Videogame: il mondo digitale ‘scippa’ il brand Hamilton al grande schermo
Cosa c'entra un marchio di orologeria nato negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento con il mondo videoludico, da Far Cry 6 a Resident Evil?
A spiegarlo è la storia del marchio Hamilton, oggi parte del gruppo svizzero Swatch, che unendo stile americano e precisione svizzera nel tempo ha saputo diventare noto anche al di fuori della cerchia degli appassionati, grazie alla sua presenza costante nel cinema. Una presenza che ora esce dal grande schermo per entrare nei mondi digitali dei videogiochi, dove i modelli di orologi non sono più semplici accessori ma veri e propri elementi narrativi.
Ma andiamo con ordine. Per decenni Hamilton ha coltivato un rapporto privilegiato con Hollywood, tanto da definirsi “The Watchmaker of Filmmakers”. I suoi orologi compaiono sul grande schermo fin dal 1932, quando fecero la loro prima apparizione in Shanghai Express, e da allora sono diventati parte dell’immaginario cinematografico, accompagnando attori e registi in pellicole iconiche. Ma il panorama dell’intrattenimento è cambiato, e con esso le strategie dei brand che vogliono restare rilevanti. Oggi il mercato dei videogiochi ha superato quello del cinema per dimensioni e capacità di generare mondi narrativi, e Hamilton ha scelto di seguirne l’evoluzione.
Negli ultimi anni il marchio ha aperto un secondo fronte, costruendo un rapporto strutturato con gli sviluppatori e arrivando a definirsi “The Watchmaker of Gamemakers”. La collaborazione con Far Cry 6 di Ubisoft (uscito a fine 2021) è l’esempio più emblematico di questa nuova direzione. Per il gioco è stato creato un modello reale, il Khaki Field Titanium Automatic Far Cry 6 Limited Edition, progettato per esistere contemporaneamente dentro e fuori dallo schermo. Nel titolo, il protagonista Dani Rojas riceve l’orologio come ricompensa per una missione, e il segnatempo non è un semplice dettaglio estetico: offre un’abilità difensiva, ha una storia legata al passato politico dell’isola immaginaria di Yara e diventa parte integrante della costruzione del mondo narrativo. Ed ecco che, come ha sottolineato il game content director di Ubisoft Toronto, il Khaki Field non è “solo una scelta di stile o una risorsa funzionale”, ma un elemento pensato per aggiungere autenticità all’esperienza di Far Cry 6.
La versione fisica del Khaki Field Titanium Far Cry 6, prodotta in 1983 esemplari in omaggio alla lore del gioco, replica fedelmente il modello digitale: cassa in titanio da 42 millimetri, quadrante nero con il “6” stilizzato, lancetta dei secondi rossa e packaging dedicato. In questo modo il confine tra oggetto narrativo e prodotto di consumo si assottiglia, permettendo al giocatore di indossare nella vita reale lo stesso orologio che accompagna il protagonista nel suo percorso. È un approccio completamente diverso dal product placement cinematografico: qui l’orologio nasce come parte dell’esperienza interattiva e solo in seguito viene tradotto in edizione limitata.
La collaborazione con Ubisoft non è rimasta un caso isolato. Dopo Far Cry 6, Hamilton ha continuato a esplorare il potenziale narrativo dei videogiochi, instaurando rapporti con studi e creativi che vedono negli oggetti di design un modo per dare profondità ai propri mondi virtuali. Una delle partnership più significative è quella con Kojima Productions, nata in occasione di Death Stranding 2: On the Beach (uscito a metà 2025). Qui l’orologio non è soltanto un accessorio estetico, ma un elemento che riflette l’immaginario visionario di Hideo Kojima. Il modello creato per il gioco, ispirato alla linea American Classic Boulton, è stato sviluppato in dialogo con l’art director Yoji Shinkawa, confermando la volontà di Hamilton di lavorare fianco a fianco con i team creativi per costruire oggetti che abbiano un ruolo coerente all’interno della narrazione.
E un altro percorso simile si ritrova anche nella collaborazione con Call of Duty, dove Hamilton ha fornito un modello della linea Khaki Field pensato per integrarsi nell’estetica militare e tattica della serie. In questo caso l’orologio diventa un segno di autenticità, un dettaglio che contribuisce a rendere credibile l’equipaggiamento dei personaggi e a rafforzare il legame tra il giocatore e l’avatar che controlla. È un modo diverso di intendere la presenza di un brand: non un’intrusione pubblicitaria, ma un tassello che arricchisce la coerenza visiva del mondo rappresentato.
Anche il franchise di Resident Evil ha scelto Hamilton per accompagnare i suoi protagonisti, confermando come il marchio sia ormai percepito dagli sviluppatori come un partner capace di dialogare con estetiche molto diverse tra loro. In Resident Evil Requiem (nono capitolo della serie Resident Evil, in uscita entro fine febbraio), gli orologi indossati dai personaggi non sono semplici accessori, ma oggetti che riflettono la loro identità, la loro storia e il tono della saga, sospesa tra horror, azione e atmosfere da thriller tecnologico.
La scelta di creare edizioni limitate dedicate ai personaggi principali dimostra come il confine tra oggetto narrativo e prodotto reale sia diventato sempre più poroso.