Parchi divertimento, l’Ee valuta i limiti al ticketing digitale italiano
AssoParchi chiede regole moderne per competere sui mercati internazionali. Un accesso più agevole potrebbe “favorire una crescita delle vendite tra il 3% e il 5%“.
Il ticketing online dei Parchi di divertimento Ue è al centro dell’interrogazione presentata alla Commissione europea da quattro eurodeputati italiani. L’obiettivo è verificare la compatibilità della normativa nazionale con le regole del mercato unico digitale.
Secondo AssoParchi, le attuali rigidità limitano l’accesso ai principali canali internazionali di vendita. L’associazione stima una crescita potenziale tra il 3 percento e il 5 percento grazie a un sistema più aperto. Il settore chiede un aggiornamento normativo per competere ad armi pari con gli altri Paesi europei. La questione riguarda anche la visibilità dei parchi italiani sui mercati esteri.
INTERROGAZIONE ALLA COMMISSIONE EUROPEA
L’interrogazione è stata presentata dagli eurodeputati Georgia Tramacere, Sandro Ruotolo, Pina Picierno e Brando Benifei. I parlamentari chiedono alla Commissione di valutare la coerenza della normativa italiana con il principio del “Paese d’origine”. Tale principio regola l’attività delle piattaforme estere che vendono biglietti online. Le norme italiane, nate per contrastare bagarinaggio e secondary ticketing negli eventi dal vivo, oggi si applicano anche ai parchi divertimento.
Secondo i promotori, questa estensione non è coerente con il settore. Le regole attuali impediscono l’integrazione digitale con le principali piattaforme internazionali. Ciò riduce la visibilità dei parchi italiani e limita la competitività turistica.
LIMITI DIGITALI E IMPATTO SULLA COMPETITIVITÀ
Le restrizioni sul ticketing digitale creano ostacoli significativi. I meccanismi introdotti per gli eventi dal vivo non risultano adeguati al comparto dei parchi divertimento. Le piattaforme internazionali non possono integrarsi con i sistemi italiani. Questo limita la distribuzione dei biglietti e riduce la presenza dei parchi sui mercati esteri. AssoParchi evidenzia che tali rigidità frenano la crescita. L
a mancanza di automazione e interoperabilità penalizza l’intero settore. Le imprese italiane competono con operatori europei che utilizzano strumenti digitali avanzati. La situazione rischia di ridurre l’attrattività turistica del Paese.
LA POSIZIONE DI ASSOPARCHI
AssoParchi denuncia da tempo le criticità del sistema. Secondo il direttore Maurizio Crisanti “l’industria dei parchi divertimento è costretta a competere con il freno a mano tirato”. Sottolinea inoltre che il settore “non può neanche avvalersi, liberamente e digitalmente, del commercio elettronico di biglietti”. L’associazione ritiene urgente un adeguamento normativo.
Una maggiore apertura ai canali digitali internazionali potrebbe generare una crescita tra il 3 percento e il 5 percento. Ciò porterebbe benefici al turismo e al gettito fiscale. AssoParchi chiede un quadro regolatorio moderno e coerente con il mercato unico digitale. La digitalizzazione è considerata un fattore strategico.
UN PASSAGGIO DECISIVO PER IL SETTORE
Secondo Luciano Pareschi, presidente di AssoParchi, “l’interrogazione rappresenta un passaggio rilevante”. Il tema torna così al centro del dibattito europeo. Pareschi evidenzia la necessità di “garantire un equilibrio che consenta ai parchi italiani di competere in condizioni paritarie”. L’obiettivo è valorizzare l’attrattività turistica del comparto. La revisione delle norme potrebbe favorire investimenti e innovazione.