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Caso Black Slot: 105mila apparecchi sequestrati, Nazionale Elettronica "Un danno anche di immagine"

  • Scritto da Redazione GiocoNews

black slot3Più di 100mila apparecchi prima sequestrati dalla magistratura e poi spariti da locali, sale e bar a causa di una scheda di gioco ’nera’ - in sostanza un software sofisticatissimo - che distribuiva vincite pazze e per questo doveva essere eliminata. Un’unica azienda, la Nazionale Elettronica di Faenza, che su questa scheda aveva costruito se stessa: prosperando il giusto e creando occupazione.

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Dopo il blitz delle forze dell’ordine, parte la lunga attesa rimbalzando tra le aule dei tribunali, mentre il tempo passa: uno, due, tre anni, fino ad arrivare a sei. Tanti ne sono trascorsi dal primo sequestro, consumati attraverso ore e ore di udienze, testimonianze, perizie, interventi di operatori e associazioni dei consumatori. Poi è arrivata la decisione del Tribunale di Venezia sul caso "Black Slot": tutti assolti gli imputati dall’accusa di associazione a delinquere, perché il fatto non sussiste, e falso ideologico per non aver commesso il fatto, mentre è andata in prescrizione l’accusa di gioco d’azzardo. Sei anni dopo, per i giudici, non era successo nulla.

Quel nulla però, s’è trasformato in uno tsunami per Nazionale Elettronica. Oltre 105mila le slot sequestrate, ma nessun responsabile punito e nessun danno risarcito ai concessionari e ai gestori costituiti parte civile. Coinvolte centinaia di persone che, tra azienda, gestori e attori vari di questo ’noir’ hanno subìto complessivamente un danno da più di due miliardi di euro. Sì perché gli apparecchi ritirati e dismessi rappresentavano circa il 40% delle macchinette in circolazione all’epoca, quando negli esercizi pubblici c’erano circa 225mila slot. Il conto è semplice, il calcolo dei danni rapido, appunto, circa 2,5 miliardi di euro. Danno per i concessionari, per il mancato utilizzo degli apparecchio. Danno per lo Stato che non ha potuto applicare il Preu. Danno per i gestori, come Romagna Giochi, per tutti gli apparecchi fuori uso. Per Nazionale Elettronica, invece, il danno è stato soprattutto di immagine: per circa tre anni nessuno voleva più rivolgersi a loro.

La sentenza dà ragione, adesso, alla Nazionale Elettronica, e tutti gli 11 imputati, tra produttori di giochi e organismo di certificazione che aveva omologato le slot, sono stati assolti con formula piena. Il danno a concessionari e gestori - riconosciuta la loro completa assenza di responsabilità - avrebbe dovuto essere risarcito dallo Stato, per conto del quale gli apparecchi erano stati omologati e certificati da enti terzi.

Tutto inizia a fine 2006 con alcuni controlli della Guardia di Finanza, su indicazione della Procura di Venezia degli apparecchi Black Slot - così denominate per il tipo di scheda software installata - regolarmente omologate ai Monopoli di Stato e prodotte dalla Nazionale Elettronica. Circa 1200 le macchine sigillate, mentre l’azienda, operante nel settore degli apparecchi da intrattenimento e produttrice della scheda, presenta istanza di dissequestro, ribadendo l’assoluta trasparenza della sua condotta e la completa osservanza delle norme per le omologazioni indicate dai Monopoli di Stato.

Nel marzo 2007 arriva un secondo sequestro sempre nel veneziano, questa volta su una specifica tipologia di macchine le "Black Slot - Flexy Screen" per tre ordini di irregolarità. Nel febbraio 2007, nel frattempo, la Seconda Sezione del Tar del Lazio accoglie l’istanza di sospensione cautelare sulle decisioni assunte da Aams che aveva notificato all’azienda produttrice e distributrice degli apparecchi la revoca del "certificato di conformità" e ai provider l’ordine di dismettere tutti gli apparecchi del tipo "Black Slot - Flexy Screen".

Nel luglio 2007 il Giudice per le indagini preliminari avvia il procedimento ritenendo che le Black Slot avevano ottenuto la certificazione amministrativa di conformità da parte di Aams per effetto di attestazioni false rilasciate dagli enti certificatori. Nel settembre 2007 una nuova operazione del Comando provinciale di Venezia: 80.000 slot irregolari, dislocate in 49.000 bar, pub, locali notturni che nonostante l’autorizzazione e dichiarazioni di conformità di Aams che consentivano vincite oltre i limiti consentiti. L’operazione scatta dopo numerose segnalazioni effettuate dai cittadini. Dalle indagini emergono centinaia di società con sede nella provincia di Venezia, ma anche sul territorio nazionale, interessate nel processo di produzione, certificazione e commercializzazione della scheda Black Slot. In totale circa 105mila apparecchi tolti dalla circolazione più del 40% del mercato in attività, che all’epoca contava poco più di 200 mila slot in tutta Italia.

Da allora gli interrogatori si sono alternati ai numerosi rinvii, e alle prese di posizione dalle parti coinvolte. Inoltre, gli apparecchi distrutti sarebbero risultati leciti e conformi alle leggi vigenti, almeno secondo quanto emerso da una causa risarcitoria, ancora aperta al Tribunale di Roma, tra il gestore di apparecchi da intrattenimento e i Monopoli di Stato, con tanto di relazione di un consulente tecnico estraneo alle parti. Infine la sentenza di Venezia che cinque anni dopo non punisce nessuno e non individua i responsabili della distruzione di più di 105mila apparecchi. Una società e la sua produzione rimaste ferme per più di cinque anni, con il bollino nero di "cattive" del mercato. Ora il giudice ha deciso che non erano poi così "cattive", anzi, erano "buone". Ma il danno rimane e in questo ennesimo mistero tutto italiano non è dato sapere se e quando arriverà un risarcimento.

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