La differenza fra azzardo e intrattenimento: proposte per una (eventuale) riforma

Nei recenti confronti con associazioni e istituzioni, in ottica di una futura riforma del settore, è emerso spesso un equivoco “sull’etica” delle diverse tipologie di giochi, da superare insieme al pregiudizio.
Scritto da Francesco Scardovi, commercialista e revisore contabile esperto di gaming

La differenza fra azzardo e intrattenimento: proposte per una (eventuale) riforma

 

Per buona parte dell’opinione pubblica esistono giochi “buoni” e giochi “cattivi”. Grattare un tagliando offerto anche in un supermercato o in un autogrill o giocare al SuperEnalotto è considerato “tentare la fortuna”. Sedersi davanti a una slot in un bar o a un tavolo di poker online è invece considerato l’inizio di un percorso infernale. Ma se non usciamo da questo equivoco non si potrà mai disegnare una riforma armonica ed efficace al fine di tutelare imprese, giocatori ed entrate erariali e limitare i disturbi da gioco patologico. Nel panorama del gioco legale non esistono giochi buoni e giochi cattivi; il gioco è gioco, con le sue diverse regole, con l’adrenalina e il divertimento che ne scaturisce, soli o in compagnia. Ma esistono – invece – giochi d’azzardo e giochi da intrattenimento. I primi possono portare all’accanimento del giocatore nella speranza di una vincita che possa cambiare la vita per poi, a volte, sfociare in compulsione per recuperare i soldi spesi. I secondi invece consentono al giocatore di trascorrere un certo lasso di tempo divertendosi, pur con l’obiettivo di vincere qualcosa, come la vecchia consumazione al bar, un gadget o una modica cifra.

I TRE FATTORI DEL GIOCO – Sono sostanzialmente tre i fattori che differenziano le due tipologie di gioco: il costo della giocata, la sua durata e l’ammontare della posta in palio. E questo aspetto riguarda tutte le tipologie di gioco, da quelli in regime di monopolio (lotto, superenalotto, gratta e vinci) a quelli in regime concessorio (slot da bar, Vlt, scommesse, giochi online).

Chi gratterebbe certi tagliandi, se il loro costo fosse di un euro e la vincita massima di cinquanta? Ci sono invece dei biglietti di lotterie istantanee che promettono vincite milionarie o rendite perpetue; ma non tutti sanno (anche se, per legge, la probabilità di vincita è espressamente riportata su ogni tagliando) che quello vincente è uno su circa cinque milioni, e che in caso di vincita del “ticket milionario” gli altri tagliandi restano comunque in commercio fino ad esaurimento della serie. Ecco allora che l’acquisto massivo di tagliandi, è fenomeno sempre più in uso, soprattutto dove e quando vengono limitate o espulse altre tipologie di giochi.
Ma non è tutto. Sì perché nell’alveo dei giochi pubblici a vincita, ci sono anche le estrazioni del Lotto virtuali che durano una manciata di secondi e si ripetono all’infinito durante l’apertura dei locali. Portando gli avventori a ripetere giocate nella speranza della combinazione vincente. Così il mercato del gioco online, cui si può accedere senza barriere e limitazioni di orari o distanze, e giocare ininterrottamente anche su più tavoli. 
Dall’esame della prima bozza di legge delega che proponeva la presunta riorganizzazione dell’intero settore, pubblicata anche su questa rivista e più volta discussa nelle varie rubriche, si evidenzia l’intento di concentrare e specializzare il gioco (terrestre) in appositi locali dedicati, riducendo sensibilmente la diffusione degli apparecchi da gioco in bar e locali generalisti. Confermando il principio del cosiddetto “distanziometro” quale soluzione per limitare le patologie. Pur avendo ormai evidenza che mai nessun progetto legislativo si potrà mai ritenere più sbagliato.
 
