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Cds: 'Legittima ordinanza Comune Imperia su orari slot'

  • Scritto da Fm

Il Consiglio di Stato respinge la richiesta di riformare sentenza Tar Liguria su orari slot Imperia

"La disciplina degli orari delle sale da gioco è infatti volta a tutelare in via primaria non l’ordine pubblico, ma la salute ed il benessere psichico e socio economico dei cittadini, compresi nelle attribuzioni del Comune ai sensi di dette norme".

Con questa motivazione il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di alcuni esercenti per la riforma della sentenza con cui il Tar Liguria aveva dichiarato legittimi gli orari di accesione delle slot - dalle 10 alle 23 - fissati con un'ordinanza dal sindaco di Imperia.

Con riguardo al particolare caso in esame, osserva in proposito il collegio che con la determinazione sindacale impugnata, preso atto di una relazione della Asl di Imperia circa la particolare diffusione del fenomeno del gioco d’azzardo e della deliberazione del Consiglio comunale n. 50 del 2014 (di approvazione di un atto di indirizzo per la disciplina degli orari per l’esercizio delle attività di gioco lecito sul territorio comunale), il Sindaco del Comune di Imperia, visto l’art. 50 del d. lgs. n. 267 del 2000, ha deliberato di delimitare l’orario massimo di apertura delle attività inerenti il gioco d’azzardo.
La determinazione impugnata è stata motivata con riferimento al fatto che il Comune ha anche il compito di contrastare i fenomeni di patologia sociale connessi al gioco compulsivo, dal momento che la moltiplicazione incontrollata della possibilità di accesso al gioco costituisce accrescimento del rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza, con conseguenze pregiudizievoli sia nella vita personale e familiare dei cittadini, che a carico dei servizi sociali comunali, chiamati a contrastare situazioni di disagio connesse alle ludopatie.
Tale determinazione, in quanto espressamente volta alla tutela della salute pubblica mediante il contrasto del fenomeno, rientrava quindi pienamente nelle competenze sindacali di cui al citato art. 50, comma 7, del d. lgs. n. 267 del 2000.
III.
L’appello deve essere conclusivamente respinto e deve essere confermata la sentenza di primo grado.
 
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