si discuteva di interventi sul settore era ed è la Ragioneria Generale dello Stato che chiede coperture e calcola il gettito”.
Lo ricorda Giovanni Kessler, magistrato, già direttore generale dell’Olaf (il servizio anti-frode dell’Unione europea) e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli al convegno “Gioco legale: la necessità di riordino”, organizzato dall’Istituto Milton Friedman, oggi, giovedì 30 settembre a Roma.
“Adesso lamentarsi è facile ma non riusciamo ancora ad affrontare i danni sociali che ci renderebbero davvero credibili. Ridurre l’offerta, concordo, non serve alla soluzione delle patologie. Inutili anche le limitazioni orarie, sono abusi e strumentalizzazioni che servono solo al decoro. Qualche limite può e deve essere messo ma anche questo non ci aiuta per ridurre i danni sociali della ludopatia”, sottolinea Kessler.
“Dico una cosa forse impopolare: la riduzione del gioco legale non aumenta in maniera direttamente proporzionale quello illegale, non esiste una relazione provata e diretta. L’illegalità ovviamente va bloccata, mentre è più difficile bloccare il gioco online illegale. Ovviamente la dipendenza non guarda in faccia al gioco legale e a quello illegale. Ma tutto questo non risolve il problema e quindi l’accettazione sociale del gioco. Quale può essere la soluzione? Di proposte ce ne sono molte. Ci vogliono sistemi e modalità di gioco che prevengano e blocchino le dipendenze e che possono essere fatti solo ammettendo profili di gioco personalizzati. Su questo la tecnologia è fondamentale ma, come detto, le leggi e molti sistemi sono indietro. Questo può accadere con le Vlt, dove si possono mettere algoritmi per ridurre i tempi, frequenze e bloccare spese ingenti sul profilo del giocatore. In questo modo si possono fermare le dipendenze ma è necessaria l’autenticazione. Si può fare anche mantenendo l’anonimato. Sul gioco online questo, alla fine, accade già. In questo modo si eviterebbero picchi patologici e si renderebbero anche anacronistiche le limitazioni di altro tipo di cui è evidente il fallimento”.