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Piemonte, Avviso pubblico e Omceo: 'Ridurre il gioco per tutelare i più deboli'

11 ottobre 2022 - 10:17

Terza e ultima parte dello speciale di Gioco News sulla possibile modifica alla legge sul gioco del Piemonte. La parola ai rappresentanti di Avviso pubblico e Omceo.

Scritto da Francesca Mancosu
Foto © Roman Kraft / Unsplash

Foto © Roman Kraft / Unsplash

Perché dovrebbe esserci bisogno di una nuova legge sul gioco in Piemonte?

È la domanda a cui provano a dare risposta i due protagonisti della terza e ultima puntata dello speciale di Gioco News dedicato alla possibile modifica della normativa regionale, pubblicato nella sua interezza nella rivista cartacea di settembre (consultabile online a questo link).

Così, dopo i punti di vista dell'assessore Fabrizio Ricca (Lega), del consigliere Domenico Rossi (Partito democratico) e della vice sindaca di Torino, Michela Favaro, ecco quelli dei rappresentanti di Avviso pubblico, associazione nata nel 1996 per riunire gli amministratori pubblici che si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica, e dell'Omceo - Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della Città metropolitana di Torino, due dei sostenitori della proposta di legge d’iniziativa popolare per “la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico” presentata al consiglio regionale con 12mila firme di supporto, con l’obiettivo di superare l’attuale legge in vigore in Piemonte.

AVVISO PUBBLICO: 'IL COMPARTO LEGALE VA TUTELATO E PROTETTO, MA RIDOTTO” -  Cominciamo con le ragioni di Avviso pubblico. “Nel 2021 si è deciso di smantellare la legge regionale 9/2016 che stava ottenendo importanti risultati nell’arginare la diffusione del gioco d’azzardo patologico, partendo da una effettiva riduzione dell’offerta sui territori, obiettivo dichiarato dell’impegno che Avviso pubblico porta avanti sul tema azzardo e proposta che rilanciamo al governo centrale, se e quando nella prossima legislatura verrà ripreso il tema della legge di riordino nazionale.

La legge regionale del 2016 aveva ottenuto come risultati una diminuzione del denaro giocato e perso dai cittadini e un ridimensionamento del numero di utenti presso il SerD. La proposta che ha raccolto oltre 12mila firme fra i cittadini – sostenuta da decine di amministrazioni locali che hanno votato una deliberazione specifica – contiene migliorie rispetto alla legge del 2016, con l’obiettivo di tutelare le fasce più deboli dalle patologie connesse al gioco, dal sovraindebitamento e dall’interesse delle mafie in questo settore”, sottolineano dall'associazione.

Cogliamo l'occasione per ricordare che la legge piemontese licenziata nel 2021 è nata, nelle intenzioni dei proponenti, per tutelare la salute e in parallelo anche gli operatori che esercitano legalmente un'attività per conto dello Stato. In caso di modifica con nuove restrizioni, molte di queste attività dovrebbero chiudere e mandare a casa i propri dipendenti. E chiediamo quindi ai rappresentanti di Avviso pubblico se non si dovrebbe tener conto anche di questo aspetto visto che fra i focus principali dell'associazione c'è proprio quel contrasto alle mafie e all'illegalità che invece cresce nel gioco quando viene meno l'offerta legale (prendendo a prestito le parole dell'ex procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho). “Non ci risulta che in Piemonte sia mai venuta meno l’offerta legale, come non risulta ai dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Nessun amministratore locale che fa parte della rete di Avviso pubblico ha mai sostenuto il proibizionismo sul gioco d’azzardo. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: ridurre non significa proibire. Nessuno ha mai chiesto di far sparire le slot machine o le videolottery dal Piemonte o dal Paese. Abbiamo sempre affermato che l’attuale offerta di gioco e il dato sui punti vendita rappresentano numeri eccessivi, insostenibili se si vuole realmente contrastare il disturbo da gioco d’azzardo.

Se si vuole citare l’ex procuratore nazionale Antimafia, bisogna farlo a 360 gradi. In audizione presso la Commissione gioco illegale e disfunzioni del gioco pubblico del Senato (17 febbraio 2022), il procuratore de Raho ha ricordato – come del resto fanno da anni numerosi altri magistrati impegnati in prima linea nel contrasto all’illegalità nel comparto azzardo – che in diversi contesti territoriali i punti vendita di gioco sono assolutamente legali, ma vengono affiancati da un canale parallelo, illegale e clandestino. Nella stessa audizione l’ex procuratore ha evidenziato che il gioco legale rappresenta argine a quello illegale, ma ha anche affermato che tale concetto non va declinato nella moltiplicazione e nell’aumento di offerta di azzardo.

