‘In nome della legalità’, a Viterbo istituzioni in dialogo per il gioco sicuro e responsabile

L'evento 'In nome della legalità', organizzato da Codere Italia a Viterbo, riporta ancora una volta l'attenzione sulla necessità della sinergia fra territori e operatori per la prevenzione del gioco patologico.
Scritto da Redazione

Ancora una volta il settore del gioco pubblico dialoga con i territori, grazie all'evento “In nome della legalità”, organizzato da Codere Italia.

Nella tappa viterbese dell'iniziativa, oggi, 22 ottobre, a prendere la parola è stata in primis Rosanna Giliberto, assessora alle Politiche sociali ed educazione del Comune di Viterbo: “Abbiamo scelto di appoggiare l'organizzazione di questo evento perché per primi quando lavoriamo sull'accoglienza delle persone che si rivolgono all'assessorato, notiamo quanto la ludopatia e i problemi a esso connessi siano sempre più presenti. Abbiamo deciso di focalizzare l'attenzione su questa problematica, di parlarne, e di fare la nostra parte con la prevenzione, la sensibilizzazione, ad esempio nelle scuole. Oltre alla sinergia con l'Asl e le forze dell'ordine, è fondamentale poter contribuire a parlarne nel modo giusto e arrivare a sacche di popolazione che di solito non vengono attenzionate”.

Gianfranco Fragomeni, psicologo clinico, sottolinea che la dipendenza da gioco patologico è “una patologia che va curata da esperti, in grado di indirizzare le persone verso le strutture che sono in grado di occuparsene. Bisogna fare dei passaggi importanti di consapevolezza di sé sui comportamenti patologici che eventualmente si hanno. Senza dimenticare che la famiglia è centrale per la cura del gioco patologico”.

Mauro Vinciotti, dirigente del settore Sicurezza integrata e Corpo di Polizia locale, nonché del settore Servizi sociali del Comune di Viterbo, invece afferma: “La nostra finalità, come Polizia locale, è quella di garantire i controlli, il rispetto delle regole e la sicurezza. Nella mia esperienza i problemi non si rimuovono ma si affrontano, altrimenti si spostano solamente. Va tenuto presente che il gioco online non è controllabile, è più accessibile e svolto in ambienti privati, ed è importante considerare l'emulazione, il challenging che porta ragazzi a sfidarsi in comportamenti sempre più pericolosi, e spesso manca una consapevolezza delle famiglie su questo. Il gioco ha in sé una grossa componente emulativa che noi possiamo combattere: il gioco non è un vizio ma una patologia che nasce da un disagio, che può essere personale e ricadere sulla famiglia. È complicato far emergere il problema; gli operatori e gli assistenti sociali ci dicono che far ammettere la dipendenza, specie nei primi incontri, è difficile, perché è considerato un comportamento normale. Quindi, va assicurato che questa attività rientri nelle regole, ma serve anche welfare sociale alle spalle. Noi possiamo intervenire a monte, assicurare che le attività di gioco siano ben gestite, che non provochino degrado sociale, che non venga consentito il gioco minorile, e riportare l'ordine. La legalità non si impone, si costruisce attraverso la collaborazione di tutte le forze istituzionali che sono coinvolte in questo problema”.

Silvia Amato, direttrice Ufficio delle Dogane di Civitavecchia e di Viterbo (ad interim) nel suo intervento sottolinea che non si può eliminare “il gioco dall’essere umano ma bisogna tenere presente che il problema sono le derive. È importante questo aspetto perché il gioco se condotto nei limiti è aggregazione e sociale ma il problema si evidenzia quando si degenera. Agli inizi del 2000 c’è stata l’emersione e c’è stata questa opera titanica di censimento degli apparecchi. Subito dopo sono state fatte le regole che sono state affinate nel ventennio e che ora alla viglia del bando online sono talmente cambiate e performanti che i concessionari sono costretti a essere imprese all’avanguardia. Creare la compliance tra noi e operatori produce frutti importanti. Loro passano una selezione durissima, sono sottoposti a un continuo screening ma c’è un continuo scambio con i concessionari che sono attenti a questi aspetti. Si è parlato dunque di una lotta al gioco patologico. Fra le regole principali ce n’è una: non considerare l’attività di gioco come fonte economica, è un divertimento e così deve rimanere. Su questo bisogna creare consapevolezza e creare campagne sul territorio, congiunte con gli operatori, il Comune, l’Agenzia delle dogane e monopoli e le forze dell’ordine che sono preziosi partner.

