Sit-in delle donne: ‘Gioco legale settore invisibile, Governo ci ascolti’

Le donne del gioco legale non demordono e tornano ancora a manifestare nella piazza romana di Montecitorio per richiamare l'attenzione del Governo sulla crisi del comparto.
Scritto da Redazione

Sit-in delle donne: 'Gioco legale settore invisibile, Governo ci ascolti'

Passano i giorni ma le “donne” del gioco legale non mollano.
E così, anche nella giornata di oggi, 2 febbraio, sono tornate a manifestare nella piazza romana di Montecitorio per tentare di attirare l’attenzione del Governo – o di quel che ne resta – sulle problematiche del settore, fortemente penalizzato dai tanti mesi di lockdown.

Dopo le rose rosse e le velette nere, questa volta lavoratrici e imprenditrici – in piedi, una accanto all’altra, a distanza “di sicurezza” – hanno scelto di ricorrere a delle maschere di Carnevale in stile veneziano e a dei lenzuoli, per somigliare a dei fantasmi, a simboleggiare l’invisibilità che il comparto sembra rivestire per molta parte della politica nazionale, come richiamato anche da uno dei cartelli che campeggiano davanti all’obelisco del Parlamento: “150 mila invisibili del gioco legale”.

A guidare la manifestazione, come da quasi due settimane a questa parte, è Antonia Campanella, presidente dell’associazione Emi Rebus: “Oggi dimostriamo a tutti quello che siamo, gli invisibili, quelli mai citati, mai nominati e mai considerati. Abbiamo sempre una situazione governativa di stallo che non ci permette di fare di più. Ma noi aspettiamo pazienti finché la situazione non sarà rientrata. Speriamo di essere auditi quanto prima, perché la situazione è insostenibile”.
Il riferimento, ovviamente, è al mancato confronto con l’Esecutivo. Promesso dagli uffici della segreteria di Giuseppe Conte, ma poi sfumato a causa dell’irrompere della crisi di Governo, seguita dalle dimissioni del presidente del Consiglio. 
 
A fare da sfondo, il suono del battito di un cuore, alternato all’Ave Maria di Schubert, tante canzoni “a tema”, girotondi, balli, e l’alternarsi delle voci delle manifestanti al microfono.
La richiesta di tutte è sempre la stessa: “Essere ascoltate in quanto lavoratrici e avere una data certa per la riapertura” delle proprie attività.
 
“Politica divisa dalle loro tarantelle, senza curarsi degli imprenditori. Non si può andare avanti così. Stiamo perdendo le forze, man mano è sempre più difficile. Ogni sera perdo coraggio, e ogni giorno lo ritrovo. Mi sento sempre più triste e provo sempre più vergogna, per essere cittadina di uno Stato che ci fa morire di fame. Sono fiera della persona che sono, della categoria che rappresento. Sono una funzionaria statale a tutti gli effetti, e mi vergogno di appartenere a questo Stato”, sottolinea una delle donne presenti.
 
Un’altra ha invitato i poltiici “a farsi un giro nelle sale gioco” in modo da poter criticare “quello che conoscono”.
 
“Siamo chiuse non per motivi tecnici-scientifici, ma per ideologie politiche. Abbiamo bisogno di risposte, di sapere se dobbiamo lavorare, se possiamo lavorare, se dobbiamo morire così. Ci state portando al fallimento”, hanno poi detto alcune manifestanti all’indirizzo del senatore Matteo Richetti (Azione), trovatosi a passare per la piazza, a cui poi hanno consegnato la propria istanza. Dal canto suo Richetti ha promesso di valutare la questione, ricordando che tale situazione “è frutto di una maggioranza che ha demonizzato questa parte dell’economia ed è pronta a tutto, non solo ad escluderla dai ristori, ma anche a non prevederla come settore economico, pur di tenere il punto ideologico. Non mi chiamo fuori dalla responsabilità che porto, ma io ho rotto con il mio partito (il Pd, Ndr) perché è andato a braccetto con queste forze politiche (il M5S, Ndr). Vi posso dire che appena avremo un governo proviamo con un emendamento a far ripartire il settore”.