Lo ribadiamo come Avviso pubblico, per l’ennesima volta: il comparto legale va tutelato e protetto. Non c’è il minimo dubbio. Ma riteniamo che una delle fragilità che sconta sia la sua eccessiva estensione, che lo rende vulnerabile alle infiltrazioni mafiose a scopo di riciclaggio, altro tema affrontato dall’ex procuratore de Raho in audizione. Anche il tema della tutela del lavoro è importante. Ma nella relazione della Giunta regionale piemontese sulla clausola valutativa della legge regionale 9/2016, pubblicata nel gennaio del 2021 e che utilizzava dati dell’Osservatorio regionale del mercato del lavoro, non risulta alcun crollo dell’occupazione nel periodo di attuazione della normativa”.


Quanto all'opportunità di varare, si spera con il nuovo Governo, una legge di riordino nazionale del gioco, Avviso pubblico commenta: “Il riordino è auspicabile se fatto con criterio, dopo uno studio quantitativo e qualitativo della situazione attuale, che vede i consumi d’azzardo riversarsi sul comparto telematico. Uno degli effetti della pandemia è stato infatti quello di accelerare un processo che era, in parte, già in atto. Come Avviso pubblico abbiamo lanciato un appello ai candidati alle elezioni del 25 settembre, chiedendo loro di farsi portavoce di dieci proposte (cinque politiche e cinque di impegno). Fra queste c’è il riordino nazionale.

Proprio perché il settore deve essere regolato in maniera equilibrata, non può essere solo il ministero dell’Economia e delle finanze ad essere coinvolto. Ragionare 'ad invarianza di gettito', com’era scritto nelle bozze della legge delega mai approdata in Consiglio dei ministri, è una visione limitata, che ha dimostrato in questi anni tutti i suoi limiti. Il ministero della Salute va coinvolto per individuare e limitare tutti i fattori di rischio che le varie forme d’azzardo rappresentano. Il ministero dell’Interno dovrà dire la sua su come affrontare la criminalità nel comparto telematico, la grande sfida presente e futura. Va coinvolta la Conferenza Stato – Regioni, perché è giusto superare l’attuale sistema a macchia di leopardo, ma non va dimenticato che sono le Regioni ad avere la competenza in ambito sanitario. Vanno coinvolti gli operatori del settore, ciascuno nel proprio ambito di interesse, valutando le criticità che affrontano. E ci sono decine di esperti, che studiano da decenni gli effetti dell’azzardo sulla popolazione, che devono essere interpellati. Un modus operandi che in altri Paesi rappresenta la normalità.

Una legge sana, in grado di trovare un punto di equilibrio fra gli interessi del comparto legale dell’azzardo e la tutela della salute di milioni di persone, deve passare da una seria analisi costi/benefici. Qualcosa a cui nel nostro Paese, almeno su questo tema, non siamo abituati. È sicuramente una normativa complessa e come tale deve essere trattata. Fare una legge solo per piantare una bandierina sarebbe un errore imperdonabile”.

 

BORSATTI (OMCEO): “CON LEGGE DEL 2016 DIMINUITI I MALATI DI GAP” - Uno dei tanti sostenitori della proposta di legge di iniziativa popolare per la modifica della legge sul gioco piemontese è l'Omceo - Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della Città metropolitana di Torino, che risponde alle nostre domande con la consigliera Tiziana Borsatti.

“La legge regionale c’era ed era quella n° 9 del 2 maggio 2016. Ci sono le prove oggettive e documentate da molti studi tra cui quelli del Cnr – Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Ires - Istituto di ricerche economiche e sociali per il Piemonte che evidenziano e documentano: la riduzione della spesa sanitaria, la riduzione dei volumi generali del gioco d’azzardo, la riduzione delle patologie correlate al gioco d’azzardo”.

Quanto alla possibilità di raggiungere un equilibrio fra tutela della salute, tutela del gioco legale e dei relativi posti di lavoro nel settore, per Borsatti “la legge regionale n° 9 del 2 maggio 2016 garantiva un buon equilibrio. Infatti, quella legge non vietava ma cercava di governare ragionevolmente ed efficacemente questo complesso fenomeno sociale ed economico legato anche alla salute delle persone. Anche dal punto di vista lavorativo non vi era stato un effettivo decremento dei posti di lavoro.

Regolamentare non vuol dire vietare, e dare dei limiti al gioco d’azzardo non significa bloccare l’attività d’impresa. Oltre questo, è fondamentale che un’attività lavorativa o sociale non leda la salute. Come esempio si può pensare al fatto di porre dei limiti di velocità sulle strade, cosa che non è un divieto a viaggiare ma un modo per ridurre incidenti e per tutelare la salute delle persone. In tal caso affermare che la riduzione degli incidenti possa creare un decremento dei posti di lavoro e dell’attività delle ambulanze o dei carrozzieri, che avrebbero di conseguenza meno automobili da riparare, sarebbe un incredibile e grottesco paradosso.

