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As.tro: 'Referendum, Governo pensi anche ai 120mila addetti del gioco'

  • Scritto da Redazione

Nel post referendum, l'associazione As.tro chiede al Governo di pensare anche gli addetti del gioco colpiti dall'effetto delle leggi regionali sul Gap.

 

 

L’agenda istituzionale è fitta di nuovi impegni e appuntamenti, ma le imprese di tutto il Paese, di gioco lecito comprese, hanno sempre gli stessi quotidiani adempimenti, tra i quali i quali i fine-mese dei dipendenti, e le rate dei prestiti. Tutti si domandano che succederà al gioco lecito all’indomani della caduta del Governo. As.Tro risponde con il calendario dei 'game over' calendarizzati dalle normative locali, evidenziando che per 'game over' si intende proprio la rimozione forzata degli apparecchi da gioco lecito (ma solo lecito) dalle Regioni legiferatrici tramite distanziometri”. Lo scrive in una nota l'associazione As.Tro all'indomani degli esiti del referendum costituzionale del 4 dicembre che ha portato alle dimissioni del premier Matteo Renzi.


"Liguria, 30 marzo 2017, dopo 9 mesi toccherà al Piemonte, e a seguire, nel 2018, Abruzzo, Puglia, Toscana, mentre Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna, manterranno fino al 2022 quella parte di locali che riusciranno a non dover cedere o trasferire l’azienda, ovvero a mantenere lo stesso contratto col concessionario. Nel frattempo, città come Napoli, Firenze, e a breve Roma, perseguono la desertificazione della legalità nel gioco, imponendo orari di esercizio che non coprono i costi operativi delle aziende autorizzate.
Un settore caratterizzato da una road - map di fallimenti-licenziamenti così scientemente scritta e difesa dalla Politica di tutti i colori possibili ed immaginabili, non ha partiti amici, né referenti privilegiati, né interlocutori preferiti", prosegue l'associazione.

Ha migliaia di stipendi che presto non potrà pagare, ha migliaia di location che presto dovrà abbandonare (svilendo il valore immobiliare di intere città), ha centinaia di milioni di euro di affidamenti bancari (in una quindicina di istituti) che si volgono all’inevitabile deterioramento, ma soprattutto ha una concorrenza (fatta da offerte alternative al lecito che già monitorizzano i locali pubblici per aggredirli non appena si “affrancheranno dalla legalità), che è già pronta a far ripiombare il Paese nella stessa situazione in cui si trovava prima del 2004, con 800.000 videopoker gestiti clandestinamente.
Il gioco lecito degli apparecchi di Stato è 'in fase di riforma', sin dalla legge n. 190/2014, poi proseguita con la legge n. 208/ 2015, e, ad oggi, ha già affrontato un cambiamento che si è reso artefice di un indebolimento delle imprese per oltre 2 miliardi di euro, con precarizzazione della condizione per migliaia di imprese e migliaia di addetti", conclude la nota.
 
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