Cairn: ora anche l’alpinismo entra nei videogiochi

Il survival climber dello studio belga Abrakam Entertainment, uscito su Ps5 il 29 gennaio 2026, prova a trasmettere la fatica e l’incertezza della grande parete più che l’epica hollywoodiana della vetta.
Scritto da Dd

Dallo studio indipendente belga Abrakam Entertainment, già noto per il gioco di carte strategico Faeria, arriva Cairn, un videogioco di arrampicata e sopravvivenza sviluppato e pubblicato per PlayStation 5 e Pc il 29 gennaio 2026.

Al centro c’è Aava, alpinista impegnata a tentare la prima ascensione del Monte Kami, montagna immaginaria che fa da scenario a un’esperienza dichiaratamente in controtendenza rispetto ai canoni più spettacolari dei titoli sportivi: il ritmo è lento, le cadute frequenti, la progressione è fatta più di tentativi e aggiustamenti che di sequenze coreografiche.

La parte più caratteristica del gioco è il sistema di arrampicata, che sfrutta i grilletti e gli analogici del DualSense per gestire separatamente mani e piedi, equilibrio e spostamento del peso. Il Monte Kami è costruito come una grande struttura esplorabile, in cui quasi ogni fessura o appiglio visibile può essere utilizzato, senza percorsi predefiniti: un’impostazione che diversi recensori hanno apprezzato per la sensazione di libertà ma che, allo stesso tempo, rende Cairn un titolo poco indulgente verso i nuovi arrivati, con una curva di apprendimento che può risultare ostica.

L’elemento survival introduce la gestione di attrezzatura e risorse (protezioni, corde, magnesite, viveri) e obbliga a pianificare bivacchi e progressione, pena l’esaurimento delle energie e il fallimento della salita. Anche su questo fronte il design rinuncia a scorciatoie: la montagna non “si piega” alle esigenze del giocatore, e il prezzo è una certa ripetitività di alcune sezioni e la frustrazione che può derivare dal dover ripercorrere lunghi tratti già superati, difetti che emergono in più di una recensione specialistica.

Accanto alla simulazione c’è una componente narrativa che prova a dare spessore psicologico alla protagonista, tra rapporti personali, sacrifici richiesti dall’alpinismo di alto livello e il confine sottile tra passione e ossessione. Il risultato, secondo parte della critica, è convincente sul piano delle atmosfere – complice anche un buon lavoro su audio e vibrazioni del controller – ma non sempre sostenuto da un ritmo narrativo costante, con alcuni passaggi percepiti come ridondanti rispetto alla sostanza della scalata.

Nel complesso Cairn è un esperimento piuttosto radicale: cerca di tradurre l’alpinismo in termini videoludici privilegiando fatica, incertezza e lettura della parete invece di puntare su un’azione immediata e spettacolare. Una scelta che rende il gioco interessante per chi cerca qualcosa di diverso nel panorama console e per chi ha familiarità con la montagna.