Irene Baroni: ‘Il Bridge dovrebbe essere più praticato, gioco ideale per memoria, cervello e fair play’

La neo campionessa europea a Strasburgo spiega il suo amore per questa disciplina dopo la lunga parentesi col poker, gioco differente anche per i professionisti e le strutture competitive.
Scritto da Cesare Antonini

Foto Federazione Italian Bridge

“Il Bridge è un gioco coinvolgente che tutti dovrebbero provare. Rafforza la memoria, stimola il cervello, insegna la disciplina e il fair play. Il poker? Mi siedo ai tavoli ogni tanto quando vado a qualche National a Las Vegas ma mi annoia subito! Intanto continuo a girare il Mondo con il mio gioco preferito”. Irene Baroni, ex poker player della prima ora e punto di riferimento delle giocatrici di questa disciplina, ha avuto sempre una grande passione per il Bridge. È stato sempre questo, probabilmente, il suo main game, la sua disciplina preferita. La scorsa settimana a Strasburgo si è laureata campionessa europea e abbiamo voluto approfondire la sua avventura, la sua passione, il suo presente e che rapporto c’è tra lei, il poker e il Bridge. 
 

Parliamo subito del torneo: “Era un transnational team championship e si tiene ogni due anni – esordisce Irene – a differenza del national team championship, é aperto a tutti, e si può giocare con chi si vuole, anche se di nazionalità diverse. Era organizzato con tre giorni di round robin, alla fine dei quali le prime 8 squadre si sono qualificate per la fase KO a eliminazione. Essendo arrivate prime, abbiamo avuto il diritto di scegliere la squadra contro cui giocare e abbiamo scelto la nazionale olandese. Nei successivi 3 giorni abbiamo giocato i quarti di finale, le semifinali (contro la Turchia) e la finale contro una squadra mezza inglese e mezza americana. Abbiamo vinto tutte e tre le sfide”. 

Per la Baroni era una “prima volta”: “Sì era la prima partecipazione in un torneo femminile a squadre. Anche l'anno scorso ho vinto un europeo femminile, ma a coppie, ed era il campionato per nazionali”. 

Mi dicevi che questo gioco ha bisogno di tanta comunicazione e promozione: “Sì perché é coinvolgente e tutti dovrebbero provare. Inoltre rafforza la memoria e stimola il cervello. Ti insegna la disciplina, il fair play e crei un rapporto col tuo compagno che può durare una vita!”. 

Com’è la situazione in Italia? “Purtroppo ci sono sempre meno giovani, ma in altri paesi (come Francia o Polonia) lo insegnano a scuola, per farvi capire quanto possa essere un gioco educativo. Ci sono varie categorie nei campionati, e le principali sono: misto, in cui si gioca con l'altro sesso, femminile e open. La categoria femminile è in via d’estinzione, le donne forti giocano nell’ open o nel misto, e se giocano il femminile giocano con sponsor. Io gioco solo eventi misti ed open tutto l’anno, e qualche campionato femminile in Italia con uno sponsor napoletano. Non avendo trovato lavoro per l’evento open, avevo giocato la settimana prima con il mio sponsor il misto, e siccome ero già a Strasburgo, mi sono unita a delle amiche che pure erano già li per lavoro, e abbiamo fatto una squadra divertente. Tutte le mie compagne sono giocatrici forti, con tanta esperienza in campionati internazionali. Per questo eravamo le favorite, e son contenta di aver mantenuto le aspettative”.

Parli di sponsor, quindi la struttura è molto più simile agli eSports che al poker: “A bridge non ci sono soldi da vincere, come a poker. I guadagni dei professionisti provengono dagli sponsor, persone con la passione per il gioco, che preferiscono pagare professionisti per migliorarsi o fare bei risultati: sarebbe come se io pagassi Federer per giocare tornei di doppio con me, senza soldi da vincere. quanti tennisti lo farebbero? Penso tutti!”.