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Rusciano (As.Tro): 'Gioco e Covid, settore resistente e coraggioso'

  • Scritto da Redazione

Isabella Rusciano (Centro studi As.Tro) fa il punto sul settore del gioco ad un mese e mezzo dalla riapertura delle attività e traccia gli scenari futuri, anche per l'associazione.

“Quello davanti a noi è un quadro notevolmente complesso. Prima dello scoppio della pandemia, il settore veniva da un periodo in cui si erano avvicendati aumenti fuori controllo dell’imposizione fiscale, senza dimenticare che la cornice normativa di riferimento già stava compromettendo seriamente la tenuta delle imprese, tra distanziometri e limitazioni orarie. Durante l’emergenza sanitaria, poi, il comparto del gioco pubblico è stato tra i primi a dover chiudere e uno degli ultimi a poter ripartire, l’unico ad essere stato colpito da un aumento di tassazione con lo 0,5 percento sulla raccolta delle scommesse”.

 

A ricordare la difficile situazione del comparto del gioco legale è Isabella Rusciano, del Centro studi As.Tro, che fa il punto ad un mese dalla riapertura delle attività e traccia gli scenari futuri, in un'intervista a Gioconews.it.
 
In termini economici, qual è stato l'impatto dell'emergenza sulle aziende?
“Ce lo dirà dettagliatamente la Cgia Mestre che è stata investita di questo incarico dal nostro Direttivo. Abbiamo reputato opportuno far slittare la presentazione dello Studio annuale del Centro studi veneto, in modo tale da consentire un’implementazione del lavoro con quelli che sono stati gli effetti economici sulle aziende di gioco generati dall’emergenza sanitaria”.
 
Com'è la situazione fra i vostri associati?
“Nonostante 100 giorni di chiusura forzata (per qualcuno anche di più), abbiamo registrato una grande resistenza da parte dei nostri imprenditori: nessuno si è pianto addosso ma tutti pazientemente hanno aspettato e si sono rimboccati le maniche non appena si è accesa la luce verde sulla ripartenza. È un motivo di vanto far parte di un’Associazione che include al suo interno simili realtà imprenditoriali: si sono distinte per temperamento, coesione e generosità. Senza dimenticare il coraggio: quest’ultimo, un tratto indispensabile se si vuole continuare a fare questo lavoro in un Paese che sta diventando sempre più proibizionista”.
 
Durante l’emergenza si sono registrate diverse situazioni discriminatorie nei confronti delle aziende di gioco. As.Tro come ha reagito?
“Abbiamo segnalato a chi di dovere queste circostanze, cercando di accendere i riflettori su quelle che possono essere definite vere e proprie ‘crociate etiche’: dalle banche che non hanno concesso prestiti ai nostri imprenditori, alle Regioni che hanno elargito finanziamenti pubblici alle aziende, escludendo quelle di gioco.
Quando studi diritto - ed io ho avuto la fortuna di farlo -, la Costituzione diventa il tuo faro. Anche se rivesti un ruolo all’interno delle Istituzioni e/o svolgi una funzione di rilevanza pubblica dovrebbe esserlo ma, evidentemente, così non è stato durante l’emergenza”.
 
Il fronte dell’antigioco non arretra?
“Sembrerebbe piuttosto che abbia dato libero sfogo ad esercizi di stile proibizionista e si sia spinto anche oltre, considerata la delicatezza del momento. Declino meglio.
Quando ci sono Amministratori locali che, in piena emergenza Covid, reputano opportuno inserire all’ordine del giorno l’approvazione di regolamenti per limitare il gioco, considerandola una priorità; quando una Regione decide di non far ripartire il comparto economico di gioco senza ancorare la sua scelta a parametri oggettivi di pericolo contagio; quando qualcuno si ostina ad utilizzare il termine pandemia/emergenza riferendosi alla dipendenza da gioco ma tutto il mondo è ben conscio di ciò che significhi realmente, si, mi viene da rispondere che il fronte proibizionista non arretra, ma neanche noi. E sarà così fintantoché il Parlamento non deciderà di abolire il gioco: ogni giorno – e fermamente - saremo pronti a tutelare i nostri diritti e le nostre prerogative.
È stato desolante assistere a tentativi di smantellamento di un settore attraverso provvedimenti amministrativi quasi fossero regolamenti di conti, così come disagevole è stato assistere a smanie di riconversioni produttive senza pregio - e dal retrogusto un po’ sovietico - paventate da alcuni personaggi politici con una superficialità e leggerezza tali da far sorgere quantomeno il dubbio che fossero realmente consapevoli di cosa significhi riconvertire un segmento produttivo”.
 
As.Tro come affronterà il prossimo futuro?
“L’emergenza sanitaria ha reso necessaria un’attenta analisi delle prospettive future del gioco pubblico che, dopo la ripartenza, presenta tratti nuovi e peculiari.
L’associazione sta cambiando e si sta rinnovando attraverso un ampliamento del proprio raggio d’azione. Dopo la costituzione del Tavolo tecnico dei costruttori, As.Tro deve rispondere alle istanze di innovazione e diversificazione che arrivano direttamente dalla nostra base associativa. Il passaggio da gestore ad operatore di gioco è già in atto. Domani l’imprenditore As.Tro sarà un operatore multichannel e l’associazione non può non essere pronta a questo cambiamento”.
 
In As.Tro sembra che ci saranno tante novità dopo la pausa estiva...
“Sì, prima fra tutte il nuovo sito As.tro che verrà rinnovato nella grafica e - grazie al prezioso contributo dei membri del Centro Studi - anche nei contenuti editoriali. Avrà sì un carattere informativo e divulgativo, ma con approfondimenti sulla politica, l’economia e il diritto. Al suo interno, accanto ad una sezione dedicata all’analisi e alla comparazione dei sistemi normativi europei, un grande spazio verrà dedicato alla normativa italiana, sia nazionale che locale: un ricco ed aggiornato database - ad accesso riservato, che contiene leggi, regolamenti, ordinanze e circolari -  a supporto dell’imprenditore che potrà avere chiaro il quadro di riferimento del territorio in cui opera ed investe.
Al centro, poi, la sezione dedicate all’operatore di gioco e, quindi, alle nostre aziende: è arrivato il momento di far vedere che cosa significa fare impresa nel mondo del gioco, qual è la catena produttiva che porta alla distribuzione di un prodotto e chi sono i nostri imprenditori e i nostri dipendenti, ovvero soggetti ben lungi da essere quegli ‘attaccaspine’ di cui parlavano anni fa certi politici”.

 

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