La Manovra 2026 verso l’Aula del Senato, le proposte sul gioco ancora in campo
Cambia ancora la lista degli emendamenti in materia di gioco al disegno di legge di Bilancio che arriverà all'Aula del Senato la prossima settimana.
Non il 15 dicembre, come previsto in un primo tempo, visto che – stando alle indiscrezioni riportate dall'Ansa – domenica sera in commissione Bilancio dovrebbe arrivare un nuovo gruppo di emendamenti, e che è prevista una Conferenza dei Capigruppo per la mattina del 16, per aggiornare il calendario del lavori del Senato.
Intanto, nell'ultima seduta della commissione Bilancio è stato comunicato il ritiro dell'emendamento contrassegnato dal numero 36.0.33, presentato dai senatori di Fratelli d'Italia Gelmetti, Ambrogio, Nocco e Russo, che prevedeva, dal 1° gennaio 2026, la possibilità di fare pagamenti in contanti compresi tra 5.001 e 10.000 euro ma con l'applicazione di un’imposta speciale di bollo pari a 500 euro.
Una misura d'interesse soprattutto per i casinò, visto che con l’innalzamento della soglia al contante sarebbero state rese più agevoli le transazioni di importo elevato, tipiche delle sale da gioco, dove i clienti spesso preferiscono operare in cash.
Quanto agli altri emendamenti, nessuno fra quelli a firma del Governo parla di gioco e alle ore 18 di oggi 12 dicembre scadono i termini per depositare i subemendamenti alle proposte dell'Esecutivo.
Cosa resta in campo, quindi, per il settore del gioco?
Nel testo vero e proprio della legge di Bilancio al momento c'è lo stanziamento di 80 milioni di euro per il 2026 destinati al Fondo per l’attuazione della delega fiscale per la riorganizzazione della rete fisica in materia di giochi pubblici.
Per quanto concerne gli emendamenti si attende di conoscere la sorte di quelli sul Fondo per il contrasto delle ludopatie targato Partito democratico, sulla cosiddetta “tassa dei 500 milioni” istituita dalla legge di Stabilità del 2025 e le controversie in materia di scommesse ippiche presentato da Fratelli d'Italia, ma anche su quello relativo all'eliminazione del divieto di pubblicità “anche indiretta” del gioco previsto dal decreto Dignità varato nel 2018.
IL TESTO SUL FONDO PER IL CONTRASTO ALLE LUDOPATIE – Va avanti la riformulazione dell'emendamento 91.0.2 a firma di Cristina Tajani (Partito democratico), che propone l’introduzione del “Fondo per il contrasto delle ludopatie” presso il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con uno stanziamento annuale di 150 milioni di euro. Reperendo tali risorse non più dall’aumento della tassazione sul gioco, ma razionalizzazione e revisione della spesa pubblica; oppure “Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all’evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente”.
Di seguito il testo 2 dell'emendamento 91.0.2 presentato dalla senatrice Tajani.
Dopo l’articolo 91, è inserito il seguente: « Art. 91-bis. (Fondo per il contrasto delle ludopatie) 1. Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituto, il “Fondo per il contrasto delle ludopatie”, con una dotazione iniziale pari a 150 milioni di euro a decorrere dall’anno 2026, al fine di finanziare tutte quelle attività necessarie per diffondere la consapevolezza del gioco re27 novembre 2025 – 51 – 5 a Commissione sponsabile e contrastare fenomeni ludopatici che possono nuocere all’individuo e alla sua famiglia. ». Conseguentemente, all’articolo 129, dopo il comma 15, aggiungere il seguente: « 15-bis. Entro il 28 febbraio 2026, mediante ulteriori interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo, con esclusione delle spese commesse a salute, welfare, istruzione, università, ricerca, stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse, enti territoriali, formazione, 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche e ambiente, sono approvati provvedimenti regolamentari e amministrativi, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che assicurino minori spese pari a 150 milioni di euro a decorrere dall’anno 2026. Qualora le misure previste dai precedenti periodi non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati, sono disposte misure di entrata da lotta all’evasione e di rimodulazione ed eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente (Sad) di cui all’articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. A tal fine, entro il 30 aprile 2026, il Ministero dell’economia e delle finanze, individua le misure atte a garantire maggiori entrate dalla lotta all’evasione fiscale e di concerto con Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, sentito e il Ministero delle imprese e del made in Italy, sono individuati, senza determinare aumenti della pressione fiscale complessiva e salvaguardando le famiglie e le imprese più vulnerabili, i sussidi di cui all’articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione, con priorità per quelli che possono determinare procedure di infrazione per il contrasto con le normative europee, al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate non inferiori a 150 milioni di euro a decorrere dall’anno 2026. ».
