Consiglio Piemonte, Canalis (Pd): ‘Zero visione sulle dipendenze’

La consigliera Monica Canalis (Pd) bacchetta la Regione Piemonte sul nuovo Piano socio sanitario e il mancato potenziamento de Dipartimenti per le patologie da dipendenze. I dati sul gioco.
Scritto da Redazione

Monica Canalis, consigliera regionale del Piemonte © Pagina Facebook ufficiale

Qualche giorno fa, il consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza il Piano socio-sanitario 2025-2030. Ma c'è chi, fra i banchi dell'opposizione, manifesta la sua contrarietà ai suoi contenuti, essendosi anche vista bocciare un emendamento.

Si tratta della consigliera Monica Canalis, in forza al Partito democratico, che parla di un'occasione persa per riprogrammare i servizi per la cura e la prevenzione delle dipendenze, compresa quella dal gioco patologico.

In una nota l'esponente dem sottolinea: “Sulle dipendenze si poteva fare molto, ma molto di più. Il Piano socio sanitario era l’occasione ideale per fotografare il grande cambiamento che sta investendo il mondo delle dipendenze e per ri-programmare conseguentemente i servizi. Invece, la maggioranza di centrodestra si è limitata a schiacciare i servizi per le dipendenze su quelli della salute mentale e ha respinto frettolosamente la mia proposta, che prevedeva un rilancio degli investimenti”.

Citando lo studio della Bocconi, propedeutico al Piano socio sanitario e che compara i dati del 2023 rispetto al 2021, Canalis riporta l'aumento dei tabagisti (+90 percento), dei dipendenti da cocaina/crack (+17,4 percento) e da cannabinoidi (+8,8 percento) e la crescita dei giocatori d'azzardo (+40 percento). “In Piemonte i pazienti presi in carico dai Serd delle varie Asl erano 21.745 nel 2019 (fonte assessorato alla Sanità della Regione Piemonte). Tra questi: circa 13.000 erano affetti da dipendenza da droga, 6.436 da dipendenza da alcol, 1.054 da Gioco d’azzardo patologico, meno di 1.000 da tabagismo,  alcune decine erano affetti da disturbi alimentari. Per quanto riguarda la dipendenza primaria, nel 2019 il 37,6 percento degli utenti era in carico per uso di oppiacei, il 31,5 percento per alcol, l’11 percento per uso di cocaina o crack, l’8,1 percento per cannabis, il 5,9 percento per tabacco, il 4,8 percento per gioco d’azzardo, lo 0,8 percento per altre sostanze e lo 0,3 percento per altri comportamenti (Fonte: Osservatorio epidemiologico delle dipendenze).

Nel 2021, a fronte di una numerosità complessiva simile al 2020, è aumentata l’utenza in trattamento per dipendenza primaria da altri comportamenti (+48,1 percento rispetto al 2020), e per cocaina o crack (+10,3 percento). È aumentata del 3,2 percento l’utenza in carico per cannabinoidi e dello 0,6 percento quella per dipendenza da alcol. Gli utenti in carico per dipendenza primaria da gioco d’azzardo e tabacco si sono ulteriormente ridotti del 9,2 percento e del 10,4 percento, e si sono ulteriormente ridotti anche gli utenti in carico per oppiacei, gioco d’azzardo, tabacco e altre sostanze, seppur in misura minore”.

Riportati i dati, la consigliera regionale del Partito democratico, bacchetta la Regione: “L’unico intento della Giunta Cirio sembra essere quello di inglobare i Serd (Servizi per le dipendenze) nei Dipartimenti di salute mentale, con lo scopo di fondere i budget e il personale. Un’operazione iniziata nel 2021 nell’Asl Cn2 e proseguita nell’Asl Città di Torino e Asl To5, senza solide giustificazioni scientifiche. Le dipendenze e la salute mentale sono infatti ambiti clinici distinti. L’overlapping tra dipendenze patologiche e salute mentale si attesta solamente al 6,6 percento dei casi. Non sussiste pertanto alcuna evidenza scientifica che giustifichi un’assistenza di carattere psichiatrico per i pazienti affetti da dipendenza patologica. Già alla fine degli anni ’70 la Regione Piemonte vietò il ricovero dei tossicodipendenti nei reparti di psichiatria, per evitare il rischio di riduzionismo psichiatrico. Seguendo questa tendenza all’inglobamento, in un triennio il Piemonte ha tagliato 9 milioni di euro sulle dipendenze”.

Canalis quindi rimarca: “Nel mio emendamento, respinto dalla maggioranza, proponevo di garantire autonomia tecnico gestionale ai Dipartimenti per le patologie da dipendenze (Dpd), con una propria dotazione organica comprendente diverse figure professionali qualificate e specializzate (medici specializzati in psichiatria, tossicologia o farmacologia, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri, amministrativi ed altro personale di supporto) ed un budget regionale autonomo e vincolato a progetti dell’area delle dipendenze e una propria responsabilità di spesa, collaborando attivamente con i servizi sociali, infettivologici, psichiatrici.

Suggerivo anche, vista la carenza di personale, che è preferibile un’organizzazione geograficamente trasversale tra i Dpd delle diverse Asl piuttosto che un inglobamento nei Dipartimenti per la salute mentale della stessa Asl. Proponevo inoltre di ovviare all’assenza di una normativa regionale sulle comunità residenziali non riabilitative, dedicate ai pazienti che raggiungono un’età avanzata e sono impossibilitati a vivere da soli al loro domicilio, e di mettere in atto una maggiore omogeneizzazione delle esperienze di domiciliarità assistita per pazienti affetti da dipendenze patologiche sul territorio regionale. Infine, proponevo di istituire una Rete alcologica regionale e di intensificare i progetti di prevenzione, soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado. Sarebbe altresì necessario aumentare i punti di intercettazione e i luoghi di accoglienza per minori e giovani con uso di sostanze o con disturbi del comportamento. In una Regione con pochi giovani e con un aumento della diffusione delle dipendenze proprio tra i giovani, la Giunta Cirio avrebbe dovuto dedicare maggiore attenzione a questo tema nel Piano socio sanitario. La spending review non si fa su ambiti così cruciali!”.