Pubblicità sì, ma solo per pochi: Google stringe sui prediction market negli Stati Uniti
Google ha deciso di riscrivere le regole della pubblicità legata ai prediction market negli Stati Uniti, segnando una svolta che avrà effetti diretti anche sul mondo del gaming. A partire dal 21 gennaio, Google aprirà la propria piattaforma pubblicitaria esclusivamente agli Exchange-Listed Event Contracts, cioè contratti basati su eventi reali che vengono negoziati su mercati ufficialmente riconosciuti e controllati a livello federale. Si tratta di strumenti finanziari veri e propri, scambiati su exchange autorizzati e monitorati dalle autorità di regolamentazione statunitensi, dove ogni operazione avviene all’interno di un quadro normativo preciso, con regole su trasparenza, tutela degli utenti e gestione del rischio.
In questo modo, Google limita l’accesso alla pubblicità solo a operatori che offrono mercati sugli eventi comparabili, per struttura e controlli, a quelli della finanza tradizionale, escludendo qualsiasi piattaforma che operi al di fuori di questi standard. Allo stesso tempo, resta un divieto totale e senza eccezioni per le opzioni binarie, considerate da Google troppo rischiose per i consumatori.
UN IMPORTANTE GIRO DI VITE – La nuova policy stabilisce che potranno accedere alla pubblicità solo le piattaforme autorizzate dalla Commodity Futures Trading Commission o i broker registrati presso la National Futures Association che operano su mercati dei contratti approvati. Tutti gli operatori al di fuori di questo perimetro, inclusi quelli offshore, vengono esclusi a prescindere dalla popolarità o dal numero di utenti.
Google ha chiarito di non valutare i prodotti in base al tipo di evento o alla loro struttura ludica ma esclusivamente in base allo status regolamentare degli strumenti finanziari sottostanti. In pratica, non è Google a decidere cosa sia lecito o meno, ma l’adesione a un quadro di controllo federale.
NO ALLE OPZIONI BINARIE – Il punto centrale della decisione riguarda il netto rifiuto delle opzioni binarie, che rimangono completamente bandite dalla piattaforma pubblicitaria. Si tratta di strumenti speculativi molto semplici nella forma ma estremamente rischiosi nella sostanza: l’utente punta su un evento con esito “tutto o niente”, per esempio se il prezzo di un asset salirà o scenderà entro un certo tempo. Se la previsione è corretta si ottiene un guadagno fisso, se è sbagliata si perde l’intero capitale investito.
Proprio questa struttura secca, unita a tempi spesso brevissimi e a una comunicazione aggressiva, ha reso le opzioni binarie terreno fertile per truffe, pubblicità ingannevoli e perdite rapide di denaro. Per questo Google estende il divieto non solo alle piattaforme che le offrono, ma anche a siti affiliati, contenuti educativi, pagine di recensione o qualsiasi materiale che possa promuoverle indirettamente.
UN MERCATO CHE PIACE A GOOGLE – Questa stretta sulla pubblicità arriva però in parallelo a un’altra mossa significativa: Google ha iniziato ad aumentare la visibilità dei prediction market all’interno dei propri strumenti informativi. Dallo scorso novembre, l’azienda ha annunciato l’integrazione dei dati di piattaforme come Kalshi e Polymarket in Google Finance, rendendo accessibili a oltre un milione di utenti statunitensi le probabilità e le aspettative di mercato su eventi che spaziano dall’economia alle elezioni, fino allo sport e all’intrattenimento. Secondo Google, questi dati servono a osservare come cambiano le previsioni nel tempo e a capire come il mercato valuta determinati scenari futuri.
Kalshi e Polymarket sostengono che i loro prodotti non siano scommesse, ma contratti privati su eventi, e che quindi debbano rientrare nella regolamentazione delle commodity e non in quella del gioco d’azzardo. Una posizione che continua però a incontrare l’opposizione di diversi procuratori generali e legislatori statunitensi, convinti che questi modelli replichino di fatto le scommesse sportive sotto una diversa definizione giuridica.
LE MOSSE DI GOOGLE – La strategia che emerge da questa doppia mossa è piuttosto chiara: da un lato più esposizione informativa ai prediction market, dall’altro una forte limitazione alla loro promozione commerciale. Per il mondo del gaming questo potrebbe rappresentare un passaggio cruciale.
I confini tra gioco, finanza e previsione diventano sempre più sottili, ma solo gli operatori in grado di adattarsi a una regolamentazione stringente potranno competere sui grandi canali di visibilità. Il rischio, per molti, è quello di restare fuori dal mercato mainstream; l’opportunità, per altri, è quella di legittimare definitivamente i prediction market come strumenti 'finanziari' più che come semplici scommesse. Resta da capire se, per gli utenti finali, cambierà davvero la sostanza dell’esperienza o solo il modo in cui viene presentata.