 
La “slot da bar” prevede una giocata massima di un euro (in moneta) con una vincita massima di 100 euro (anche queste, rigorosamente in moneta). È quindi un gioco d’intrattenimento, con vincita, ma comunque light. Lo stesso dicasi per la scommessa sportiva, che è l’unico gioco a mantenere la più totale alea sull’esito dell’evento. La Vlt “da sala” invece ha un costo per singolo bet fino a 5 euro, funziona con banconote (o ticket) e promette vincite di migliaia di euro; consentendo al giocatore di giocarsi in pochi minuti cifre esorbitanti. Questi sono dunque giochi di puro azzardo, che hanno determinato, dalla loro uscita sul mercato nel 2010, un incremento esponenziale dei disturbi da gioco patologico.
L’esperienza ci ha insegnato che più si limitano le slot da bar (peraltro portatrici della quota maggiore di entrate erariali) e più il giocatore non fa altro che indirizzarsi verso altri giochi, anche illegali e, quindi, senza alcuna tutela o garanzia; così è stato dopo la riduzione delle slot nel biennio 2017 e 2018, o nelle regioni in cui si è voluto espellere l’intrattenimento di Stato. Ma il paradosso degli ultimi anni è stato quello di combattere esclusivamente l’apparecchio meno nocivo (con il celebre logo coniato dal decreto Dignità 2018 “No slot”).
 
L’IDEA DI NUOVI GIOCHI “LIGHT” – Dunque occorre che la riforma non limiti o deprima i giochi da intrattenimento (alcuni tendono a considerare d’azzardo anche una pesca di palloni, un apparecchio a ticket che consente di vincere gadget di modico valore come negli anni ’60 quando il flipper era considerato d’azzardo perché consentiva di vincere una “partita”). Magari riducendo ulteriormente il costo della partita (a 50 centesimi?) e la vincita massima (a 50 euro?), allungandone la durata; oppure, ancora, introducendo più tipologie di giochi, con parametri differenti (come avviene, di fatto, sia in Spagna che in Regno Unito, dove il gioco risulta una pratica pienamente sostenibile) e andando così a ripristinare l’idea iniziale, mai di fatto concretizzata, di affiancare ad una slot un altro gioco di mero intrattenimento (freccette, flipper od altro), in aree separate dalle zone di consumazione. Lo stesso valga per i punti di raccolta di scommesse legali, che equivalgono per i più alla vecchia schedina del Totocalcio (altro gioco, peraltro, che è stato appena sottoposto a un restyling completo dopo anni di agonia). I giochi d’azzardo invece vanno concentrati, quelli si, in locali controllati e monitorati, con dispositivi elettronici all’ingresso che consentano di verificare l’età dell’avventore ed anche, in futuro, l’eventuale sua iscrizione in liste di giocatori problematici o in cura. Con un numero di licenze più ridotto (in base alla popolazione e non certo alla vicinanza o meno dai cosiddetti luoghi sensibili). Personalmente, chi scrive ridurrebbe anche il costo e la vincita massima delle lotterie istantanee, consentendo una maggior distribuzione delle vincite ai giocatori e togliendo il sogno (irrealizzabile) della vincita che cambia la vita. Ma soprattutto, in una riforma degna di tale nome, andrebbe imposta agli operatori una adeguata formazione e un’opportuna informazione.
 
IL TEMA DELLA PUBBLICITA’ – Da valutare anche il ripristino della pubblicità sul gioco, ma accompagnato da campagne informative che spieghino quali sono i giochi d’azzardo, le reali possibilità di vincita e di perdita ed i rischi di patologie che ne derivano, aiutando i consumatori a distinguere tra il gioco legale e quello illegale e tra i giochi più o meno rischiosi, e non per incentivarli al consumo. Altrimenti continueremo a deprimere una parte del gioco legale, quello più sano, e spostare la massa di giocatori verso l’illegalità. Senza benefici per nessuno, ma solo con tanti guai, per lo Stato e per gli stessi consumatori. Forse questa volta siamo scesi meno sul tecnico delle questioni fiscali, nella nostra consueta rubrica, ma è pur vero che, un intervento normativo di questa portata, comporterebbe una miriade di interventi fiscali, per una vera e propria rivoluzione. Ma chissà se riusciremo mai a vederla concretizzata.