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New slot: tra riduzione e contenzioso, i possibili scenari in vista del 30 aprile

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Dopo i colpi di scena al Tar del Lazio e la successiva pronuncia del Consiglio di Stato, si avvicina la seconda scadenza per la riduzione delle slot: e ora cosa accade?

 

Cosa accadrà nel settore degli apparecchi da intrattenimento a partire dal primo maggio 2018? Ovvero, all'indomani della scadenza stabilita dal Legislatore entro la quale dovrà essere definito il secondo step di riduzione del parco macchine? E' la domanda che si pongono in queste ore gli addetti ai lavori del comparto, dopo il susseguirsi di pronunce provenienti dai tribunali capitolini, in seguito al ricorso presentato da alcuni concessionari che hanno deciso di impugnare i provvedimenti emanati dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in attuazione della manovra economica che imponeva un taglio drastico alla rete delle slot. Pari, esattamente, al 34,9 percento del parco macchine fotografato alla fine del 2016, portando così la rete di apparecchi a 264.674 unità nel giro di un anno, rispetto alle 407.323 slot autorizzate all'esercizio che si contavano fino al 31 dicembre 2016. Ora, dopo il taglio del 15 percento della rete eseguito entro la fine del 2017, che ha già portato alla scomparsa di quasi 62mila macchine, raggiungendo il primo “tetto” di 345.479 slot, a dover sparire dalla circolazione entro il mese prossimo saranno altre 80.800 macchine. E sul punto, alcuni concessionari, sembrano già al lavoro. Salvo tuttavia guardare con molto interesse agli sviluppi che si avranno a Roma, tra il Consiglio di Stato e il Tar.

In attesa, prima, del verdetto che arriverà subito dopo la camera di Consiglio fissata dai giudici di Palazzo Spada al 19 aprile, per poi concentrarsi sull'udienza di merito fissata dal tribunale amministrativo per il prossimo 23 maggio. Data però successiva alla scadenza prevista per la riduzione. C'è quindi da attendersi uno slittamento dei termini da parte dell'amministrazione, rispetto alla seconda tranche di riduzione, in attesa dell'udienza di merito, oppure no? E' il secondo quesito più gettonato del momento. Mentre gli addetti ai lavori continuano anche a chiedersi se ha fatto bene chi ha ridotto il proprio parco macchine, interpretando la legge come indicato dai Monopoli, oppure se, al contrario, ha fatto meglio chi ha deciso per ricorrere alle vie legali, contestando la scelta del regolatore. In uno scenario che ricorda da vicino quello che si è avuto dopo l'emanazione della Legge di Stabilità per il 2015, la quale imponeva agli operatori un esborso aggiuntivo di 500 milioni da ricavare dall'intera filiera, che aveva visto una parte dei gestori (e dei concessionari) partecipare, mentre altri avevano pronunce definitive, hanno quasi fatto pentire chi ha seguito le norme.
Qui, però, la situazione è un po' diversa e, se possibile, forse anche più complessa. Sta di fatto però che, ad oggi, la legge sulla riduzione – come pure la norma interpretativa dei Monopoli – rimane in vigore e con essa, la scadenza del 30 aprile 2018 rimane immutata. Va da sé, pertanto, che se i concessionari (in quanto sono loro i responsabili delle operazioni di riduzione, seppure la proprietà degli apparecchi continua ad essere dei gestori, eccetto alcuni casi, comunque parziali, di concessionari che sono anche gestori) rispetteranno il termine previsto, il problema sarebbe già risolto. Almeno per quanto riguarda la seconda scadenza: rimanendo in attesa di conoscere il verdetto definitivo sulla prima, dopo il 23 maggio.
 
