Elezioni Veneto: 5 candidati governatori, il punto di vista sul gioco

Anche in Veneto si vota il 23 e 24 novembre per eleggere il successore di Luca Zaia. Dal decreto attuativo sulla tessera sanitaria alle nuove dipendenze giovanili, il tema del gioco d'azzardo entra nella campagna elettorale.
Scritto da Daniele Duso

Palazzo Balbi, sede della giunta regionale veneta - Foto tratta da Wikipedia

Il Veneto tornerà alle urne domenica 23 novembre e lunedì 24 novembre 2025 per eleggere il nuovo presidente della Regione che prenderà il posto di Luca Zaia. Il presidente uscente, alla guida del Veneto dal 2010, non può infatti candidarsi per un terzo mandato consecutivo a causa del limite attualmente previsto dalla legge nazionale. 

Cinque i candidati in lizza per lo scranno presidenziale, da Giovanni Manildo, attuale sindaco di Treviso e candidato civico, ad Alberto Stefani, deputato della Lega e segretario regionale, sostenuto da una coalizione di centrodestra compatta (Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia, Udc, Noi Moderati, Liga Veneta Repubblica) e considerato l'erede politico di Zaia, oltre a a Fabio Bui (60 anni), ex presidente della Provincia di Padova che corre con la lista Popolari per il Veneto, Marco Rizzo (66 anni), leader di Democrazia Sovrana Popolare, e Riccardo Szumski (73 anni), medico e già sindaco di Santa Lucia di Piave, candidato con la lista Resistere Veneto.

Tra i candidati in corsa ovviamente le posizioni sono molto diverse, come ognuno di loro ha potuto esplicare nel corso della campagna elettorale. Solo due di loro, tuttavia, hanno già articolato posizioni dettagliate anche sul tema del gioco pubblico e delle questioni attinenti al settore, mentre il pensiero degli altri si può dedurre da interventi più sporadici e occasionali. Vediamole, una ad una.
 
GIOVANNI MANILDO: TESSERA SANITARIA E DISTANZE DAI LUOGHI SENSIBILI – Come sindaco di Treviso Giovanni Manildo ha fatto del contrasto alla ludopatia uno dei punti fermi della sua azione amministrativa, traslato poi nel suo programma per puntare alla guida della Regione. La sua posizione è chiara e si articola su due livelli che si possono riassumere in misure nazionali urgenti e interventi regionali strutturali. Sul fronte nazionale, Manildo sollecita con forza l'approvazione del decreto attuativo che prevede l'utilizzo della tessera sanitaria per giocare: "È necessario che al più presto venga approvato il decreto attuativo che prevede l'utilizzo della tessera sanitaria per giocare con il blocco delle macchinette che scatta quando vengano riscontrati problemi di ludopatia. Ed è necessario che al più presto sia operativa la distanza dai luoghi sensibili".

Manildo enfatizza anche il ruolo della politica locale: "Stiamo usando tutte le armi a nostra disposizione. Credo però sia compito della politica, a partire dai Comuni, fare pressione affinché le cose cambino". 

Come primo cittadino di Treviso, Manildo ha già dimostrato concretezza nell'affrontare il problema. Ha lavorato con Bergamo su misure di limitazione e prevenzione dei rischi derivanti dagli effetti del gioco d'azzardo, e ha fatto censire dalla polizia locale le 450 macchinette presenti sul territorio comunale, chiedendo anche un inasprimento delle sanzioni, fino a 500 euro, per il mancato rispetto degli orari e l'attivazione di un tavolo di coordinamento con la Prefettura per un regolamento omogeneo tra tutti i comuni dell'area vasta. In vista delle elezioni regionali, Manildo ha quindi incontrato il Coordinamento veneto strutture terapeutiche (Covest), condividendo la necessità di una revisione organica della normativa vigente per i servizi sulle dipendenze, progettata vent'anni fa e ritenuta inadeguata al mutato fenomeno delle dipendenze patologiche. Se eletto, intende "creare un assessorato alla Partecipazione, dove sperimentare una reale cogestione a partire da un cruscotto di bisogni, una mappa del fenomeno delle dipendenze da costruire a livello regionale, per poi co-progettare insieme i servizi".

ALBERTO STEFANI: PREVENZIONE COME INVESTIMENTO E SINERGIA TRA ENTI – Anche il candidato del centrodestra Alberto Stefani, 33 anni, ha aderito formalmente all'appello del Covest, ponendo l'accento sulla prevenzione e sulla necessità di aggiornare strumenti e competenze per affrontare le nuove forme di dipendenza, facendone parte del suo impegno programmatico. Stefani ha partecipato a un incontro presso la Comunità San Gregorio di Padova, esprimendo sostegno alle richieste dell'organizzazione. "Le dipendenze sono cambiate e quindi bisogna aggiornare le competenze e gli strumenti per combatterle", ha dichiarato.

Il deputato leghista pone particolare enfasi sull'aspetto economico della prevenzione, sostenendo che essa rappresenti non solo un imperativo sociale ma anche una scelta di buon governo. "C'è un tema di risorse che va affrontato", ha affermato Stefani, sottolineando la necessità di investimenti per informare e sensibilizzare i giovani e sostenere le strutture terapeutiche. Per Stefani "prevenire non significa solo ridurre il danno, ma anche risparmiare: la prevenzione non è una spesa, è un investimento". Il candidato leghista riconosce la portata sociale del problema, attingendo alla sua esperienza amministrativa come sindaco. "Ho vissuto il problema da vicino", ha ricordato, citando "gli incontri con tanti genitori preoccupati per i comportamenti a rischio dei figli". Una consapevolezza che lo porta a concludere che le dipendenze feriscono non solo chi le vive direttamente, ma anche i familiari e l'intera rete sociale.

