Licenziamenti ippodromo Capannelle, i sindacati cercano il confronto col Masaf

Le telecamere della Rai riaccendono l'attenzione sull'ippodromo romano di Capannelle e i centinaia di lavoratori a rischio, i sindacati tornano a chiamare in causa il ministero dell'Agricoltura per una 'soluzione politica'.
Scritto da Fm

Alessio Pasqualitti, segretario generale Slc -Cgil Roma 2, ai microfoni della Rai

Fra quattro giorni, il 30 novembre, scade ufficialmente il tempo dato dal ministero dell'Agricoltura al Comune di Roma per comunicare il gestore dell'ippodromo delle Capannelle per il 2026, ma la situazione è ancora in alto mare, dato che per conoscere gli esiti del bando lanciato nel 2024 ci vorranno ancora diversi mesi.

A riportare l'attenzione sull'impianto – in vista dell'incontro fra l'assessore comunale allo Sport Alessandro Onorato, i sindacati Uilcom-Uil, Slc-Cgil, Fisascat- Cisl e il Sindacato italiano allenatori guidatori in agenda il 1° dicembre e del confronto tra la società di gestione dell’ippodromo e le organizzazioni sindacali in merito al licenziamento collettivo dei dipendenti per cessata attività programmato per il giorno successivo – è stata la trasmissione “Buongiorno Regione” del Tg Rai del Lazio.

Dopo una panoramica sul complesso delle Capannelle, dove vivono 50 famiglie e stazionano 500 cavalli, ai microfoni della Rai Alessio Pasqualitti, segretario generale Slc -Cgil Roma 2, dopo aver fatto un excursus sulla gestione attuale dell'impianto – affidato in custodia fino a fine 2025 a Hippogroup – fa il punto sulla procedura di licenziamento in atto per 29 dipendenti, i contratti degli stagionali che non sarebbero rinnovati e le ripercussioni sull'indotto, per un totale di 800 lavoratori coinvolti, dal 1° gennaio dell'anno entrante. “L'ippodromo rischia di non proseguire la sua attività, questo sarebbe un danno grave – con la crisi occupazionale che si riverbera su tutte le famiglie coinvolte – anche per tutta la città e per la nazione, essendo uno dei primi ippodromi d'Italia”.

Maurizio Ruizzo, uno dei lavoratori sindacalisti, concentra l'attenzione sui posti di lavoro in pericolo nell'indotto: “Con gli stagionali si arriva a 100 persone, poi ci sono gli artieri, i veterinari, i fornitori, un mondo intero”.

Franco Marziale, segretario della Uilcom Roma e Lazio, rimarca: “Si è riproposta la situazione dello scorso anno, ma quest'anno è ancora peggio visto il taglio delle sovvenzioni ministeriali alla società di corse – 900mila euro di meno – che ha portato Hippogroup a dichiarare di non avere la possibilità economica di gestire l'impianto e le corse nel 2026. Il 1° dicembre siamo stati convocati dal Comune di Roma, l'obiettivo nostro è trasferire la delegazione che incontrerà l'assessore Onorato al ministero dell'Agricoltura per vedere come risolvere il problema politicamente. La questione parte dal 2014 con la chiusura dell'ippodromo Tor di Valle, da cui derivò la scelta di investire qui per una pista del trotto.Il rischio è che ora qui chiuda tutto, che perdano il lavoro i 29 dipendenti a tempo indeterminato e i 110 stagionali; questo è un paese, ci sono le scuderie, ci sono 500 cavalli, e 100 famiglie che abitano sopra le scuderie”.

Sulla vicenda interviene anche Giuseppe Satalia, presidente di Nuovo galoppo Italia: “Sono coinvolte circa 1500 persone, considerando l'indotto, che non hanno ammortizzatori sociali e che si troverebbero senza lavoro. Quanto ai cavalli stanziali, pochi hanno le possibilità economiche per spostarli in altre scuderie”.

LE RICHIESTE DEL SIAG – In attesa dell'incontro con il Comune di Roma il Sindacato italiano allenatori guidatori fa le proprie considerazioni e presenta già le proprie istanze. 

“Nel 2025 a detta dell'amministrazione comunale si sarebbe dovuta risolvere la vicenda dell'ippodromo di Capannelle con un bando per l'individuazione di un nuovo gestore, ma ciò non si è ancora verificato.In più. chiediamo lumi sull'acquisto dei mezzi di partenza per le corse di trotto e di galoppo – start e gabbie – per il quale il Comune riceverà risorse per 600mila euro. Le premesse per andare avanti sono due: un nuovo gestore, che dia certezze per i lavoratori e gli operatori ippici, o la proroga al vecchio gestore (sempre che accetti). Altrimenti si profila la chiusura dell'impianto, che metterebbe in crisi operatori, lavoratori e anche i cavalli. Considerando che il Derby del trotto è già stato spostato”.