Scommesse ippiche, il bilancio sul 2025 e le proposte di rilancio

Interessante disamina sulle scommesse ippiche pubblicata dal sito Grande ippica italiana, che chiama Masaf e ippodromi a ottimizzare i palinsesti – con corse più attrattive per il gioco - e i concessionari a fornire quote più appetibili.
Scritto da Redazione

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Il tema delle scommesse ippiche – e dell'auspicabile completamento della sua riforma – torna ancora sotto la lente dopo l'approfondimento diffuso qualche giorno fa da Giorgio Sandi, presidente dell'associazione Ippica nuova e con una lunga carriera manageriale ai vertici di Sisal e Snai alle spalle.

Ad occuparsene ora è il ministero dell'Agricoltura, attraverso il sito Grande ippica italiana, che offre un bilancio sull'andamento delle  scommesse ippiche nel 2025, l’anno che ha portato all’allineamento dei prelievi sulle scommesse a quota fissa dell’ippica con quelle sportive.

Nella sua disamina il sito ministeriale parte dal trend positivo della raccolta a quota fissa, registrando a dicembre un incremento su base mensile del 14,65 percento, che ha portato il dato complessivo annuo a un più 4,37 percento per questa tipologia di raccolta,

I totalizzatori a dicembre mostrano un leggero calo di quello “d’agenzia” e una leggera salita di quello “nazionale”. A fine 2025 il totalizzatore tradizionale si attesta a meno 1,12 percento e quello “nazionale” a meno 5,23 percento, con un recupero di due punti percentuali nella seconda parte della stagione.

Il totale della raccolta delle scommesse ippiche nei 12 mesi appena trascorsi è appena inferiore ai 668 milioni di euro contro i 649 milioni dello scorso anno con un incremento assoluto del 2,91 percento, trainato dalla quota fissa.

In proposito su Grande ippica italiana si legge: “Certamente ci si aspettava probabilmente di più dai bookmaker, che hanno approcciato l’evoluzione dei prelievi sulla quota fissa con grande prudenza e che ancora oggi lavorano spesso 'in difesa', con percentuali d’apertura vicine al 140 percento sul vincente, spesso addirittura al 400 percento sui piazzati, con quote in graduale salita nell’approssimarsi della corsa, ma sempre con percentuali ben sopra il 125 percento e spesso anche sopra il 130 percento.

Su questo fronte il margine di progresso è probabilmente ancora ampio, ma la possibile crescita è legata anche all’indispensabile equilibrio delle corse, che consente ai bookmaker di 'bancare' puntate distribuite su più cavalli e non solo su uno o due come accade spesso oggi.

In ogni caso è un lavoro a lungo termine e indispensabile per diversi motivi. Il primo, fondamentale, è che il totalizzatore necessita di alti volumi di scommesse per poter 'funzionare' e la discesa dell’interesse sul gioco ippico aveva portato a movimenti per singola corsa troppo esigui. Il secondo è che le aliquote di prelievo sulle scommesse al totalizzatore, studiate per far fronte alle necessità dell’ippica, non sono mai state adeguate alla realtà di un mercato profondamente modificato”.

Tanto per fare un confronto, “in Italia oggi il prelievo sul vincente al tot tradizionale è del 25/27 percento rispettivamente per le corse con partenti da 7 a 9 e per quelle da 10 a 14, ovvero la maggior parte, e del 29 percento su quelle dell’ippica nazionale, mentre in Francia è del 15,05 percento. E anche sulle giocate 'esotiche' vi sono differenze importanti, visto che il Pmu lavora al massimo con prelievi dal 31 al 35 percento, mentre in Italia su Trio, Tris, Quarté e Quinté  si parte dal 35 percento e si arriva addirittura al 43 percento.

Qualsiasi paragone andrebbe quindi effettuato prefigurando quelle che potranno essere le aliquote di prelievo del totalizzatore nel momento in cui potrà essere adottata la riforma, con l’unificazione e la necessaria e anzi indispensabile modifica delle formule di gioco di TQQ.

