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Riordino e riforma fiscale, servono equità e sostenibilità

  • Scritto da Francesco Scardovi

In vista del riordino del gioco pubblico e dei nuovi bandi di gara, servono regole chiare e aliquote più eque.

Il sistema concessorio italiano è, notoriamente, tra i più articolati e controllati al mondo al punto da essere preso a modello da altri Paesi che hanno disciplinato in modo analogo i giochi con vincita in denaro. Ma nell’ultimo decennio il sistema è stato letteralmente sgretolato da un insieme di fattori. In primis, la diffusione di una ideologia “anti-gioco”, diretta a differenziare i giochi ritenuti più “sani”(come Lotto e lotterie) e altri ritenuti fautori di degrado e rovina (apparecchi sale Vlt e scommesse) tali da mettere a repentaglio la salute pubblica. Con la conseguente quasi totale preclusione all’accesso al credito bancario a danno degli operatori a seguito di nuovi codici etici che, in sostanza, bandiscono i rapporti con le aziende del gioco, anche se legale, assimilandole ad altre attività criminose.

Inoltre le regolamentazioni degli Enti Locali (Regioni e Comuni) hanno limitato sempre di più, fino a espellerli, gli apparecchi e le sale, in barba alla riserva statale sul gioco pubblico, sia pure sotto la bandiera della tutela della salute e di contrasto al fenomeno della cosiddetto gioco d’azzardo patologico.

Creando effetti distorsivi e controproducenti. Infine, il costante aumento del prelievo erariale sugli introiti del comparto (con particolare accanimento sugli apparecchi), ha portato le imprese al di sotto del livello di sostenibilità e impoverito anche i giocatori a seguito della riduzione del cosiddetto payout (limite minimo di vincita garantito). Attualmente il prelievo erariale sulle Awp, comprensivo del canone di concessione, assomma a oltre il 70 percento del residuo delle giocate, a cui si aggiungono le altre imposte dirette che colpiscono il reddito d’impresa e gli effetti della indetraibilità dell’iva trattandosi di proventi in esenzione.

I risultati di queste politiche sono sotto gli occhi di tutti: come confermato da studi e ricerche di enti e agenzie (fra tutte il “Primo rapporto di ricerca del Progetto sul settore del Gioco” della Luiss Business School) la repressione di alcuni tipi di gioco legale ha avuto come effetto semplicemente quello di indirizzare i giocatori verso altre tipologie di gioco e, soprattutto, ha favorito la riemersione dell’illegalitàPrincipio confermato da numerose ulteriori pubblicazioni oltre che dalle dichiarazioni del direttore dell’Agenzia, Marcello Minenna e del sostituto procuratore antimafia, Federico Cafiero De Raho. Con la conseguente perdita di gettito erariale, il fallimento o la chiusura di centinaia di aziende e le drammatiche conseguenze in termini di perdite occupazionali. E quello che più conta è che questo paradossale attacco dello Stato al proprio gioco pubblico che aveva contribuito a mettere al bando le “mafie” dell’azzardo ed espellere dal territorio diverse centinaia di migliaia “videopoker” fino ai primi anni 2000, non ha ottenuto alcun risultato in termini di contrasto al gioco d’azzardo patologico. Tutto questo già prima dei nefasti effetti sanitari, sociali ed economici della pandemia da Covid-19.

In previsione dell’annunciato riordino del settore gaming e della attesa riforma fiscale allo studio del governo occorre imparare dagli errori passati e cambiare passo. In particolare, per quanto riguarda la fiscalità del settore, occorre uniformare le aliquote di prelievo sul gioco agli standard europei, ripristinando anche le originarie aliquote di retrocessione di vincite ai giocatori.

In vista dei futuri bandi si ritiene necessaria l’introduzione di una tassazione sul margine, con aliquote sostenibili per gli operatori (con un massimo del 40-50 per cento del margine rispetto all’attuale 70 percento), lungo il solco già tracciato dalla Legge 208/2015 (legge di Bilancio 2016) per le scommesse sportive. Oltre all’abolizione della cosiddetta “tassa sulla fortuna” che colpisce ulteriormente le vincite dei giocatori oltre determinate soglie minime, solo per talune tipologie di gioco, inasprendo ulteriormente la disparità di trattamento fra i giochi oltre che impoverire ulteriormente i giocatori “fortunati”.

Inoltre, al fine di risolvere e scongiurare ulteriori contenziosi tributari che hanno continuato a generare migliaia di accertamenti alle imprese del settore, spesso ingiustificati o infondati, occorre una nuova circolare di Adm che fornisca chiarimenti ai quesiti ancora irrisolti in tema fiscale, definendo: l’elenco delle figure di collaborazione alla raccolta che possano beneficiare dell’esenzione Iva, anche per i collaboratori alla raccolta di scommesse e ricariche per il gioco online; le corrette aliquote di ammortamento di apparecchi e diritti di raccolta; i criteri di deducibilità di talune componenti di costo, compresi gli ammanchi e le perdite conseguite nell’ambito dell’attività; i limiti di applicabilità del pro-rata per gli esercenti che svolgono altre attività oltre alla collaborazione alla raccolta.

Ove invece si continuerà a voler spremere latte da una mucca ormai defunta, lo Stato perderà entrate e occupazione e regalerà definitivamente il business alla criminalità.

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