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Stabilità 2016, Curcio (Sapar): ‘Il settore gioco non è un bancomat’

  • Scritto da Redazione

Il presidente della Sapar, Raffaele Curcio, guarda con preoccupazione alle disposizioni sul gioco contenute nella Stabilità 2016.

 

“Mentre in Parlamento si discute della prossima Legge di Stabilità, senza avere per lo più un'idea precisa della realtà del nostro Paese, un settore industriale rischia di crollare sotto il peso di un impianto normativo  che prende solo e sempre da un unico settore senza restituire nulla”. È quanto constata in una nota la Sapar, che evidenzia come restituzione chiesta dal settore giochi e dall’Associazione in particolare, consiste in una serie di regole precise che tutti possano rispettare e che possano altresì garantire una progettualità futura. Il presidente Raffaele Curcio spiega: “Le norme contenute nel testo della Legge di Stabilità per il 2016 confermano la volontà da parte del Governo di usare il settore gioco come una sorta di bancomat, senza preoccuparsi minimamente delle reali problematiche del comparto, generando al contrario un continuo inasprimento della pressione fiscale ‘esclusivamente sugli apparecchi da intrattenimento a piccola vincita’, che si riversano sulle migliaia di aziende sparse sul territorio. Aziende che pur operando nel gioco, ‘non giocano’, ma hanno gli stessi problemi e dinamiche di qualsiasi altra azienda di diverso settore.

Inoltre è ormai palese che le stesse norme emanate per il contrasto al gioco d’azzardo patologico,  non avranno nessun impatto positivo sul Gap: il gioco non verrà ridotto ma si sposterà soltanto a beneficio di altre offerte, fra cui quelle irregolari, mai sparite, che negli ultimi anni, proprio a causa della continua chiusura di aziende lecite, ne prendono il posto sui territori, senza nessuna tutela ne per i giocatori ne tantomeno per le casse dell’erario”.
 
LA TASSA SUI 500 MILIONI - Chiosa quindi il presidente Sapar: ”Noi auspicavamo che la scelta poco accorta contenuta nella Legge di Stabilità dello scorso anno di applicare un pagamento tout court di 500 milioni di euro, avesse portato ad una riflessione completa ed esaustiva. Ed invece tale norma ha avuto come unica conseguenza la fortissima conflittualità in tutta la filiera e non poche difficoltà alle aziende di gestione, innescando contenziosi che non avranno breve durata.
Ma il comparto giochi non ha bisogno di tribunali e contenziosi, lotte intestine e scontri fra i soggetti dello stesso settore. Ha necessità, invece, di una trasformazione organica nella sua totalità, che tenga conto della redistribuzione e rivisitazione della tassazione su tutti i giochi, e non solo per quanto riguarda gli apparecchi Awp. Ha bisogno di una modifica dell’offerta che prenda in considerazione il consolidamento di tutta la filiera e non solo di una componente, quella concessoria”.
Curcio quindi conclude affermando che “tutto questo può realizzarsi solamente attuando una normativa omogenea sul territorio, evitando il contrasto con gli enti locali, puntando  su una maggiore informazione, educazione  e sensibilizzazione sui rischi del gioco, che possano realmente realizzare quella prevenzione di cui tanto sentiamo parlare ma che nella realtà non trova un concreto compimento”.
Ciò può avvenire esclusivamente se si tiene conto che esistono diversi soggetti che a vario titolo operano nel settore e che nel corso degli anni hanno contribuito a ridisegnare ed affermare l’offerta legale di gioco, emarginando ciò che rimaneva nell’ombra, investendo i propri capitali in aziende che hanno creato, e speriamo possano ancora garantire, occupazione sul territorio italiano”.
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