L'EMENDAMENTO SU TASSA DEI 500 MILIONI E I MINIMI GARANTITI – Si aspetta il voto anche sull'emendamento contraddistinto dal numero 28.0.2 (testo 2) e recante la firma dei senatori di Fratelli d'Italia Ambrogio, Mennuni, Russo, Gelmetti, Nocco, che invece si occupa della cosiddetta “tassa dei 500 milioni” istituita dalla legge di Stabilità del 2025 e delle controversie in materia di scommesse ippiche.
Ed eccone il testo.
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
Articolo 28-bis (Definizione delle pendenze del versamento una tantum ai sensi dell'articolo 1, comma 649 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 e delle controversie in materia di scommesse ippiche)
In relazione a quanto previsto dall'articolo 1, comma 649, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come interpretato con l'articolo 1, comma 921, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, ciascun concessionario della rete telematica del gioco mediante apparecchi da intrattenimento è obbligato, nei confronti dell'Erario, al versamento della riduzione del compenso annuo dovuto agli operatori del gioco lecito, ferma restando la possibilità di agire in regresso, pro quota, nei confronti degli altri operatori della rispettiva filiera.
Per la definizione del debito residuo, l'importo non ancora versato allo Stato, alla data di entrata in vigore del presente articolo, è corrisposto dai concessionari in misura ridotta, senza interessi, in tre rate di pari importo entro, rispettivamente, sessanta, centoventi e centottanta giorni dall'entrata in vigore del presente articolo, a condizione che essi prestino acquiescenza alle pronunce giurisdizionali emesse nei loro confronti nel contenzioso instaurato con lo Stato e rinuncino all'instaurazione di ulteriori contenziosi con lo Stato sulla riscossione delle somme dovute ai sensi dell'articolo 1, comma 649 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
Con provvedimento dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente articolo, è definito l'importo dovuto da ciascun concessionario, alle condizioni di cui al comma 2, ridotto in relazione al grado di assolvimento del dovuto stabilito dal provvedimento del direttore della medesima Agenzia attuativo dell'articolo 1, comma 649, lettera b) della legge 23 dicembre 2014, n. 190. La percentuale di riduzione dell'ammontare totale non ancora versato da tutti i concessionari non potrà superare il 20 per cento.
In caso di mancato pagamento di una delle rate, alla scadenza prevista, il concessionario decade dai benefici di cui alla presente norma, con immediato avvio nei suoi confronti delle procedure di riscossione dell'intero importo dovuto, comprensivo degli interessi.
Ai sensi dell'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, così come risultante per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 275 del 20 novembre 2013, nel rispetto dei principi di efficienza ed economicità, l'Agenzia, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste è autorizzata a definire in via transattiva le controversie, anche di natura risarcitoria, definite con almeno una sentenza di primo grado o con lodo arbitrale non definitivi, depositati entro la data di entrata in vigore della presente legge, secondo i criteri di seguito indicati previa rinuncia del titolare di concessione al contenzioso attivato:
a) a fronte del contestuale pagamento, da effettuarsi anche mediante compensazione, delle quote di prelievo di cui all'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998 n. 169, dovute e ancora non versate, e delle integrazioni ai minimi garantiti come ricalcolate in base alla successiva lettera c), l'Agenzia riconosce una percentuale della somma accertata nelle predette pronunce, comprensiva degli interessi legali e senza rivalutazione monetaria, determinata applicando le statuizioni dei singoli lodi arbitrali relative al calcolo del risarcimento, ad una concessione-tipo caratterizzata da un aggio costante nel tempo. Dal rapporto tra il valore del risarcimento ottenuto da ciascun lodo e l'aggio annuale come sopra individuato, si ricava un indice, al cui valore corrispondono le seguenti percentuali di riconoscimento del risarcimento statuito dai singoli lodi:
con indice fino a 0,8, la percentuale di riconoscimento è pari al 70 per cento del risarcimento riconosciuto;
con indice fra 0,81 e 1,59, la percentuale di riconoscimento è pari al 60 per cento del risarcimento riconosciuto;
con indice da 1,60 in su, la percentuale di riconoscimento è pari al 50 per cento del risarcimento riconosciuto.
b) le disposizioni di cui alla lettera a) si applicano anche nei confronti dei successori a titolo particolare nel credito di natura risarcitoria accertato giudizialmente o da pronunce arbitrali.
c) il minimo annuo garantito stabilito dalle convenzioni di concessione viene rideterminato secondo le seguenti percentuali da applicare ai minimi garantiti dovuti annui, precedentemente stabiliti:
anno 2006: 100 per cento;
anno 2007: 100 per cento;
anno 2008: 85 per cento;
anno 2009: 78 per cento;
anno 2010: 77 per cento;
anno 2011: 72 per cento;
anno 2012: 60 per cento.
Sono, di conseguenza, ricalcolate le integrazioni eventualmente dovute dai concessionari per il raggiungimento di detti minimi annui garantiti. Eventuali eccedenze di somme versate, rispetto a quelle dovute come sopra rideterminate, sono oggetto di restituzione.
