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Piemonte, As.Tro ai sindacati: 'Gioco, a rischio 75% della forza lavoro'

  • Scritto da Redazione

As.Tro manifesta a Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Piemonte la propria disponibilità per un 'tavolo di crisi' con la Regione sul gioco, a rischio il 75% della forza lavoro.

Questa mattina, 18 febbraio, l'associazione As.Tro ha inviato a Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Piemonte, una nota associativa di approfondimento in ordine agli effetti conseguenti all’applicazione della legge regionale n.9 del 2 maggio 2016 che ha introdotto limiti e restrizioni tali da determinare la sostanziale espulsione dell’intero settore economico del gioco legale dal territorio piemontese.

As.Tro si è rivolta alle principali sigle sindacali “per segnalare, in particolare, le problematiche occupazionali che riguardano il comparto, in tutte le sue articolazioni: infatti, dopo la messa al bando dei congegni presenti all’interno dei pubblici esercizi generalisti, la situazione sarà destinata a precipitare ulteriormente a partire dal 20 maggio quando entrerà in vigore l’obbligo di rimozione dei congegni anche negli esercizi dotati di licenza ex art. 88 Tulps (sale da gioco con ambiente dedicato, sale dedicate, agenzie di scommessa e sale bingo) che non siano riusciti ad adeguarsi al rispetto delle limitazioni territoriali imposte dalla normativa regionale”, si legge in un comunicato diffuso dall'associazione.

 

“È forse la prima volta che uno 'stato di crisi' imprenditoriale ed occupazionale non è determinato da fenomeni macroeconomici o da contingenze del mercato ma da una consapevole scelta del legislatore che rischia di generare il licenziamento di circa il 75 percento della forza lavoro del settore presente in Piemonte”.
 
LA LETTERA DI AS.TRO AI SINDACATI – Questo quanto si legge nella nota inviata dall'associazione alle segreterie di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Piemonte.
“Assotrattenimento2007 – As.Tro, affiliata a Confindustria Sit, rappresenta gli imprenditori del gioco lecito, con prevalente attività̀ incentrata sulla produzione, distribuzione, gestione e manutenzione degli apparecchi da gioco ex art. 110, comma 6 lett.a) e b) del Tulps.
In tale veste, As.Tro si rivolge alle sigle sindacali in indirizzo per segnalare le problematiche occupazionali che riguardano il comparto del gioco, in tutte le sue articolazioni, in conseguenza della legge regionale del Piemonte n. 9/2016 che ha introdotto limiti e restrizioni tali da determinare la sostanziale espulsione dell’intero settore economico dal territorio regionale.
Ci si riferisce in particolare a quanto stabilito dal combinato disposto degli articoli 5, 6 e 13 della suddetta legge che, imponendo delle distanze minime degli apparecchi da gioco dai cosiddetti luoghi sensibili e limiti orari incompatibili con la natura delle attività in questione, stanno, di fatto, eliminando tutte le imprese del settore, come peraltro accertato anche nel corso di un procedimento pendente dinanzi al Tribunale di Torino, nel corso del quale è emerso che nel 99,32 percento del territorio del capoluogo piemontese non è più possibile l’esercizio di attività legate al gioco legale.
Tale dato è credibilmente estensibile a tutto il territorio regionale. La gravità del fenomeno è dovuta soprattutto alla circostanza che l’introduzione delle distanze minime dai luoghi sensibili (per la violazione delle quali è prevista la chiusura delle sale gioco o lo spegnimento degli apparecchi installati negli esercizi generalisti tipo bar e tabacchi) si applica anche alle attività già esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge. È addirittura previsto che le imprese titolari di sale da gioco e sale dedicate, che riescano a spostare le attività in zone poste oltre i limiti territoriali previsti dalla legge, saranno comunque soggette a delocalizzare nuovamente o altrimenti a chiudere, se, successivamente al primo spostamento, dovesse sorgere a meno di 500 metri (per i comuni con più di 5.000 abitanti) o di 300 metri (per i comuni con meno di 5.000 abitanti) un nuovo luogo sensibile. Vi è inoltre, ad alimentare il già evidente stato di incertezza, la facoltà, sostanzialmente discrezionale, concessa agli stessi comuni di individuare ulteriori luoghi sensibili in aggiunta a quelli già previsti dalla legge regionale.
Gli effetti della legge regionale 9/2016 hanno iniziato già a manifestarsi dal 20 novembre 17, data a partire dalla quale hanno iniziato a dover essere rimossi gli apparecchi collocati nei bar e/o nei tabaccai che si trovano nelle zone coperte dai divieti. Questo ha determinato e sta tuttora determinando uno stato di crisi che riguarda le imprese di produzione degli apparecchi e quelle de gestione degli stessi (i noleggiatori) ma non sta risparmiando neanche i bar ed i tabaccai, per i quali gli introiti del gioco rappresentano una rilevante fonte di approvvigionamento, anche con riguardo alle risorse necessarie per far fronte ai costi del personale dipendente.
Ora, però, la situazione sta precipitando visto che entro il 20 maggio 2019 dovranno chiudere anche le sale da gioco, le sale dedicate, le agenzie di scommesse e le sale bingo che nel frattempo non siano riuscite a adeguarsi al rispetto delle suddette limitazioni territoriali. Le conseguenze di tale scadenza riguarderanno la quasi totalità delle imprese esercenti tali attività, visto che la possibilità di 'delocalizzare' è pressoché inesistente, data la quantità e la varietà dei cosiddetti luoghi sensibili che rende impossibile spostarsi senza “incrociarne” di nuovi. Per la correttezza che deve ispirare i rapporti tra le associazioni datoriali (come la scrivente) e le associazioni sindacali, intendiamo avvisarvi che, stante il quadro normativo vigente, le imprese del settore stanno, loro malgrado, per intraprendere le procedure legislativamente previste per poter procedere, mediante licenziamenti collettivi, alla riduzione del personale, se non addirittura al suo totale azzeramento conseguente alla chiusura delle attività.
Èpossibile affermare che l’applicazione della normativa regionale comporterà licenziamenti da parte delle aziende di gioco legale in Piemonte per circa il 75 percento dei propri dipendenti. In particolare si prevede la messa in mobilità di circa 3.650 occupati. A questi vanno aggiunti 1.700 dipendenti delle società che gestiscono slot machine, per i quali le procedure di licenziamento sono già iniziate colpendo, al momento, oltre 200 lavoratori.
È forse la prima volta che uno 'stato di crisi' imprenditoriale ed occupazionale non è determinato da fenomeni macroeconomici o da contingenze del mercato oppure da disavventure imprenditoriali ma da una consapevole scelta del legislatore. Non potendo di certo essere noi ad indicarvi le iniziative da intraprendere a fronte della situazione che vi stiamo doverosamente prospettando, vi comunichiamo comunque la più totale disponibilità a fornire il nostro appoggio per l’eventuale apertura di un 'tavolo di crisi' dinanzi alle competenti istituzioni regionali”.
 
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