Nuovo galoppo Italia: ‘Raduno auto all’ippodromo di Varese, operatori penalizzati’
È giusto aprire gli ippodromi anche a iniziative “collaterali” per attrarre nuovo pubblico, purché ciò non cozzi con le attività propriamente ippiche.
È il principio alla base della nota con cui l'associazione Nuovo galoppo Italia denuncia i comportamenti assunti dalla Società Varesina incremento corsi cavalli nei confronti degli operatori dell’ippodromo di Varese, in occasione del raduno automobilistico Varese cars family, tenutosi domenica 21 settembre dalle ore 10 alle ore 17.
Secondo gli associati, “la manifestazione del 21 settembre ha creato gravi disagi e impedito il regolare svolgimento delle attività ippiche. È inaccettabile che eventi extra-corse vengano organizzati in orari e modalità che ostacolano il lavoro degli operatori e l’utilizzo dei cavalli.
La decisione di aprire le piste soltanto dalle ore 8.00 è un provvedimento arbitrario e dannoso: in tutto il mondo l’allenamento inizia alle 6.30. Posticipare l’orario significa penalizzare seriamente l’attività degli allenatori.
È stata inoltre paventata la possibilità di fermare persone a cavallo per presunti controlli sui pagamenti, una minaccia che genera un clima di tensione inaccettabile e mette a rischio la sicurezza di uomini e cavalli.
Gli operatori hanno inoltre sostenuto ingenti spese per adeguare le scuderie alle disposizioni delle autorità sanitarie locali, spese che oggi rischiano di essere vanificate da scelte gestionali inique e persecutorie”.
Nel comunicato quindi si legge: “Va ricordato che, con i propri cavalli e il proprio impegno, gli operatori hanno reso possibile l’intera riunione estiva, permettendo alla Società di svolgere le corse e ottenere importanti ricavi. È inammissibile che proprio al termine della stagione la stessa Società scelga di ostacolare chi ha garantito lo svolgimento delle gare.
Se questo atteggiamento persecutorio dovesse continuare, Nuovo galoppo Italia si vedrà costretto a tutelare i propri associati in ogni sede competente. Contestualmente chiediamo al ministero dell'Agricoltura un intervento deciso per ripristinare legalità, correttezza e condizioni di lavoro dignitose”.