Insomma, fino a quando non sarà possibile procedere all’unificazione dei due totalizzatori con annessa riforma dei prelievi e delle formule di gioco (ovvero fino al varo della legge di riforma complessiva dei giochi e delle scommesse che è ancora in fase di elaborazione) è difficile pensare a un totalizzatore davvero attrattivo”, rimarca bene il sito ministeriale.

Grande ippica italiana quindi si sofferma sulla diminuzione della redditività delle scommesse derivante dallo spostamento verso la quota fissa e dalla diminuzione del prelievo sulla stessa. “I numeri dicono che l’aliquota di prelievo sulla quota fissa è scesa dal 5,27 al 2,05 percento, con una diminuzione dei proventi da 2,19 milioni a poco meno di un milione. Anche qui però l’analisi va integrata con un dato, ovvero quello del cosiddetto Ggr (il margine lordo sul quale viene calcolato il prelievo) che è sceso in quanto le vincite dei puntatori sono salite, per quote migliori, bravura o fortuna…

In ogni caso il dato che oggettivamente pone degli interrogativi e suscita qualche polemica, va adeguatamente valutato, in quanto l’abbassamento della tassazione è stato adottato in parallelo con l’innalzamento del prelievo sulle scommesse virtuali, destinando una parte dei maggiori proventi proprio alla compensazione della diminuzione. Si tratta quindi sostanzialmente di uno 'spostamento' della tassazione da un comparto (l’ippica) all’altro (le virtuali). La copertura quindi è prevista, così come la penalizzazione in termini di prelievo maggiore, delle scommesse virtuali, che sono il vero 'spettro' per le scommesse ippiche reali, una concorrenza micidiale che coniuga velocità estrema e basso costo per i gestori. Magari si potrebbe pensare a uno 'stimolo' nei confronti dei concessionari per il riutilizzo di una parte degli 'extra-profitti' in promozione o sponsorizzazioni per l’ippica…”

Considerazione finale per la raccolta negli ippodromi. “Dicembre ha comunque confermato, sul campo e in termini di raccolta esterna, che le corse più attrattive per il gioco sono quelle con numero di partenti da 10 a 16, con protagonisti di medio-alto livello dalla forma 'leggibile' e soprattutto equilibrio fra le varie chances. Non è un caso se gli handicap  del galoppo proposti nel mese sono arrivati a cifre di gioco multiple rispetto alle altre corse con i top (abbinati a TQQ) arrivati a un movimento di circa 200mila euro.

Questo fatto porta ad un ulteriore ragionamento. L’obiettivo del lavoro che il Masaf sta effettuando anche attraverso il monitoraggio continuo dei risultati è quello di arrivare ad una programmazione che possa portare alla proposizione di corse più appetibili per lo spettacolo e le scommesse, anche partendo dal numero e dalla distribuzione delle stesse, geografica e qualitativa, dei cavalli che saranno poi i protagonisti delle varie tipologie di corsa, ovviamente in sinergia con le esigenze della selezione. Che diventano fondamentali soprattutto quando si tratta dei giovani.

Il quadro è abbastanza chiaro e la situazione delle scommesse ippiche, in attesa della riforma globale, va letta in maniera complessiva e soprattutto costruttiva. Il dato della raccolta a quota fissa è indubbiamente positivo e la salita di quest’ultima ha trascinato anche i due tot nel secondo semestre. I risultati in termini di incasso ovviamente non sono positivi, ma per questi c’è il 'paracadute'. Il lavoro è appena iniziato e dovrà procedere su più fronti da parte di tutti, del Masaf e dalle componenti ippiche (ippodromi in primis) che dovranno ottimizzare i palinsesti e cercare di programmare corse più attrattive per il gioco, ma anche dai concessionari, che dovranno spingere ulteriormente in direzione dei clienti con quote più attrattive e aumentando la possibilità di scommettere nei limiti del rischio d’impresa. Il cammino è solo all’inizio, ma tornare a riproporre le ricette fallimentari del passato o ipotizzare scenari fantasmagorici è solo controproducente per tutti”.