La salute secondo l’Oms – Organizzazione mondiale della sanità è uno stato di benessere fisico, psichico e sociale e non la semplice assenza di malattia. La Carta di Ottawa(1986) considera la salute come dipendente da fattori politici, economici, culturali e ambientali e aggiunge che la ricerca della salute deve essere sempre presente e monitorata come possibile effetto di tutte le politiche e attività sociali.

Le risorse fondamentali per la salute sono quindi la pace, la casa, l’istruzione, il reddito, il cibo. Tutti questi fattori, a seconda della loro presenza o assenza e della loro qualità, possono favorire o danneggiare la salute stessa. Quindi la promozione della salute deve orientare questi fattori nel verso positivo e costruttivo e non lesivo riducendo il più possibile i fattori di rischio. Tra i molti i fattori di rischio vi è il gioco d’azzardo che va considerato come un’attività o un prodotto dannoso per molte persone e per tutto il loro nucleo familiare”.

 

Chiediamo quindi alla consigliera dell'Omceo se siano disponibili delle stime sulle persone attualmente prese in cura per il gioco patologico e se si possano quindi delineare i trend di questi ultimi anni (prima e dopo la legge del 2016 e del 2021). “Con la legge del 2016 si è visto, dal 2017 al 2019, una riduzione del 20 percento delle persone che si sono ammalate di gioco d’azzardo.

Le analisi sono elaborate da centri qualificati e istituti di ricerca scientifica quali Cnr e Istituto superiore di sanità sui dati del Monopolio di Stato. Nelle Regioni confinanti prive della legge regionale del 2016 dal 2017 al 2019 c’era stato un aumento del gioco d’azzardo patologico del 25 percento. Al momento non abbiamo dati più aggiornati in quanto l’Osservatorio regionale sulla salute non ha più prodotto dati dal 2019 e le analisi dal 2020 al 2021, in periodo di pandemia, non sono ancora state messe a disposizione”.

 

Infine, parlando di gioco patologico, Borsatti commenta i recenti studi della Società italiana di psichiatria per i quali distanze e orari non risolvono i problemi dei giocatori patologici ma, anzi, favorendone l'isolamento li esacerbano. “Lo studio della Società italiana di psichiatria, condotto dal dottor Pettorusso nel contesto della regione Lazio, è interessante in quanto coglie dei punti di vista di persone che hanno prossimità al fenomeno o che sono direttamente coinvolti. Inoltre, evidenzia alcuni strumenti utili, come il registro di autoesclusione, che possono integrare e arricchire le politiche e le pratiche di tutela e di dissuasione sperimentate o già operanti in diverse realtà.

Tuttavia, lo studio raccoglie solo delle impressioni e pareri delle persone intervistate e non è un lavoro che analizza gli effetti che regole e scenari concreti possono realmente determinare. Queste considerazioni peraltro contrastano con quanto emerso da uno studio, svolto dall’Agenzia di ricerca Eclettica intervistando persone con problematiche di gambling residenti nel territorio piemontese, che evidenzia, tra i molti aspetti rilevati, la percezione da parte degli interessati dell’utilità delle limitazioni degli orari e dell’accesso alle offerte di gioco fisico come quelle determinate dalla legge regionale del 2016. Andando però sul piano degli effetti concreti delle politiche messe in atto, va tenuto conto che la Regione Lazio non ha sviluppato una normativa come quella della legge regionale piemontese del 2016 e mentre secondo l’impressione degli intervistati della ricerca Sip la regola della limitazione degli orari non serve a molto, i dati reali rilevati dall’esperienza piemontese evidenziano che la limitazione oraria è fondamentale nel ridurre la quantità del gioco e che le quote di tempo e di denaro non giocato non si ribaltano in gioco online o in altre forme di gioco d’azzardo.

Infatti, negli anni considerati, lo sviluppo del gioco online in Piemonte è stato minore che in altri territori nazionali. Infine, la limitazione oraria del gioco in Piemonte non ha dato adito a ‘transumanze’ e spostamenti di massa di giocatori in altre località e territori, soprattutto se gli orari sono concordati e realizzati in modo omogeneo tra i diversi comuni limitrofi e non limitrofi. Sulle indicazioni relative alle distanze minime tra i luoghi fisici di offerta di gioco e le sedi di istituti particolari come scuole e realtà di aggregazione similari, si pongono in effetti molte difficoltà nella concreta applicazione e nella rilevazione sistematica della utilità della norma. In conclusione lo studio della Sip rileva dei pareri e dei punti di vista, gli studi sull’esperienza concreta del Piemonte rilevano gli effetti reali di un dispositivo di legge e della sua applicazione e la sua utilità sulla società e sui diretti interessati”.

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