Scommesse, il mondo del calcio torna a chiedere parte dei proventi per risollevarsi

A tornare sul tema il presidente della Figc, Gabriele Gravina, e i presidenti Paolo Scaroni (Ac Milan) e Urbano Cairo (Torino Fc), in occasione di 'Sport industry talk'.
Scritto da Redazione

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Si è parlato molto anche di gioco, di proventi delle scommesse e di divieto di pubblicità in occasione di “Sport industry talk – L’Economia dello sport”, appuntamento annuale con la business community dello sport organizzato da Rcs Academy, in collaborazione con Corriere della sera e Rcs Sports & Events, grazie agli interventi di alcuni nomi noti del mondo del calcio.

A cominciare dal presidente della Figc, Gabriele Gravina, che è tornato sulla necessità di riconoscere al calcio una percentuale dei proventi derivanti dalle scommesse, così come accade in numerosi Paesi europei, dove una quota di essi viene destinata direttamente alle federazioni e ai sistemi sportivi nazionali. “Noi non chiediamo qualcosa che non ci spetta, è un diritto sacrosanto. C’è una risoluzione di una Commissione europea che ha sancito la tutela del diritto d’autore collegato alle scommesse sportive. Ma perché non lo applichiamo?”.

Sulla stessa linea anche il presidente dell’Ac Milan, Paolo Scaroni, per il quale il divieto di pubblicità vigente in Italia per le scommesse sportive si traduce in un danno per le società di calcio, e lo sviluppo del sistema economico di cui fanno parte.

Il presidente del Torino FC, Urbano Cairo, ricorda come il mercato delle scommesse valga 16 miliardi di euro, ma che paradossalmente alle società di calcio non venga “riconosciuto un centesimo”. Tali entrate, invece, “potrebbero essere anche vincolate a investimenti in infrastrutture, in settori giovanili che sono poi fondamentali per far crescere il movimento”.