Corse clandestine di cavalli, Horse angels agli ippodromi: ‘Promuovere cultura della legalità’

L'organizzazione di volontariato Horse angels propone agli ippodromi di affiggere manifesti contro le corse clandestine di cavalli, al fine di promuovere la cultura della legalità.
Scritto da Redazione

Ogni settimana sui media ci sono notizie di corse clandestine di cavalli, vuoi in Sicilia, o Campania, Abruzzo o Lazio. Ma non ci sono mai notizie di cortei cittadini per sconfiggere la mala cultura dell'ippomafia. Ci piacerebbe che le popolazioni dei Paesi interessati alle corse clandestine dessero il loro segnale di indignazione, così come l'ippica legale. Troppo spesso gli ippici regolamentari si liberano dei cavalli in esubero cedendoli a rom e sinti che organizzano corse clandestine di cavalli su strada. Eppure non vediamo alcuna campagna stampa per interrompere questa subcultura di illegalità che porta al massacro dei cavalli, prima su strada, e poi nella filiera della macellazione clandestina”.

Ad attirare l'attenzione su questo tema è Horse angels, organizzazione di volontariato senza scopo di lucro, che si occupa principalmente di tutela e promozione di animali e ambiente e persone, e che lancia una campagna contro le corse clandestine di cavalli su strada.

“L'art. 544 quinquies del codice penale al primo comma recita: 'Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro'. È evidente, che le corse su strada sono un duplice reato per: la mancanza dell'autorizzazione alla gara; il pericolo per l'integrità fisica dell'animale. I principali destinatari della punizione sono coloro che promuovono, organizzano o dirigono queste competizioni, quindi tutti quelli che partecipano attivamente al reato. Ma il terzo comma dello stesso articolo specifica che anche il proprietario e i detentori degli animali impiegati sono puniti, se consentono alla gara”, ricorda l'organizzazione.

“Spesso i cavalli sono ceduti ai malavitosi senza passaggi di proprietà. Perché gli ippici che cedono a costoro i cavalli non sono mai perseguiti? Occorrerebbe che la giustizia perseguisse anche i correi, coloro che sanno benissimo dove vanno a finire i cavalli, ma si disinteressano al loro destino. È bene ricordare che le corse clandestine ritrovano, quasi sempre, la loro matrice in chi cede, regala o vende i cavalli a chi organizza le corse su strada. Ignoranza vera o volontaria? Come mai le scuderie ippiche legali continuano a cedere i propri cavalli ai malavitosi? Cosa si fa negli ippodromi per interrompere questo circuito poco dignitoso di cessione di cavalli a fine carriera ai malavitosi? Proponiamo agli ippodromi di affiggere manifesti contro le corse clandestine di cavalli nei circuiti di corsa regolamentari, al fine di promuovere la cultura della legalità”.