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Sabatini (Abi): ‘Lavoriamo per dare accesso al credito al gioco legale’

07 aprile 2021 - 16:44

Il Dg dell’Abi in audizione alla Commissione finanze della Camera ha motivato le recenti difficoltà con la rigorosità delle norme europee.

Scritto da Daniele Duso

Il quadro normativo europeo richiede verifiche rafforzate nei confronti di determinati soggetti, laddove queste non vengano superate alla banca è richiesto di chiudere il conto o non consentirne l’apertura”. Così Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, nel corso dell’audizione in programma oggi pomeriggio, 7 aprile, davanti alla Commissione Finanze della Camera.

Stiamo lavorando per trovare un meccanismo – ha precisato rispondendo ad una precisa domanda del deputato di Italia Viva, Massimo Ungaro –, che consenta da un lato il rispetto della norma Europea ma allo stesso tempo consenta a operatori autorizzati e vigilati di continuare a operare in un settore sicuramente importante anche per l'economia”.

Ungaro, al termine della relazione del direttore Abi, aveva chiesto informazioni proprio in merito alle difficoltà segnalate alla Commissione Finanze da esponenti del gioco pubblico in merito a “operatori del gioco pubblico ai quali le principali banche italiane stanno negando l'apertura di conti correnti”.

Ungaro ha precisato che si tratta di un settore che “non soltanto rappresenta in tutto 100.000 lavoratori, ma da solo rappresentata il 3% delle entrate tributarie dello Stato per di più costituendo un grande presidio della legalità contro il gioco illegale. Credo che escludere il gioco pubblico dai prodotti bancari possa rappresentare un problema in termini di inclusione bancaria e mettere in condizioni difficili un settore legale come quello del gioco pubblico. Per questo – ha chiosato Ungaro – chiedo se l’Abi non considera che sarebbe giusto chiedere alle proprie associate di non chiudere il credito e non impedire al settore del gioco pubblico legale di aprire conti correnti presso le banche italiane”.

“Il tema è sotto la nostra attenzione – ha assicurato Sabatini –, insieme all’Agenzia delle Dogane che ha la vigilanza su questo settore economico. Stiamo cercando di trovare delle soluzioni che siano compatibili con il quadro regolamentare europeo, particolarmente rigoroso per quello che riguarda l'applicazione dei controlli antiriciclaggio. Il quadro normativo europeo richiede nei confronti di determinati soggetti delle verifiche rafforzate, laddove queste non vengano superate o non vengano forniti gli elementi richiesti alla banca è richiesto, in adempimento di queste regole europee, di chiudere il conto o non consentire l’apertura del conto”.

Nessun accenno, da parte del Dg Sabatini, al fatto che spesso la negazione delle banche sia avvenuta, sinora, per “questioni di etica”, ma quantomeno pare vi sia la volontà di trovare una soluzione, dato che lo stesso rappresentante di Abi, rispondendo a Ungaro, ha spiegato che “stiamo lavorando per trovare un meccanismo che consenta da un lato il rispetto della norma Europea e, allo stesso tempo, consenta a operatori autorizzati e vigilati di continuare a operare in un settore sicuramente importante anche per l'economia”.

Tra gli altri temi toccati da Giovanni Sabatini vi è stato quello degli incentivi al settore finanziario, questione definita “fondamentale”.

L’esplosione della pandemia ha causato un fabbisogno eccezionale di liquidità – ha sottolineato Sabatini –, e questo ha fatto sì che il settore bancario svolgesse un ruolo determinante nella gestione dell’emergenza e nel definire i presupposti della ripresa. Alle misure di garanzie si aggiunge il tema delle moratorie, che ammontano a 189 miliardi per oltre 1, 2 milioni di imprese. Questi dati riflettono la dinamica sostenuta del credito con tassi di interesse che rimangono a minimi storici. L’evoluzione della situazione sanitaria, quindi le limitazioni alle attività economiche, richiedono che per tutto il tempo rimangano “attive” le misure di supporto, quindi la proroga delle moratorie e dei finanziamenti garantiti almeno fino a fine 2021. Il ritiro delle misure dovrà avvenire con la massima gradualità”.

L’individuazione precoce delle difficoltà delle imprese trova limitazioni nel quadro regolamentare oggi in vigore, in particolare si fa riferimento a 2 set normativi: la nuova definizione di default perché prevede uno stringente limite alle possibilità di forme di ristrutturazione del debito. Infatti le regole dell’Eba prevedono che la ristrutturazione può esser consentita nei limiti in cui la perdita non superi l’1% del valore attuale netto del credito.

Oggi questa soglia è estremamente vincolante e riduce la possibilità delle banche di sostenere le imprese nella ristrutturazione. L’Abi ha richiesto l’ampliamento di questa soglia minima dall’1% al 5 % per andare incontro alla possibilità di sostenere le imprese in temporanea difficoltà. Un secondo ostacolo è la norma del calendar provisioning, la richiesta è quella di mitigare la rigidità di tale norma caratterizzata da pericolosi automatismi che trattano tutte le imprese allo stesso modo. Da un lato è importante l’analisi del merito di credito in ottica prospettica, ma allo stesso tempo è importante che le banche abbiano più flessibilità per intervenire tempestivamente con misure di sostegno. In questo quadro si innesta il tema della giustizia civile.

Per quanto riguarda le misure di sostegno, ci sono 2 temi: come continuare sostenere accesso al credito quindi come migliorare il merito creditizio, e come aumentare la capacità di ricorso a strumenti di equity. Sotto il primo profilo è importante rafforzare strumenti di garanzia, infatti il fondo centrale di garanzia potrebbe diventare una piattaforma nazionale. Sotto il profilo degli strumenti di capitale, è fondamentale individuare i meccanismi che possano aiutare le imprese a ricapitalizzarsi, quindi interventi strutturali come migliorare il mercato del capitale (vedi Capital market union) e rivedere il quadro regolamentare per facilitare l’accesso al mercato dei capitali.

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