Operazioni sospette, Uif: ‘13,8% segnalate da prestatori servizi gioco’
Nel 2021 l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia ha ricevuto 139.524 segnalazioni di operazioni sospette (Sos), con un incremento del 23,3 percento rispetto al precedente anno. Le Sos analizzate sono aumentate del 21,9 percento.
Il secondo semestre del 2021 completa un anno di crescita vigorosa delle segnalazioni di operazioni sospette: dopo l’eccezionale andamento registrato nel primo semestre (+32,4 percento) le 69.401 Sos ricevute nei mesi da luglio a dicembre confermano il perdurare di una dinamica importante, con un aumento del 15,2 percento nel confronto con i corrispondenti mesi del precedente anno.
Fra queste, sul totale delle segnalazioni non riconducibili a banche e Poste, la componente maggiore è ascrivibile agli Ip (33,8 percento) e agli Imel (29,8 percento), seguiti dai prestatori di servizi di gioco (13,8 percento) e dai professionisti (7,6 percento).
Gli importi delle operazioni segnalate hanno superato i 47 miliardi di euro (circa 44 miliardi quelli relativi alle operazioni effettivamente eseguite), contro gli oltre 49 miliardi nel secondo semestre del 2020.
Nel periodo considerato l’Unità ha analizzato e trasmesso agli Organi investigativi 69.659 segnalazioni (60.457 nell’analogo periodo del 2020; +15,2 percento), registrando il risultato più elevato ottenuto in un semestre, e ha adottato 11 provvedimenti di sospensione di operazioni sospette per un valore di 5,7 milioni di euro.
A livello provinciale, Milano, Prato, Roma, Trieste e Imperia si collocano ai primi cinque posti per numero di segnalazioni di operazioni sospette in rapporto alla popolazione.
Le richieste inoltrate ad altre Fiu sono state 310. Il graduale allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia ha consentito l’avvio di sette verifiche ispettive, anche nei confronti di tipologie di operatori non finanziari sinora mai ispezionati. Sono stati avviati altresì quattro controlli cartolari nei confronti di intermediari attivi nel settore dei finanziamenti “Covid-19”.