Nel secondo giro di intervento Amato aggiunge un aspetto fondamentale: “Se lo Stato esce dal mercato del gioco fa un favore alla criminalità organizzata. È fondamentale controllare anche la filiera del gioco legale perché la criminalità spesso entra anche in quel settore inquinando l’intero ambiente. È importante che lo Stato sia presente perché laddove entra la criminalità sparisce ogni forma di tutela.”

Claudio Patara, commissario capo vice dirigente Pas Questura di Viterbo spiega invece che “l'attività della Divisione Pas ricomprende anche il rilascio delle autorizzazioni di Polizia, fra le quali quelle attinenti alla raccolta scommesse ed il gioco. Le istruttorie si rivolgono agli accertamenti a 360° dei requisiti soggettivi da parte del titolare e del contesto in cui vive. Analogo scrupoloso accertamento viene effettuato in coloro che lo sostituiscono ed ai rappresentanti ex articolo 8 Tulps. Viene, inoltre, effettuato un sopralluogo ai locali ove verrà posta in essere l'attività. Nell'attività di controllo estesa alle attività operanti nel settore del gioco, unitamente anche a personale dei Monopoli, è costantemente verificato il rispetto dell'età maggiorenne degli avventori, delle regole di uso degli apparecchi di gioco sia da parte del cliente che del fornitore. L'esito dei controlli, qualora dovessero emergere denunce penali e/o violazioni amministrative, sono poi valutati ai fini del mantenimento dei requisiti da parte del titolare e/o dei suoi rappresentanti, ai sensi dell'articolo 11 Tulps, per l'adozione di eventuali provvedimenti di sospensione e/o revoca delle autorizzazioni”.

Il tenente colonnello Marco Toppetti, comandante del Gruppo Guardia di Finanza di Viterbo evidenzia invece che “la Guardia di Finanza, oltre al controllo e al rispetto delle normative vigenti, svolge attività a sostegno della regolarità dei giochi, principalmente al fine di contrastare il fenomeno del riciclaggio che si cela dietro l’illecito utilizzo del gioco quale mezzo di reimpiego del cosiddetto “denaro sporco”. Le attività poste in essere della Guardia di Finanza, anche mediante l’utilizzo delle banche dati in uso al Corpo nell’ambito dell’esercizio dei poteri di Polizia Valutaria, consentono di individuare e contrastare le regie criminali con la costante aggressione dei patrimoni illegittimamente accumulati. Di notevole importanza anche il contrasto alla fraudolenta sottrazione alle entrate dello Stato (es bookmaker esteri privi di concessione, bische e scommesse clandestine, piattaforme on line non autorizzate etc.).”

Elena Angiani, assessora Economie e risorse finanziarie, Bilancio, Tributi, Economato, Benessere animale, Contenzioso e Società partecipate spiega: “Il gioco coinvolge tantissimi cittadini di tutte le età e di tutte sfere sociali. Credo che il problema vero sia quello della formazione e dell’informazione che va al di là del controllo e della regolamentazione del gioco legale. La formazione della Polizia locale incentrata anche sugli apparecchi da gioco è certamente è uno strumento che dà modo di agire sul territorio e naturalmente è fondamentale il confronto diretto con i cittadini nelle scuole, la sensibilizzazione dei ragazzi più giovani che devono prendere coscienza del problema.”