FABIO BUI: "I SINDACI SONO LASCIATI SOLI, SERVE UNA LEGGE QUADRO NAZIONALE" – Fabio Bui, ex presidente della provincia di Padova e sindaco di Loreggia, porta in campagna elettorale una battaglia personale di lunga data contro il gioco d'azzardo. “Da sempre in prima linea nelle azioni contro la ludopatia", Bui ha una visione radicale del problema e punta il dito contro l'inadeguatezza del quadro normativo nazionale. Per Bui il nodo centrale della questione risiede nella gestione statale del gioco, come dichiarava già diverso tempo fa a chi lo aveva interpellato sul tema: "Finché il gioco d'azzardo è materia esclusiva della ragioneria generale dello Stato, sarà difficile che si arrivi a una legge che lo contrasti". 
A differenza di altri candidati che valorizzano l'azione dei comuni, Bui esprimeva apertamente il suo scetticismo: "Credo poco nelle ordinanze dei sindaci", perché "il più delle volte si rivelano inefficaci se non illegittime". Piuttosto "manca una legge quadro che risolva questa piaga sociale. I sindaci sono lasciati soli", ma non solo, Bui chiedeva un contrasto più forte non solo alle macchinette a monetine, ma anche alle "pericolosissime Vlt dove si può giocare anche con carta di credito, e quindi la possibilità di perdita oraria è illimitata".

MARCO RIZZO: "SERVE UNA LEGGE NAZIONALE, IL PROBLEMA È CULTURALE" – Marco Rizzo, 66 anni, leader di Democrazia sovrana popolare, inquadra il tema del gioco d'azzardo in una prospettiva più ampia, legandolo alle condizioni socio-economiche del Paese. La sua candidatura, presentata come "un atto politico di rottura", e porta con sé una visione, già espressa in passato, che vede nella ludopatia un sintomo di problemi più profondi.
"Più le nazioni sono povere e più alta la percentuale di somme giocate pro capite. Questa purtroppo è una regola davvero internazionale", spiegava Rizzo nel 2024 in occasione delle elezioni umbre.
Coerentemente con questa visione, Rizzo individuava nella prevenzione e nell'informazione gli strumenti principali di contrasto: "Il tema della prevenzione e dell'informazione dei cittadini rispetto alle ludopatie nel loro complesso credo che sia la cosa più importante da attuare". La sua posizione richiama l'attenzione sulla necessità di un approccio educativo e culturale, che intervenga prima che si sviluppi la dipendenza, piuttosto che concentrarsi solo sulle misure repressive o di limitazione dell'offerta. Nelle sue linee guida programmatiche generali, che spaziano dalla sanità pubblica al contrasto alla privatizzazione, dal dissesto idrogeologico al trasporto pubblico, il tema delle ludopatie si inserisce in una visione più complessiva di tutela sociale e di contrasto alle disuguaglianze.

RICCARDO SZUMSKI: MANCA UNA POSIZIONE CHIARA SUL GIOCO – Riccardo Szumski, 73 anni, medico e già sindaco di Santa Lucia di Piave, candidato con la lista Resistere Veneto, rappresenta una voce critica nata in opposizione alle politiche sanitarie e istituzionali degli ultimi anni. Tuttavia, sul tema specifico del gioco d'azzardo e della ludopatia, Szumski non ha finora espresso posizioni pubbliche rilevanti. Il candidato, noto soprattutto per le sue battaglie in ambito sanitario e per la fondazione di Resistere Veneto, movimento che ha catalizzato il dissenso verso alcune scelte istituzionali del periodo pandemico, non ha ancora articolato una proposta specifica sul contrasto al gioco patologico nella sua campagna elettorale. Resta da vedere se, in prossimità del voto, anche Szumski vorrà esprimersi su un tema che gli altri candidati hanno affrontato con diversi gradi di approfondimento, o se preferirà mantenere il focus sui temi sanitari e istituzionali che caratterizzano la sua proposta politica.

L’APPELLO AI CANDIDATI – Intanto un gruppo di consiglieri di alcuni comuni del padovano, Federico Rampin di Piazzola sul Brenta, Simone Vecchiato di Trebaseleghe, Alessandro Ancilotto di Campo San Martino, Enrico Perusin di Camposampiero, Nicola Favale, Davide Romanello e Luca Lollo di Rubano, Simone Ambrosio di Cadoneghe e Anna Iraci di Limena, lanciano un appello rivolto ai candidati presidenti proprio relativo al tema del gioco. I consiglieri esprimono "ferma contrarietà alla proposta di compartecipazione delle Regioni al gettito erariale derivante dal gioco d'azzardo e all'attuale formulazione della legge di riordino del settore", ritenendo “necessario un netto segnale in difesa delle politiche di prevenzione e contrasto al gioco d'azzardo, che in Italia ha raggiunto una cifra giocata di 157,5 miliardi di euro nel 2024”, asserendo che "sul piano sanitario e sociale, legare le risorse finanziarie regionali agli introiti dell'azzardo significherebbe rendere incompatibili la tutela della salute e il contrasto alle dipendenze con gli interessi di bilancio. Per questo motivo”, chiosano i consiglieri, “chiediamo a tutti i candidati consiglieri e ai candidati alla presidenza della Regione del Veneto una chiara presa di posizione su questo tema".