La petizione Stop Killing Games supera 1,3 milioni di firme e arriva alla Commissione Ue

L’iniziativa europea contro la chiusura dei server online dei videogiochi meno recenti ottiene un risultato storico e apre il dialogo con i legislatori.
Scritto da Redazione

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La petizione europea Stop Killing Games ha ufficialmente superato 1,3 milioni di firme valide, raggiungendo l’obiettivo necessario per essere discussa dalla Commissione Europea. Gli organizzatori dell’iniziativa incontreranno ora i legislatori dell’Ue per portare avanti la loro battaglia a tutela dei giocatori.

A confermare i numeri è stato Moritz Katzner, direttore generale della campagna, che su Reddit ha spiegato come, su quasi 1,5 milioni di firme raccolte, 1.294.188 siano state verificate come legittime. Un risultato che supera ampiamente la soglia di 1 milione di firme richiesta dall’Iniziativa dei Cittadini Europei.

La Germania è il Paese che ha contribuito di più, con 233.180 firme, seguita dalla Francia con 145.239. Secondo Katzner, Stop Killing Games è anche una delle petizioni più efficaci mai ospitate sulla piattaforma europea, con un tasso di firme scartate di circa il 10%, nettamente migliore rispetto alla media.

COS’È STOP KILLING GAMES – Si tratta di un movimento nato nel 2024 con l’obiettivo di contrastare una tendenza sempre più diffusa nell’industria videoludica: la disattivazione definitiva dei videogiochi online. In molti casi, quando gli editori decidono di spegnere i server, i titoli coinvolti diventano completamente inutilizzabili, anche se i giocatori li hanno acquistati legalmente, spesso a prezzo pieno. Il problema riguarda soprattutto i giochi always online o fortemente legati ai servizi di rete che, senza una connessione ai server ufficiali, non permettono nemmeno l’accesso alle modalità single player.

Secondo il movimento, questa pratica priva i consumatori del valore del prodotto acquistato e solleva dubbi su diritti, conservazione dei videogiochi e tutela del patrimonio culturale.

Stop Killing Games non chiede che le aziende mantengano i server attivi per sempre ma propone soluzioni alternative, come la possibilità di rendere i giochi giocabili offline, rilasciare server privati o strumenti che consentano alla community di mantenere vivi i titoli anche dopo la fine del supporto ufficiale. L’obiettivo finale è impedire che i videogiochi 'muoiano' per decisioni commerciali, trasformando prodotti acquistati in esperienze irrecuperabili.

L’iniziativa è partita dopo la decisione di Ubisoft di chiudere i server di The Crew, gioco di guida online uscito dieci anni prima. Da quel momento, la campagna ha raccolto il sostegno di milioni di giocatori che chiedono nuove regole per garantire che i videogiochi restino accessibili nel tempo, anche dopo la fine del supporto ufficiale.

LA RISPOSTA DELL'INDUSTRIA E DEI GOVERNI – Nel 2025, l’associazione Video Games Europe ha risposto all’iniziativa, sottolineando che la chiusura dei servizi online è spesso una scelta inevitabile per motivi economici: “Discontinuare un servizio online non è mai una decisione presa alla leggera ma deve restare un’opzione quando un’esperienza non è più sostenibile dal punto di vista commerciale”.

Anche nel Regno Unito è stata lanciata una petizione simile ma il governo ha chiarito che non esiste una legge che obblighi le aziende a mantenere attivi giochi o software più vecchi, citando gli alti costi di gestione dei server.

Infine, Maciej Gołębiewski, managing director di Gog, ha avvertito che imporre il supporto online indefinito potrebbe portare sviluppatori e publisher a produrre meno giochi in futuro.

COSA SUCCEDE ADESSO? – Con il traguardo delle firme raggiunto, Stop Killing Games entra ora nella fase politica, aprendo un confronto diretto con le istituzioni europee. L’obiettivo è chiaro: trovare un equilibrio tra i diritti dei giocatori e le esigenze dell’industria, per evitare che i videogiochi acquistati spariscano per sempre.