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Ordinanza gioco Livorno, Sapar: 'Approssimazione dati scientifici'

05 aprile 2018 - 07:28

Curcio (Sapar) commenta l'annullamento del Tar Toscana dell’ordinanza del Comune di Livorno su limitazioni orarie.

Scritto da Redazione

“Dopo la bocciature da parte del Tar Toscana del regolamento in materia di giochi e relativo alle distanze dai luoghi sensibili, ora il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso di una sala giochi per l’annullamento dell’ordinanza del sindaco del Comune di Livorno in materia di limitazioni orarie. Finalmente, o purtroppo, arriva dal tribunale la conferma di quanto dicevamo da tempo e che l’amministrazione comunale non ha mai voluto ascoltare. Con una migliore interlocuzione fra associazioni di categoria e Comune, ci saremmo potuti evitare un cospicuo dispendio di denaro pubblico per le cause legali”. Così Raffaele Curcio, presidente dell’Associazione Nazionale Sapar, commentando la notizia dell’annullamento da parte del Tar della Toscana dell’ordinanza del sindaco di Livorno avente ad oggetto “Limitazione degli orari di apertura delle sale giochi e di funzionamento degli apparecchi da gioco con vincite in denaro”, accogliendo così il ricorso presentato da una sala giochi.

Secondo il Tar, infatti si ritiene necessario “che il potere di limitazione degli orari sia assistito da precisi studi scientifici relativi all’ambito territoriale di riferimento e non caratterizzato da evidenti illogicità o irragionevolezze che incidano sulla legittimità del provvedimento”.

“Se anche il tribunale conferma la mancanza di dati scientifici a supporto dell’ordinanza comunale - prosegue Curcio – allora abbiamo la dimostrazione di quanto affermiamo ormai da anni: i provvedimenti vengono strutturati esclusivamente su percezioni e non su constatazione di situazioni reali. Inoltre l’amministrazione livornese ha precluso un dialogo con le associazioni degli operatori di settore coinvolti, al fine di addivenire all’emanazione di provvedimenti realmente efficaci per il contrasto delle patologie legate al gioco e dei soggetti a rischio, tenendo però sempre presenti i risvolti economici e occupazionali”.

Conclude quindi il presidente Sapar: "Se si intende tutelare il giocatore potenzialmente patologico, non è questa la strada corretta. È necessario un approccio culturale diverso, che si realizza attraverso le attività di formazione e informazione dei gestori ed esercenti di locali e sale da gioco e attraverso la collaborazione delle istituzioni con le associazioni di categoria. L’educazione al gioco sano e lecito non è più procrastinabile: serve una normativa nazionale che riequilibri tutto il gioco”.

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