L'autorizzazione a definire in via transattiva le controversie in corso si applica anche alle fattispecie in cui il giudizio non si è ancora concluso. In tal caso, ferma la rideterminazione del minimo annuo garantito, il riconoscimento da parte dell'Agenzia è calcolato applicando una percentuale sul fatturato in misura proporzionale a quanto riconosciuto a titolo di risarcimento nei confronti dei titolari di concessioni aventi simile fatturato.
L'EMENDAMENTO DI LOTITO SULLA PUBBLICITÀ “INDIRETTA” DEL GIOCO – Nel fascicolo c'è anche quello recante il numero 99.0.176, firmato dal senatore di Forza Italia Claudio Lotito,per l'eliminazione del divieto di pubblicità “anche indiretta” del gioco previsto dal decreto Dignità varato nel 2018.
Una proposta che ha provocato sussulti nel Governo, con il parere negativo espresso del ministro della Salute Orazio Schillaci, e gli strali della minoranza parlamentare, che si oppone a un ritocco della normativa.
Il testo dell'emendamento di Lotito recita “Dopo l’articolo, aggiungere il seguente: Art. 99-bis. All’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, le parole: 'anche indiretta', sono soppresse.”
IL SUPPORTO ALLA FUNZIONALITÀ DELL'AGENZIA DOGANE E MONOPOLI – Non va dimenticato l'emendamento 36.0.31 (testo 2) dei senatori di Fratelli d'Italia – Ambrogio, Gelmetti, Russo, Mennuni, Nocco, Salvitti – che si occupa del rafforzamento degli organici in essere per l'Agenzia delle dogane e dei monopoli ma anche per l'Agenzia delle entrate.
Il testo in questo caso recita: “Dopo l’articolo, inserire il seguente: «Articolo 36-bis (Disposizioni urgenti per il supporto alla funzionalità dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli)
In deroga al termine di cui all’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2011, n. 165, l’Agenzia delle entrate è autorizzata ad utilizzare, entro il 31 dicembre 2028, le risorse finanziarie necessarie per l’assunzione di n. 32 dirigenti attraverso il corso-concorso specifico, indetto dal-
la Scuola nazionale dell’amministrazione, per il reclutamento di dirigenti di seconda fascia con professionalità tecnica in materia fiscale, tributaria e catastale da assegnare al Ministero dell’economia e delle finanze e alle agenzie fiscali, da avviare ai sensi dell’articolo 1-ter del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito, con modificazioni dalla legge 10 agosto 2023, n. 112.
Al fine di garantire una maggiore efficienza ed efficacia all’azione di contrasto all’evasione fiscale nonché il rafforzamento della capacità di presidio e controllo doganale a tutela del made in Italy e della correntezza dei traffici commerciali, l’Agenzia delle entrate e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in deroga al limite di cui all’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, sono autorizzate a incrementare le risorse destinate alla remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario svolte dal personale dipendente a decorrere dall’anno 2026, di un ammontare massimo, rispettivamente, di 5 milioni di euro l’anno e di 3 milioni di euro l’anno, con oneri a carico del bilancio di ciascuna Agenzia.
Agli oneri derivanti dal comma 2, pari, in termini di fabbisogno e indebitamento netto, a 4,144 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.»”
L'ORDINE DEL GIORNO DI LOTITO SUL RILANCIO DELLE AWP – In ultimo, torniamo a parlare del senatore Lotito che ha ritirato l'emendamento 99.0.172 – che mirava ad applicare un prelievo erariale unico sulle slot al 19 percento – e ha presentato al suo posto l’ordine del giorno G/1689/53/5. L'ordine del giorno impegna il Governo “1. a rivedere, anche mediante la sperimentazione su un limitato numero di apparecchi collegati alle reti dei concessionari, la base imponibile degli apparecchi da intrattenimento valutando il passaggio dalle somme raccolte alla differenza tra tali somme e quelle erogate in vincite in ciascun periodo contabile, nonché le aliquote di prelievo degli apparecchi stessi, in maniera atta a garantire l’equilibrio di offerta di questi prodotti di gioco in concessione con altri prodotti concorrenti e prioritariamente verso le offerte di gioco illegale; 2. a prevedere che i prototipi di apparecchi Awp siano certificati per garantire una percentuale di somme giocate destinata alle vincite non inferiore al 70 per cento e l’erogazione di vincite di valore non superiore a 200 euro; 3. a garantire che le certificazioni di conformità verifichino altresì che gli apparecchi dispongano di soluzioni tecniche atte ad escludere l’attivazione in presenza di minori e richiedenti ai giocatori di definire un limite di tempo massimo di utilizzo, con visualizzazione di apposito messaggio sul video di ciascun apparecchio al completamento dello stesso”.