Indagine Moige: ‘Gioco e minori, investire su prevenzione e dialogo’

Presentata l'indagine Moige - Istituto Piepoli sull'accesso dei minori a prodotti vietati o inadeguati, gioco compreso, con un focus sui controlli negli esercizi e sul ruolo dei genitori. Gli interventi della politica.
Scritto da Fm

“Quello di oggi è un prezioso momento di riflessione su un fenomeno dalle dimensioni preoccupanti: ancora troppi minori riescono a eludere divieti della legge, per questo bisogna intervenire con fermezza su tutti i fronti per impedire che i minori possano accedere a prodotti riservati agli adulti. Occorre costruire insieme una vera cultura della responsabilità, far capire ai nostri giovani l'importanza di tutelare se stessi e la propria salute.”

Sono le parole di Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia, ad aprire “Vietato ai minori” evento di presentazione dell'indagine Moige – Istituto Piepoli sull'accesso dei minori a prodotti vietati o inadeguati (alcol-fumo-gioco d'azzardo – pornografia – videogiochi 18+ – prodotti contraffatti), tenutosi oggi, martedì 18 novembre, nella Sala Matteotti della Camera dei deputati.
 

L'appuntamento è entrato subito nel vivo con la presentazione dei dati a cura di Livio Gigliuto, presidente dell'Istituto Piepoli. Fra essi ce ne sono alcuni riguardanti anche l'approccio dei minorenni al gioco: “C'è un lavoro culturale in più che dobbiamo fare, perché molti dei ragazzi non sono consapevoli del problema e delle sue conseguenze. Al 52 percento dei ragazzi intervistati non è stato controllato il documento d'identità, nel 50 percento rivenditori non si sono rifiutati di farli entrare, 7 su 10 non hanno spiegato i rischi legati a questa scelta. Per quanto riguarda il gioco online 3 giovani su 10 riferiscono di non aver visto sui siti messaggi sul divieto di accesso, non si sa se perché non li hanno visti o altro”.

Per quanto concerne i videogame, rileva la ricerca, il tempo dedicato ad essi risulta in crescita: “Lo scorso anno il 9 percento degli intervista ha detto 'moltissimo', ora è il 12 percento. La maggior parte del campione gioca online, solo un quarto dei ragazzi lo fa offline. In merito ai titoli vietati ai minori, i due terzi dei ragazzi dicono di aver giocato anche con quelli non adatti alla loro età, solo il 33 percento ci dice di non aver mai giocato a giochi vietati ai minori. E chi li ha acquistati? La maggior parte non li ha comprati direttamente, ma li ha fatti acquistare. Quanto al controllo operato dai rivenditori, dai dati sembra che il 57 percento di essi non abbia segnalato ai ragazzi che il loro videogioco era vietato ai minori”.

Ad aprire il dibattito è Antonio Affinita, direttore generale Moige: “I nostri figli sono 'pezzi di cuore', quindi tutta la comunità educante – istituzioni, forze dell'ordine, operatori – si deve impegnare per sostenere e aiutare i nostri figli. I figli sono di tutti. Colgo l'occasione per ricordare che per i videogiochi 18+ ad oggi non c'è una normativa specifica, è tutto lasciato all'autoregolamentazione”.

Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, sottolinea: “L'attenzione del Governo su questi temi è alta, lo conferma l'entrata in vigore in questi giorni del sistema di verifica di accesso ai sito per adulti, in ottemperanza al decreto Caivano. Di recente poi c'è stata la Conferenza nazionale delle dipendenze. L'approccio normativo incontra dei limiti strutturali, al di là della compiacenza degli esercenti, sia per la vendita di alcol che di sigarette, e vale anche per le distanze fissate dagli enti territoriali di 500 metri fra le sale gioco, le scuole e gli ospedali, visto che internet permette di superare ogni tipo di distanza. La parola chiave è prevenzione, da attuare attraverso due linee guida: l'informazione, perché spesso i giovani non conoscono l'entità del rischio, l'attivare di modalità positive per migliorare l'approccio dei minori, visto che il 69 percento dei giovani concepiscono lo 'sballo' come normale modalità di divertimento”.

Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle politiche sociali, parla delle azioni sociali in campo per la prevenzione dell'uso di prodotti vietati da parte dei minori: “Serve innanzitutto un'assunzione di responsabilità, nessuno escluso, a cominciare dagli adulti, che devono dare l'esempio. E vale anche per i minorenni, sulla base della propria fase di vita. Come Governo siamo attenti e consapevoli, sul fatto che il buon esempio deve essere dato anche da chi ha una responsabilità politica. Quindi, prevenzione e attenzione ai processi educativi, alla disnormalizzazione dei consumi nella nostra società, che fonda molto della sua identità sull'iper-consumo di tutto, e alla iper-comunicazione, alle continue sollecitazioni a consumare qualsiasi cosa. Gli adulti hanno delle risposte da dare, ma tali risposte nascono dall'ascolto dei ragazzi, che sono nativi digitali, quindi diversi da chi li ha preceduti. E lo Stato deve impegnarsi a dare delle opportunità, per aiutare i giovani a comprendere qual è il loro talento, perché è attraverso esso che raggiungiamo la felicità senza il bisogno di assumere una sostanza o giocare a un videogame”.

Marianna Madia (Pd), componente della commissione parlamentare per l'Infanzia e l'adolescenza della Camera, interviene in merito agli strumenti educativi per consentire ai ragazzi di capire la pericolosità di certi prodotti: “L'indagine di oggi ha il merito di guardare la realtà senza ipocrisia, guardare i dati reali, guardare le conseguenze sulla salute fisica e mentale delle nuove generazioni, che sembrano essere le più infelici di sempre, nonostante i genitori cerchino di dare benessere ai figli. Ognuno deve mettere un pezzetto nel mosaico. Il Moige ha scritto alla premier Meloni, chiedendo di velocizzare l'iter della proposta di legge sul divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni. La prima cosa per incidere è che le istituzioni siano viste unite nel parlare e nel fare delle cose”.

Maddalena Morgante (FdI), componente della XII commissione Affari sociali della Camera, risponde a una domanda sulle iniziative legislative per responsabilizzare rivenditori e tutelare i minori: “Questa è una tematica che mi sta a cuore: tanto è stato fatto e si può ancora fare, abbiamo depositato con diversi parlamentari una proposta di legge per alzare il limite di età per l'accesso ai social da parte dei minori. Bisogna sensibilizzare genitori e comunità educante sui rischi che ci sono in Rete, metterci insieme con le scuole e il mondo dell'associazionismo. Servono maggiori controlli, un'alleanza con le forze dell'ordine, e una maggiore interazione con la magistratura. Vogliamo dare una mano ai ragazzi, si può crescere e camminare insieme. La forza dell'ascolto, della cura, della solidarietà è l'arma vincente”.