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Il giorno del voto per i presidenti di Camera e Senato, e per il Governo si tratta ancora

13 ottobre 2022 - 12:03

Dopo l'apertura di legislatura con Rosato e Segre, giornata dedicata alle operazioni di voto per l'elezione dei presidenti: La Russa la spunta al Senato, ma il centrodestra è ancora diviso, anche sulla squadra di Governo.

Scritto da Fm
La senatrice Liliana Segre all'apertura dei lavori in Senato

La senatrice Liliana Segre all'apertura dei lavori in Senato

Da qualsiasi parte la si voglia guardare, quella di oggi, 13 ottobre, è una giornata storica.

Una giornata che segna l'inizio della nuova legislatura, la diciannovesima dell'era repubblicana, iniziata con i discorsi dei presidenti provvisori di Camera e Senato, rispettivamente Ettore Rosato e Liliana Segre, che hanno sancito l'apertura delle operazioni di voto per l'elezione dei titolari dei due rami del Parlamento.

 

 "Per me è un grande onore aprire i lavori" avvertendo "il forte senso di responsabilità che comporta in questo tempo complicato" a causa "prima della pandemia poi con la guerra in Ucraina e la crisi economica", sottolinea Rosato, che ha inaugurato i lavori in qualità di vice presidente uscente più anziano. "La nostra responsabilità è accresciuta dalla riforma del taglio dei parlamentari", ricordando che ora il numero complessivo è di 600 (400 alla Camera e 200 al Senato), in virtù della riforma costituzionale che ne ha sancito un corposo taglio rispetto ai 945 originari.

Dopo aver richiamato l'attenzione sul bassissimo numero di donne elette in questa legislatura e invitato tutti all'impegno “per una parità di genere sostanziale nelle istituzioni", Rosato ha spiegato le modalità di voto per il nuovo presidente della Camera: tre scrutini nella giornata di oggi e un quarto domani, se necessario; i primi due con il criterio della maggioranza dei due terzi, i successivi con quello della maggioranza assoluta dei voti.

 

Ad aprire la seduta del Senato è stata Liliana Segre, accolta da una standing ovation, che nel suo discorso ha fatto precisi e molteplici riferimenti all'attualità.

“Incombe su tutti noi in queste settimane l'atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte,distruzione, crudeltà, terrore, una follia senza fine. Mi unisco alle parole puntuali del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: 'La pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino'".

Segre poi rimarca: "La maggioranza uscita dalle urne  ha il diritto-dovere di governare; le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione. Comune a tutti deve essere l'imperativo di preservare le Istituzioni della Repubblica, che sono di tutti, che non sono proprietà di nessuno, che devono operare nell'interesse del Paese, che devono garantire tutte le parti". 

Non facendo passare sotto silenzio il quasi “paradosso” per cui proprio a lei, superstite dell'Olocausto e testimone attiva della Shoah italiana, sia toccato aprire una legislatura segnata da una maggioranza parlamentare di centrodestra, ma senza fare polemiche, anzi. “In questo mese di ottobrenel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica".

Per poi sottolineare: "Il pensiero va all'articolo 3, nel quale i padri e le madri costituenti non si accontentarono di bandire quelle discriminazioni basate su 'sesso, razza, lingua,religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali', essenza dell'ancien regime. Essi vollero lasciare un compito perpetuo alla Repubblica: rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto libertà e eguaglianza dei cittadini. Non è poesia e non è utopia: è la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla: rimuovere quegli ostacoli".

Dopo un appello al “superamento degli steccati” e all'assunzione di “una comune responsabilità è quello della lotta contro la diffusione del linguaggio dell'odio, contro l'imbarbarimento del dibattito pubblico, contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni", la senatrice a vita auspica infine che “tutto il Parlamento, con unità di intenti, sappia mettere in campo in collaborazione col Governo un impegno straordinario e urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge datante famiglie e da tante imprese che si dibattono sotto i colpi dell'inflazione e dell'eccezionale impennata dei costi dell'energia, che vedono un futuro nero, che temono che diseguaglianze e ingiustizie si dilatino ulteriormente anziché ridursi. In questo senso avremo sempre al nostro fianco l'Unione europea con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale".

Mentre Rosato e Segre parlavano, non si sono fermate le “trattative” all'interno della maggioranza di centrodestra per la definizione dei ruoli apicali del nuovo Parlamento e del possibile, futuro Governo.

Per la presidenza del Senato alla fine è arrivato il sì ad Ignazio La Russa, che nel dicembre del 2012 ha fondato il partito Fratelli d'Italia insieme con Giorgia Meloni e Guido Crosetto, ed è stato eletto come seconda carica dello Stato con 117 voti, ma senza quelli di Forza Italia. Il numero necessario, conti alla mano, è stato raggiunto grazie all'apporto di alcuni membri dell'opposizione.

Nel suo primo discorso da presidente del Senato La Russa si richiama alle parole del presidente della Repubblica forse più amato di sempre: Sandro Pertini.
"Ho cominciato a far politica appena nato, mio padre faceva politica, aveva la sue idee mai rinnegate. Io ho iniziato nelle organizzazioni giovanili, nei momenti della contestazione, della violenza, della resistenza al terrorismo. Una frase mi ha sempre ispirato su come comportarmi, una frase di un presidente di estrazione non proprio come la mia: Sandro Pertini. 'Nella vita è necessario sapere lottare non solo senza paura, ma anche senza speranza'. E io aggiungo che la lotta serve  non solo quando pensi di poter vincere, ma anche quando pensi valga la pena di essere vissuta".

Al vertice della Camera invece dovrebbe andare il leghista Riccardo Molinari, come affermato stamattina da Giorgia Meloni che ai cronisti assiepati di fronte a Montecitorio ha spiegato che dopo l'accordo sulla presidenza del Senato, si chiuderà “velocemente” anche alla Camera, e quindi sul Governo, anche se la certezza mattutina è andata decisamente affievolendosi nel corso della giornata, con lo spuntare del nome di Lorenzo Fontana, sempre della Lega, di cui è vice segretario, e che pare ora il candidato più "papabile" per la carica, ma ormai se ne riparla domani, venerdì 14 ottobre, con il quarto scrutinio e la seduta dell'Aula che riprende alle 10,30.

Le divisioni all'interno della coalizione che ha vinto le elezioni del 25 settembre però non sembrano del tutto risolte. Ieri sera è saltato il vertice previsto nella residenza romana di Silvio Berlusconi, dove sarebbero dovuti arrivare anche il segretario della Lega Matteo Salvini e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, sostituito da una serie di incontri separati.

Continuano quindi ad accavallarsi le voci sulla possibile composizione del nuovo Esecutivo: in contrasto con l'ultimo totoministri, ad esempio, dovrebbe restare senza ministeri Licia Ronzulli, data per papabile per uno fra Sanità, Istruzione o Turismo, secondo quanto affermato dallo stesso Berlusconi. "Nessun ministero alla Ronzulli, e non va bene, perché non si devono dare i veti".

Invece della prevista bonaccia, quindi, al momento continua a tirare aria di tempesta all'interno della maggioranza.

 

 

 

 

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