I TEMPI AMMINISTRATIVI - In effetti, nonostante l'udienza di merito sia – come detto - successiva alla data prevista dalla riduzione che impone dei precisi obblighi ai concessionari, lo stesso non si può dire guardando la situazione dal punto di vista del regolatore. L'Amministrazione, come noto, ha oltre venticinque giorni di tempo per intervenire con le proprie attività di riduzione conseguenti a quelle dei concessionari, () e questo vorrebbe dire che la “fotografia” della nuova rete scattata da Adm dovrebbe arrivare proprio nei giorni attorno a quelli dell'udienza. Anche se la sentenza definitiva, come giurisprudenza insegna, difficilmente arriverà a ridosso dell'udienza di merito, necessitando ai qualche giorno in più per la notifica del verdetto. E' quindi evidente che non tanto il settore, quanto piuttosto i Monopoli, attenderanno di vedere cosa accadrà nelle prossime ore e, in particolare, quale sarà l'orientamento del Consiglio di Stato il 19 aprile, per poi valutare il da farsi. Fonti interne al Ministero, riferiscono a GiocoNews.it che al momento non sarebbe ancora stata presa, né valutato, alcuna iniziativa da parte del regolatore, il quale valuterà la situazione passo dopo passo, di concerto con l'avvocatura dello Stato. Senza bisogno di richiedere un parere formale, come spesso accade prima dell'emanazione di norme particolarmente complesse e in attuazione di provvedimenti legislativi, essendo in questo caso già aperto il canale di confronto per via del procedimento in corso. Quello che è certo, tuttavia (e che non sfugge, probabilmente, agli occhi del regolatore e dell'avvocatura), è l'atteggiamento del Tribunale amministrativo, che dopo il colpo di scena della prima pronuncia, con la quale accoglieva il ricorso del concessionario Codere, ha eseguito una sostanziale marcia indietro,  legittimando l'azione normativa del Ministero e dei monopoli. Per una situazione che forse conta pochi precedenti e che potrebbe rivelare qualche indizio rispetto agli sviluppi della vicenda. Rendendo quindi decisamente remota l'ipotesi di una proroga.
 

L'INCERTEZZA NELLA FILIERA - Sta di fatto, però, che nonostante tali ragionamenti e nel susseguirsi dei vari colpi di scena, chi continua a vivere della più totale incertezza sono gli operatori. Concessionari e gestori, ma anche i produttori, visto che se riduce il numero di slot (insieme al margine per i gestori), ne risente direttamente e inevitabilmente anche la produzione, visto che non può esserci mercato. Aggiungendo complessità in un momento in cui non c'era sicuramente bisogno, perché fin troppo difficile da affrontare per le imprese. Ma che potrebbe addirittura peggiorare, sia in termini di rapporti di filiera che di mercato. Se, all'esito dell'udienza di merito del Tar, il concessionario ricorrente (Codere) dovesse essere autorizzato a conservare le macchine acquisite (come pure l'altro operatore NetWin che ha seguito una strada analoga), gli altri concessionari dovrebbero compensarne la quota cedendo un pari numero di macchine, ovvero di nulla osta. Per tale ragione i diretti interessati sono scesi in campo opponendosi al ricorso. Per un contenzioso, già aspro in sé, tra amministrazione e filiera, che si è quindi estenso in un conflitto anche tra operatori. Per una situazione ancora più difficile, soprattutto per i Monopoli, per i quali esisteva allora ed esiste oggi un'unica certezza: qualunque sia la decisione rispetto all'interpretazione della legge sulla riduzione, ci sarà malcontento tra gli operatori. Da una parte o dall'altra. Fermo restando quello dei gestori, che rimane comunque, di fronte a qualunque interpretazione. Almeno finché non verranno previste procedure riguardo alla cosiddetta “portabilità” dei nulla osta, che consentano cioè a un gestore di cambiare concessionario quando lo ritenga opportuno. Come avviene per esempio con le società telefoniche per ogni titolare di un contratto telefonico. Una richiesta ormai antica avanzata dalla categoria, ma che non ha mai trovato traduzione in norma. Ma se non è stata introdotta ora, di fronte a tale situazione critica, difficilmente se ne sentirà parlare prima della scadenza delle attuali concessioni, prevista per il 2022.
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