Dpfp 2025: il gioco alla finestra in attesa della Manovra

Nel Documento programmatico di finanza pubblica 2025 presentato ieri, 2 ottobre, dal Consiglio dei ministri, nessun riferimento diretto al gioco. Focus su Pil, debito pubblico e norme europee.
Scritto da Dd

Giorgia Meloni - Foto tratta dalla pagina Facebook di Giorgia Meloni

Presentata ieri la nuova legge di bilancio, la quarta dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, che avrà come colonne portanti il fisco, le famiglie e il lavoro, oltre al tema della difesa, dipendente dagli sviluppi politici internazionali.

Il nuovo quadro programmatico della contabilità statale è fissato nel Dpfp, il Documento programmatico di finanza pubblica, presentato dal Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti e approvato dal Consiglio dei ministri n. 143 ieri sera, 2 ottobre 2025, che aggiorna le previsioni dello scorso aprile e traccia le direttrici di quella che sarà la prossima manovra.

Si tratta di documento cui guarda con interesse anche il settore del gioco pubblico, che in attea dell'agognato riordino del comparto fisico, rientrerà inevitabilmente tra gli argomenti della manovra di bilancio 2026-28, così come è stato negli ultimi anni. Al momento, tuttavia, sono ben pochi i riferimenti diretti al settore, come apprendiamo dal comunicato redatto in seguiro al Cdm.

I PRIMI DETTAGLI DELLA NUOVA MANOVRA – Nel Dpfp viene evidenziato che le principali direttrici della politica economica per il triennio 2026–2028 confermano il percorso di indebitamento netto già previsto dal Piano strutturale di bilancio: 2,8 percento nel 2026, 2,6 percento nel 2027 e 2,3 percento nel 2028. Il rapporto deficit prodotto interno lordo per il 2025 si attesta al 3 percento, mentre la crescita del Pil per lo stesso anno è stimata allo 0,5 percento.

Il documento prevede un incremento delle risorse destinate alla difesa: 0,15 percento nel 2026, 0,3 percento nel 2027 e 0,5 percento nel 2028, subordinato all’uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo. Parallelamente, il tasso di crescita del Pil programmatico è previsto allo 0,7 percento nel 2026, allo 0,8 percento nel 2027 e allo 0,9 percento nel 2028, con stime tendenziali leggermente inferiori.

DEBITO PUBBLICO E LAVORO – Il debito pubblico, secondo il Dpfp, si ridurrà progressivamente: dal 137,8 nel 2026 al 136,4 nel 2028, grazie anche alla fine degli effetti del superbonus. La manovra prevede inoltre una ricomposizione del prelievo fiscale con una riduzione del carico sui redditi da lavoro e un ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario nazionale.

Tra le misure annunciate, il Governo intende proseguire nel percorso di sostegno alla natalità e alla conciliazione vita-lavoro, oltre a garantire la competitività delle imprese attraverso interventi mirati. Il finanziamento della manovra sarà sostenuto da una combinazione di entrate e interventi sulla spesa, con attenzione al monitoraggio e all’adeguamento dei cronoprogrammi.

In coerenza con le risoluzioni parlamentari approvate il 17 e 18 settembre 2025, il documento include anche l’elenco dei collegati alla manovra, focalizzato sul tema energetico.

NORME EUROPEE, FOCUS SU ANTIRICICLAGGIO – Il Cdm, su proposta del ministro per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione Tommaso Foti e dei ministri competenti, ha approvato in esame preliminare anche tre decreti legislativi di attuazione di norme europee.

Tra questi, spiccano le modifiche e integrazioni al decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231 per il recepimento dell’articolo 74 della direttiva (UE) 2024/1640, che riguarda i meccanismi che gli Stati membri devono istituire per prevenire l’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Il provvedimento, proposto dal Ministro dell’economia e delle finanze, rappresenta una prima attuazione della direttiva e si concentra sull’accesso alle informazioni relative al titolare effettivo delle persone giuridiche.

L’obiettivo è rafforzare i meccanismi di prevenzione e contrasto all’uso del sistema finanziario a fini illeciti, attraverso l’adeguamento del sistema sanzionatorio, sia penale che amministrativo, e la promozione della più ampia collaborazione a livello nazionale e con le omologhe autorità europee.