Classificazione ippodromi, Nuovo galoppo Italia: ‘La storia non si misura con i servizi’

Per Nuovo galoppo Italia in particolare 'è inaccettabile che impianti simbolo come Roma e Merano non siano riconosciuti per la loro centralità tecnica e per il loro rilievo internazionale'.
Scritto da Redazione

© Mike Kotsch / Unsplash

“È stata diffusa la nuova classificazione degli ippodromi italiani, redatta da una commissione ministeriale che avrebbe dovuto valutare la qualità delle strutture sulla base di parametri oggettivi. Tuttavia, il risultato ottenuto appare del tutto scollegato dalla storia, dalla cultura e dal valore tecnico dell’ippica nazionale.”

A fare questa affermazione è l'associazione Nuovo galoppo Italia, in seguito alla diffusione, da parte del ministero dell'Agricoltura, della classificazione degli ippodromi per il 2026.

Nella nota diffusa da Nuovo galoppo Italia si legge: “Ridurre l’identità di un impianto sportivo a un elenco di requisiti formali o a un punteggio da recensione è un approccio che umilia la tradizione. Sarebbe come collocare l’ippodromo di Longchamp, dove si corre l’Arc de Triomphe, in una fascia secondaria della classificazione francese. Il valore di un ippodromo non può essere misurato soltanto dai servizi, ma deve riflettere la sua importanza storica, sportiva e internazionale.
In particolare, è inaccettabile che impianti simbolo come Roma e Merano, sedi rispettivamente del Derby Italiano e del Gran Premio Merano, non siano riconosciuti per la loro centralità tecnica e per il loro rilievo internazionale. La cultura e la storia del galoppo non possono essere messe sullo stesso piano di criteri amministrativi o logistici”.

Secondo l'associazione, “Un ulteriore elemento di criticità riguarda il metodo con cui il Ministero ha scelto di delegare la valutazione a una commissione incaricata di verificare il rispetto dei parametri stabiliti. Un meccanismo che, in teoria, potrebbe garantire trasparenza e uniformità, ma che in pratica rivela tutta l’incapacità del Ministero di gestire direttamente il sistema ippico.
Se l’amministrazione centrale non è in grado di comprendere le differenze tecniche, culturali e storiche tra gli ippodromi, non può demandare il proprio compito a un gruppo di valutatori che si limita a verificare la presenza o meno di requisiti burocratici. Questo approccio, puramente formale, tradisce la mancanza di competenza specifica e riduce la valutazione dell’intero comparto a un esercizio amministrativo privo di visione.
In altre parole, il problema non è soltanto il metodo, ma la mancanza di capacità tecnica e culturale da parte di chi dovrebbe tutelare e valorizzare il settore.
L’ippica non è un algoritmo né una piattaforma di recensioni: è un patrimonio sportivo e culturale che appartiene al Paese. E come tale deve essere riconosciuto, rispettato e valorizzato”.