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As.Tro: 'Lombardia, malati di Gap raddoppiati dopo la legge regionale'

  • Scritto da Redazione

As.Tro commenta i dati sulla diffusione del Gap in Lombardia diffusi dall'assessore Beccalossi alla 'Conferenza nazionale delle Regioni e degli enti locali sul contrasto al gioco d'azzardo'. 

"Prendendo momentaneamente per buona, in attesa di statistiche più ufficiali, la dichiarazione d’apertura dell’assessore regionale Beccalossi alla Conferenza delle Regioni, il tenore della stessa ci lascia attoniti. Apprendiamo come in Lombardia i malati di Gap assistiti dalle Ausl siano raddoppiati, nel 2015, rispetto al 2014 (anno in cui già erano aumentati del 42% rispetto al 2013, in concomitanza con il primo anno di vigenza delle restrizioni metriche imposte dalla Legge Regionale)". Questo il commento dell'associazione As.Tro alle parole di Viviana Beccalossi, assessore regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo, che ha aperto la 'Prima Conferenza Nazionale delle Regioni e degli enti locali sul contrasto al gioco d'azzardo' organizzata dalla Giunta Maroni a Milano per aprire un tavolo di confronto fra gli enti locali che hanno legiferato sul Gap.

"Un dato che il pubblico amministratore dovrebbe porre in relazione con quanto dallo stesso messo in campo per affrontare un fenomeno che si intendeva contrastare, per poi domandarsi perché, invece, si è raccolto un effetto contrario a quello perseguito. Partendo dal presupposto che l’obiettivo sanitario è quello dichiarato in termini di priorità, i dati snocciolati dall’assessore regionale esaltano il calo dell’offerta di gioco legale ottenuto grazie alle leggi regionali restrittive e alle ordinanze sindacali di contingentamento orario dell’uso degli apparecchi (meno apparecchi e meno locali con apparecchi), ma si scontrano ancora con quello dell’aumento dei malati di Gap.
Ciò conclama, per il secondo anno consecutivo, l’inutilità della 'ricetta amministrativa' rispetto allo scopo dichiarato", prosegue l'associazione.
Qualora, invece, il vero obiettivo politico fosse solo la inflizione di una punizione economica al settore, allora il successo delle iniziative lombarde sarebbe raggiunto, a discapito di quei 2000 malati che nel 2014 non c’erano e che proprio la limitazione dell’offerta legale (ovviamente soppiantata da quella irregolare, più invasiva e dannosa di quella legale) ha generato. Vantarsi di aver creato nuovi malati e chiedere che altri seguano l’esempio è atto che si commenta da sé e che, probabilmente, farà emergere – a livello governativo – un interrogativo molto serio: 'ma perché lo Stato deve preoccuparsi di ridurre il gioco lecito per arginare i costi socio-sanitari derivanti dal Gap, se sono proprio le restrizioni locali ai congegni autorizzati a generare un +100% annuo di nuovi malati di Gap?'. Sicuramente “la politica” saprà fornire spiegazioni a tutto, ma quando la gente legge dei numeri in virtù dei quali 'si stava meglio quando si stava peggio' (id est c’erano meno malati di Gap quando il mercato era tutto in mano al solo gioco legale e alle sole leggi dello Stato), diventa molto difficile spiegare perché non si debba ritenere gli interventi adottati come la causa del peggioramento delle condizioni socio-sanitarie. Una sola domanda finale: prima o poi sarà ideata anche una misura in grado di far diminuire, oltre all’offerta di gioco legale, anche il numero di malati di Gap, oppure dovremmo aspettare di aver prima consegnato tutto il mercato all’illegalità?"

 

Il presidente di As.Tro, Massimiliano Pucci intervistato da Radio M2o, durante la trasmissione 'A qualcuno piace presto', sottolinea: “La caccia alle streghe nei confronti del gioco non ha funzionato - è stato detto - la cura quindi è stata peggio del male. Ad avvalorare questa tesi i dati sui malati in cura per ludopatia in Lombardia che sono addirittura raddoppiati dopo la diminuzione dell’offerta pubblica”.  
 
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