Licenziamenti a Capannelle: per Nuovo Galoppo Italia ‘Ministero sottrae risorse decisive’
“La classificazione degli ippodromi così come introdotta dal Masaf rappresenta un errore concettuale che sta aggravando la crisi del sistema ippico nazionale. Gli ippodromi non sono impianti da valutare attraverso punteggi o numeri. La loro importanza deriva dalla storia, dalla tradizione e dal valore sportivo e culturale che rappresentano per il territorio e per l’intero Paese. Ridurre un patrimonio di questa portata a una graduatoria amministrativa significa snaturare un secolo di identità e di cultura ippica italiana. Il caso di Roma Capannelle è emblematico. L’ippodromo non è in crisi per mancanza di valore sportivo, ma per una concatenazione di responsabilità istituzionali e amministrative che hanno progressivamente bloccato ogni prospettiva di sviluppo.”
A esprimere questi concetti è Nuovo Galoppo Italia, in una nota con cui commenta le dichiarazioni del sottosegretario del ministero dell'Agricoltura Patrizio La Pietra esternate in un’intervista pubblicata dal quotidiano Il Messaggero. L’intervento riguardava la situazione dell'ippodromo romano delle Capannelle, dopo che Hippogroup, che ha “in custodia” l'impianto fino alle fine del 2025, ha inviato ai sindacati la lettera di apertura della procedura di licenziamento per 29 lavoratori.
Nella nota viene inoltre evidenziato che “il Ministero ha sottratto risorse decisive, tagliando di oltre 900.000 euro la convenzione 2025. Il Comune di Roma ha assorbito la quota capitale degli investimenti senza realizzare alcun intervento strutturale. Inoltre, da anni non ha risolto la querelle con la società concessionaria Hippogroup, determinando una situazione di instabilità permanente che ha impedito ogni forma di programmazione e manutenzione”.
“Il degrado in cui versa oggi Capannelle è la conseguenza diretta di questa mancanza di chiarezza, responsabilità e coordinamento tra istituzioni. In un contesto tanto complesso e fragile, andare oggi a stabilire una classifica fra ippodromi appare un gesto inopportuno, dannoso e privo di logica.”
“Sul piano economico, la mancanza di risorse è ormai sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi anni, per scelte politiche miopi, all’ippica italiana sono stati sottratti complessivamente oltre 70 milioni di euro. Un taglio strutturale che ha privato il settore di liquidità vitale per il suo funzionamento quotidiano. Basti pensare che i soli ippodromi dell’area parigina costano a France Galop quanto tutti gli ippodromi italiani, trotto e galoppo insieme: questo dato, da solo, descrive il divario di investimenti e di visione tra l’Italia e gli altri Paesi europei.”
“Il Ministero ha commesso un errore gravissimo nel sostituire parte delle risorse correnti con fondi di investimento in quota capitale. Una scelta che ha mascherato la riduzione effettiva dei finanziamenti, aggravando ulteriormente la crisi degli impianti e limitando la capacità gestionale delle società di corse. Le risorse per la gestione ordinaria devono essere ripristinate e aumentate, non trasformate in fondi vincolati: servono per mantenere in vita le attività, sostenere il personale e garantire la continuità produttiva e sportiva.”
“Il sistema ippico italiano non può sopravvivere con risorse così esigue e con scelte politiche che privilegiano la forma sulla sostanza. Finché non verrà ristabilita una dotazione economica adeguata e una gestione unitaria e competente, la crisi non potrà che peggiorare.”
“L’errore più grave non è solo tecnico, ma culturale: gli ippodromi non si classificano con i numeri, si riconoscono dalla loro storia. E finché Capannelle continuerà a essere trattato come un problema amministrativo anziché come un patrimonio nazionale, l’intero sistema ippico italiano resterà prigioniero di una crisi senza via d’uscita.”
Per concludere “tutto questo non fa altro che generare valutazioni errate da parte del Ministero e poca chiarezza da parte del Comune di Roma. Alla fine, a pagare le conseguenze di queste scelte sono sempre gli operatori, gli allenatori, i proprietari, i fantini, gli artieri, i veterinari, i maniscalchi, gli autisti e tutto il personale che ruota intorno alle società di corse. Per colpe e responsabilità di figure politiche e amministrative, chi lavora ogni giorno per tenere in vita l’ippica rischia di trovarsi, come già sta accadendo, senza lavoro e senza futuro”.