Speciale 8 marzo: donne e gioco, le due facce della medaglia
Quando si parla di "questione femminile" e di parità di genere, applicata alla vita quotidiana così come al lavoro, il problema, forse, non sono gli estremi, ma tutto quello che c'è nel mezzo.
Un assunto che può valere per tutti i settori, ma di cui è paradigmatico quello del gioco, dove negli ultimi anni si parla sempre più spesso di tali temi e dove continuano a sussistere forti differenze.
Fra il vertice e la "base" innanzitutto.
Appare sempre più "normale" vedere delle donne alla guida di aziende o nei posti apicali del loro management. Ne sono un esempio figure come Jette Nygaard-Andersen, dal 2021 amministratore delegato di Entain, colosso internazionale delle scommesse sportive e del gioco – proprietario di marchi come bwin, Coral, Ladbrokes, PartyPoker e Sportingbet – che ha fatto un po' da apripista per le manager del settore. Nygaard-Andersen infatti è stata il primo amministratore delegato donna di una società di scommesse quotata nel Regno Unito, dopo aver ricevuto la nomina ad amministratore non esecutivo di Entain nel 2019. Ricoprendo anche la carica di presidente e amministratore non esecutivo di Astralis Group, la prima organizzazione di esport quotata in borsa, tra l'ottobre 2019 e il maggio 2020.
Un esempio a cui guardare, insomma, in un mondo finora a trazione maschile come quello del gioco, nel quale però ci sono tante donne impiegate nella gestione quotidiana delle sale ma considerate un po' "invisibili", e dove non mancano altre donne d'avanguardia. Come Ewa Bakun, director of industry insight and engagement di Clarion Gaming, società organizzatrice della fiera Ice London e firma della rivista GiocoNews, per la quale cura una rubrica titolata, non a caso, "Gioco & sostenibilità".
Sulle nostre pagine Bakun sottolinea i passi in avanti compiuti dalla fiera britannica per il riconoscimento dell’importanza della diversità, riflessa innanzitutto nella rappresentazione, e nella rappresentanza, di donne, ribadendo però che c’è ancora tanto da fare. In primis negli approcci di certi espositori, restii ad abbandonare la riproposizione di un’immagine stereotipata e sessualizzata delle donne.
Uno dei casi più eclatanti in tal senso si è verificato nel 2018, quando Sarah Harrison, allora amministratore delegato della Gambling commission del Regno Unito, ha "avvertito" gli operatori delle possibili conseguenze in caso di comportamenti manipolatori della figura femminile alla luce delle rivelazioni su una conferenza in programma ad Ice London con ballerine di lap dance, uno spettacolo a tema Playboy e hostess che hanno riferito di essere state molestate.
Un episodio che ha provocato gli strali di deputati di ogni schieramento politico e rappresentanti del settore del gioco, e l'organizzatore della fiera, Clarion gaming, a dichiarare: "Ice London ha collaborato con l'Associazione europea dei casinò per incoraggiare una rappresentanza rispettosa delle donne negli stand espositivi. Questo programma è iniziato nel 2016 e continuerà”.
Già dall'anno successivo il cambiamento nella rappresentazione delle donne in fiera è stato visibile e sono state attuate delle misure più decisive e prescrittive, sviluppando il codice di comportamento a cui tutti gli espositori e visitatori della fiera dovevano e devono aderire.
Il "problema" però è tornato alla ribalta nel 2021, in occasione della conferenza iGaming di SiGma Malta. In questo caso è stato Khalid Ali, Ceo dell'International betting integrity association (Ibia) a criticare la presenza di "pole dancers vestite in modo provocatorio”, rimarcando lo scollamento tra gli argomenti protagonisti della conferenza – la sostenibilità, in primis – e il suo contorno. "Pensavo che come industria fossimo andati oltre questo, ma purtroppo sembra che non l'abbiamo fatto. Tutti nel nostro settore hanno la responsabilità di mantenere gli standard più elevati, compresi gli organizzatori di eventi. Andando avanti mi assicurerò che qualsiasi futura partnership con gli organizzatori di eventi includa una clausola di decenza, perché quello che ho visto è inaccettabile", dichiarò ai tempi.
Casi, episodi, esempi che probabilmente non saranno gli ultimi a finire sotto i riflettori, ma parlarne, criticare, indignarsi, e poi agire per cambiare questo stato di cose, è già un primo passo, perché significa aver capito che c'è un problema da affrontare, mentre prima sarebbe sembrato "tutto nella norma".