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Milesi (Sapar): 'Legge Gap Piemonte, confronto con operatori'

  • Scritto da Redazione

Alessia Milesi, presidente Delegazione Piemonte di Sapar, chiede alla Regione di aprire un tavolo di controllo per modificare la legge sul Gap.

“L’applicazione della legge regionale, di fatto, ha espulso il gioco a moneta dal 94 percento del territorio piemontese, colpendo pesantemente il settore e mettendo, così, a rischio numerosi posti di lavoro. Pertanto, da una parte, chiediamo alla Regione Piemonte di fermare temporaneamente l’applicazione della legge in oggetto, anche per non essere discriminati verso le altre regioni d’Italia (in cui il gioco non ha questi vincoli) e di attendere una normativa nazionale chiara e certa; dall’altra chiediamo altresì di aprire un tavolo di confronto con le associazioni di categoria con l’intento di modificare alcuni aspetti della legge stessa”.

Così Alessia Milesi, presidente Delegazione Piemonte di Sapar, a margine dell'audizione avuta oggi, 12 dicembre, al Consiglio regionale del Piemonte, dopo la manifestazione di protesta degli operatori del gioco contro la legge sul Gap tenutasi a Torino in mattinata.
 
Nel corso dell'audizione, a cui ha preso parte una delegazione di 20 associati guidata da Raffaele Curcio,  presidente di Sapar, sono state ribadite le ragioni dell’associazione contro l’applicazione della legge ed è stato segnalato che "laddove sono stati tolti gli apparecchi per il gioco lecito sono già comparsi totem illegali, non a norma con il rischio che i giocatori entrino nella spirale del gioco illegale, magari controllato dalla malavita", si legge in una nota Sapar.

 
Durante la manifestazione, che ha visto la partecipazione di circa un migliaio di persone, l’associazione nazionale che raggruppa i gestori di apparecchi per il gioco lecito ha ricordato "i numeri del settore in Piemonte. Sono 10 le aziende di produzione degli apparecchi che impiegano 300 dipendenti; 300 le aziende di gestione degli apparecchi con circa 2.900 dipendenti e 6.300 esercizi pubblici che detengono gli apparecchi con 18.000 dipendenti coinvolti.
Allo stesso tempo, l’applicazione di questa legge regionale, che blocca di fatto la  possibilità di giocare nella gran parte degli esercizi commerciali piemontesi, avrà  anche risvolti di tipo sociale".

 
“L’espulsione del gioco a moneta dal territorio, non impedisce ai giocatori problematici di giocare, anzi, lascia campo libero  al gioco illegale, sovente gestito dalla criminalità e non più controllabile dallo Stato. La legge piemontese, ben lungi dal combattere le dipendenze dal gioco, combatte solo gli apparecchi comunemente chiamati 'slot', che hanno un costo partita di 1 un euro divisibile anche in partite da 20 centesimi e con una vincita massima di 100 euro con un orario di funzionamento limitato a poche ore al giorno. Incredibilmente, la legge lascia senza alcuna regolamentazione tutti gli altri giochi a vincita di denaro”, sottolinea Alessia Milesi.

 
Da ultimo, "ma non certo per importanza, Sapar ricorda che il territorio piemontese ospita alcune tra le più importanti aziende nazionali del settore che rappresentano un’eccellenza dell’imprenditoria per la costruzione e l’assemblaggio degli apparecchi. Con l’entrata in vigore della legge regionale dovranno procedere a massivi licenziamenti e la stessa sorte toccherà a tanti esercizi commerciali (bar tabacchi, ecc.) per cui la preoccupante riduzione dei ricavi, ormai strutturali, comporterà  forti ridimensionamenti di personale e per molti il rischio di chiusura", conclude la nota.
 
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