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Ritardi versamenti Lotto in pandemia, CdS: 'No a revoca concessione'

07 marzo 2023 - 16:21

Il Consiglio di Stato boccia appello dell'Agenzia dogane e monopoli in quanto 'i contestati ritardi nei versamenti si sono verificati nei primi sei mesi del 2020, ossia in coincidenza con l’avvento della pandemia e dell’emergenza sanitaria'.

Scritto da Fm
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“Le oggettive difficoltà determinate dalle misure emergenziali disposte dallo Stato italiano nei primi sei mesi del 2020 congiuntamente considerate alla scarsa entità dell’inadempimento contestato all’appellata, trattandosi di contenuti ritardi e non di omessi versamenti, inducono il Consiglio di Stato a ritenere la misura della revoca sproporzionata e, dunque, corretta la decisione del giudice di primo grado, posto che, comunque, la buona fede di cui all’art. 1375 c.c. avrebbe dovuto indurre l’Amministrazione ad interpretare la lett. a) della richiamata circolare, così come anche l’art. 2 della concessione, in modo favorevole all’appellata”.

Lo sottolineano i giudici del Consiglio di Stato nella sentenza con cui respingono l'appello proposto dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli per la riforma della sentenza breve del Tar Lazio che nel 2021 ha dato ragione alla titolare della rivendita di generi di monopolio accogliendo il ricorso presentato contro il provvedimento di revoca della concessione del gioco del lotto  “per tardivi versamenti dei proventi nel termine intimato”.

I ritardi sono stati relativi a tredici settimane contabili; troppe secondo Adm, che ha ritenuto “appurata incontrovertibilmente, pertanto, l’esistenza della violazione contestata” di comunicazione dell’avvio del procedimento di revoca ai sensi della lettera a) della circolare n. 47846 del 18 maggio 2016, in ragione di “effettuati tardivi versamenti in numero superiore a 10, anche per importi limitati”.

Per il Consiglio di Stato l’appello dell'Agenzia è destituito di fondamento e deve essere respinto, in quanto “occorre precisare che i contestati ritardi nei versamenti si sono verificati nei primi sei mesi del 2020, ossia in coincidenza con l’avvento della pandemia e dell’emergenza sanitaria che ha drammaticamente segnato la vita sociale e le attività economiche dell’intero Paese, soprattutto, ma non soltanto, nella Regione Lombardia ove si svolge l’esercizio commerciale dell’appellata. La circostanza non appare essere stata in modo alcuno considerata dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, quando, in realtà, sarebbe stato doveroso tenerla nella dovuta considerazione. L’emergenza sanitaria, infatti, avrebbe dovuto indurre l’Amministrazione ad interpretare le norme disciplinanti il rapporto con l’appellante in modo meno rigoroso, come, peraltro, i canoni di buona fede e correttezza nell’esecuzione delle obbligazioni assunte, pacificamente applicabili alle concessioni, imponevano, in ragione delle oggettive difficoltà incontrate da tutti gli operatori economici in quel determinato momento storico”.

 

 

 

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