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Coppola (As.Tro): 'Napoli, sul gioco proseguire dialogo con il Comune'

  • Scritto da Redazione

Emilio Coppola, consigliere del Direttivo nazionale As.Tro analizza gli effetti del regolamento sul gioco del Comune di Napoli.

 

 "Il regolamento comunale varato per la città di Napoli disciplina il gioco lecito attraverso la sua sostanziale proibizione, in quanto consente l’operatività delle sale, e l’accensione degli apparecchi, per un numero di ore (5) insufficienti a compensare imprenditorialmente i costi di gestione. Ciò mette gli operatori al cospetto di una scelta, quella di chiudere bottega o violare una norma".

Esordisce così Emilio Coppola, consigliere del Direttivo nazionale As.Tro, nella sua analisi degli effetti del regolamento sul gioco lecito del Comune di Napoli in vigore da agosto.


"Per tutti i lunghi anni trascorsi in azienda ho sempre cercato di essere un imprenditore onesto, ma soprattutto un buon cittadino, rispettoso delle Istituzioni, e ancorato al rispetto di quella 'legalità', che a Napoli costituisce 'onere' oggettivamente più gravoso rispetto ad altri territori, ma sicuramente molto distintivo, e quindi, e per questo accettato di buon grado e con entusiasmo, da me a da tanti altri miei colleghi.


Mai mi sarei aspettato, quindi, che fosse proprio l’Istituzione cittadina a decretare lo stato di crisi della mia azienda (come quella dei miei colleghi), e mai mi sarei aspettato che fosse proprio la natura 'lecita' dell’attività a motivarne la cosciente e volontaria decapitazione operativa, visto che il fiorente gioco illegale da sempre insediato nel territorio risulta oggi rinvigorito e agevolato dalla contrazione imposta alle aziende e agli esercizi leciti e autorizzati”, sottolinea Coppola.

"Questa esperienza mi ha fatto riflettere su quanto sia stato pericoloso concentrami per tanti anni solo sul lavoro, sull’azienda, sui numeri e sulle regole, pensando che 'ai rapporti con le Istituzioni' ci potessero e dovessero pensare altre persone.
La conoscenza approfondita con Lorenzo Verona, consigliere As.tro responsabile per le questioni territoriali, mi ha aperto gli occhi su una realtà che non avevo – sino ad ora – colto in modo completo.
Il gioco lecito è divenuto un 'terreno di battaglia politica' dove il pur rilevante argomento della malattia da gioco patologico viene assunto strumentalmente per coltivare percorsi di visibilità politica che non sono attuabili con le classiche iniziative che normalmente dovrebbero caratterizzare i programmi degli Enti locali e degli altri Organismi di rappresentanza popolare.
Ogni imprenditore di gioco lecito, pertanto, piccolo o grande che sia, si ritrova responsabile di una attività di monitoraggio e gestione del 'sentiment' che – nel proprio territorio – le Amministrazioni locali nutrono nei confronti del gioco. Indipendentemente dall’attività delle associazioni, è l’operatore che deve sempre poter essere 'all’altezza' di un dialogo preventivo con le istituzioni locali, rappresentante della sua attività generatrice di occupazione e gettito erariale, per poi far confluire la sua esperienza nell’ambito di una azione associativa", dice ancora il consigliere As.Tro.

"Le Istituzioni vanno rispettate, ma soprattutto 'presidiate', e se l’avessimo fatto, avremmo avuto una più chiara e anticipata rappresentazione di due elementi fondamentali: il gioco legale genera un impatto sul territorio (esattamente come ogni industria che se si 'addensa troppo' provoca reazioni), e quindi l’attività di gioco lecito andava 'pensata' e 'gestita' con più accortezza e più condivisione con i preposti alla disciplina delle attività commerciali, ma soprattutto con quel 'filo diretto' con le strutture sanitarie con le quali avremmo potuto iniziare anni fa a collaborare, invece di ritrovarcele oggi contro; il gioco legale produce gettito erariale per lo Stato e ben pochi benefici per gli Enti locali, e ciò provoca la necessità che le imprese insediate siano note alle Amministrazioni e si facciano conoscere per quella 'positività' (presidio di legalità e bacino occupazionale in primo luogo) che va dimostrata prima che si generi un 'sentiment negativo', perché dopo è troppo tardi.
Con As.tro si è quindi iniziato un percorso nuovo, una paziente opera di ricostruzione di dialogo con l’Amministrazione Comunale che si fonda sul 'farsi conoscere', sull’insistere con proposte concrete di gestione delle criticità socio-sanitarie collegate al gioco, ma soprattutto finalizzate a far capire che le imprese lecite sono una positività per il territorio", ricorda Coppola.

"Non voglio diffondere falsi ottimismi preannunciando una 'soluzione' agli orari di Napoli a breve termine, ma vorrei rappresentare ai colleghi l’unico percorso che oggi risulta ancora attuabile per cercare di venirne fuori. Per brevità lo riassumo in una semplice espressione: convinta partecipazione all’associazione As.Tro, della quale mi ha colpito la tenacia e la coesione del consiglio Direttivo, votato a difendere il futuro delle aziende di gestione di apparecchi, ma anche ad aiutare gli operatori nella loro crescita ed evoluzione come imprenditori moderni e in sinergia con i loro territori.
Assieme ad altri colleghi, infatti, stiamo allestendo un gruppo di operatori che aiuti As.Tro ad affermare il suo innovativo approccio non solo in Campania, ma in tutto il meridione, coordinandoci con il già operativo consesso della Puglia guidato da Fabio Biondo e Maurizio Semeraro.
Il sud non è più al riparo da quelle misure restrittive che si è erroneamente considerato appannaggio delle regioni del nord e del centro, e per questo motivo occorre sensibilizzare i gestori sul nuovo modo con cui tutelare la loro impresa, faticoso, certo, ma sicuramente stimolante, in quanto basato prioritariamente su una logica di sistema tra le varie capacità e relazioni che le aziende possono e devono poter esprimere nei loro territori di riferimento.
Come spesso sottolinea il consigliere As.Tro Mario Giancotti, in considerazione del fatto che tutti noi attendiamo il riordino nazionale del settore, unico rimedio per evitare mille leggi diverse in mille comuni diversi, dare forza alla Associazione in cui si crede (e che si reputa idonea a rappresentare la categoria), diventa fondamentale", conclude il consigliere.
 
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