Dipendenza dal gioco, Emilia Romagna fa rete con servizi, scuole e famiglie

La Regione Emilia Romagna lavora per rafforzare il ruolo dei Servizi per le dipendenze e definire nuovi percorsi integrati tra i servizi, le scuole e le famiglie per la prevenzione del gioco patologico.
Scritto da Redazione

La Conferenza regionale sulle dipendenze svoltasi in Regione © Notizie.regione.emilia-romagna.it

Non solo droghe e alcol. Le nuove dipendenze oggi si chiamano anche gioco d’azzardo, gaming e digitale. Un universo complesso e variegato, in larga parte ancora da conoscere e decifrare, che riguarda decine di migliaia di adulti e giovani, a diverso livello e con un differente grado di gravità: solo in Emilia-Romagna sono quasi 27mila le persone che si rivolgono ogni anno ai servizi di assistenza per le dipendenze patologiche gestite dalle diverse aziende sanitarie, stando a quanto riportato da un comunicato diffuso dalla Regione.

Il punto della situazione e le strategie future di intervento sono stati al centro della Conferenza regionale sulle dipendenze, che si è svolta in Regione nella mattina di oggi, 29 gennaio. L’appuntamento, aperto dall’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi, e dall’assessora al Welfare, Isabella Conti, ha rappresentato un momento strategico di tutta la comunità socio-sanitaria verso la costruzione del nuovo Piano regionale delle Dipendenze nei prossimi mesi.

L'assessora Conti sottolinea: “Abbiamo davanti a noi un duplice impegno: aiutare chi si trova in difficoltà, offrendo strumenti nuovi di intervento, e irrobustire e consolidare la rete di assistenza lavorando insieme ai professionisti di questa Regione. In particolare, dobbiamo concentrarci sull’impatto crescente che il digitale, l’utilizzo senza regole dei social media e del gaming sta generando su ragazze e ragazzi, all’interno di una cornice che tenga insieme politiche sociali, benessere mentale e relazionale. Dobbiamo saper leggere questi fenomeni come espressione di cambiamenti profondi della nostra società- ha concluso-, ma anche saper costruire azioni efficaci per non perdere di vista il ruolo fondamentale delle relazioni umane e del rispetto delle nostre emozioni”.

 

Per quanto riguarda il ‘gaming disorder’, ovvero la dipendenza da digitale e online, la nota diffusa dalla Regione Emilia Romagna riporta che il numero delle famiglie che per questa specifica tipologia di problematiche si rivolge ai centri regionali di salute mentale è in netto aumento, una situazione complicata anche dalla difficoltà delle diagnosi e dalla frammentazione dei percorsi di presa in carico. Per questo, la Regione lavorerà a nuovi percorsi sperimentali con l’obiettivo di una maggiore prevenzione e un’intercettazione precoce nei contesti educativi e di cure primarie, oltre a rafforzare il ruolo dei Servizi per le dipendenze per la funzione di regia clinica e organizzativa e a definire nuovi percorsi integrati tra i servizi, le scuole e le famiglie stesse.

 

L'assessore alle Politiche per la salute quindi evidenzia: “Affrontare il crescente disagio sociale è una delle priorità che si è data questa amministrazione, adottando una forte scelta politica di finanziamento dei fondi di assistenza e per la non autosufficienza a fronte dei forti tagli statali. Per farlo serve il contributo di tutte le professionalità del nostro sistema sociosanitario, perché dobbiamo costruire percorsi nuovi di assistenza, in particolare per le generazioni più giovani che pagano oggi le conseguenze del periodo pandemico e un’angoscia per la situazione globale che spesso li porta a isolarsi e a tagliare i contatti umani.

Dunque, quello di oggi è un momento importantissimo per arrivare a realizzare un piano integrato che ci permetta di valorizzare la professionalità e le competenze presenti in Emilia-Romagna di fronte a sfide così difficili”.